Sono favorevole alla tortura

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Poiché le parole sono pietre, conviene sempre misurarle.
Da queste parti ultimamente sento parlare spesso di fascismo, spesso ma non sempre a proposito.
Non è il caso di Jair Bolsonaro, l’uomo di ultradestra che domenica ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile.
Poiché Bolsonaro è un fascista a pieno titolo.

Penso ce ne siano molti altri, in Italia ad esempio, sotto le vesti di ex picchiatori trasformati in senatori. Ma, per ora, sono imboscati.

Il successo dei fascisti non è ormai un’eccezione in un continente dove la destra è da tempo all’attacco. E quella latinoamericana è una destra con le briglie sciolte, senza ritegno.

Per ora fa ancora qualche prigioniero, ad esempio Lula. Temo, lo sarà tra poco Cristina Fernandez di Kirchner in Argentina. In lista d’attesa, ma lì più che i tribunali potrebbero presto parlare i fucili, Nicolas Maduro in Venezuela.

Non è simpatico ricordarlo per chi crede che lo sviluppo economico rappresenti una sorta di cura per gli estremismi (parlo di quelli che ci credono, non dei propagandisti), che il Brasile ha un’economia quanto meno non inferiore all’Italia e molte più possibilità.

Ma limitiamoci per ora ad alcune delle frasi recenti di Bolsonaro:

“Sono a favore della tortura. Anche il popolo brasiliano lo è.” (1999, intervista televisiva).

“Non darei lavoro a uomini e donne pagando loro lo stesso salario. Ma ci sono molte donne competenti.” (2016, intervista televisiva).

“Non ti violenterei mai perché non te lo meriti.” (2003, rivolgendosi alla deputata Maria do Rosário, che lo accusava di incentivare le violenze sessuali, durante una seduta della Camera). Richiesto di una spiegazione dal giornale “Zero Hora”, precisava in serata: “Non merita di essere violentata perché è troppo sgraziata, troppo brutta.”

“Non sarei capace di amare un figlio omosessuale. Non sarò ipocrita. Preferisco che un mio figlio crepi in un incidente a vedermelo comparire da qualche parte in compagnia di un tizio coi baffi”, (2011, intervista ad una rivista).

“Non corro quel rischio perché i miei figli sono stati molto ben educati.” (2011, intervista televisiva). La domanda era: “Come reagirebbe se uno dei suoi figli s’innamorasse di una donna nera?”.

“L’afrodiscendente più magro che ho visto pesava almeno sette arroba (antica unità di peso, equivalente a 11,502 chili). Non fanno nulla. Sono del tutto simili alle mucche. Credo che ormai non servano più nemmeno per procreare.” (2017, dopo visitare un quilombo, e cioè un villaggio abitato da discendenti africani).

“Fucileremo tutta la petralhada” (2018, in riferimento ai militanti del Partito dei Lavoratori – PT – in una manifestazione elettorale nello Stato di Acre).

“Non li combatterò né li discriminerò, ma se vedo due uomini baciarsi in pubblico, lì prenderò a calci” (2002, intervista).

“Dovrebbero essere stati fucilati almeno 30 mila corrotti, iniziando dal presidente Fernando Henrique Cardoso” (1999, intervista televisiva).

“Dio è al di sopra di tutto. Non voglio nemmeno sentir parlare di Stato laico. Lo Stato è cristiano e la minoranza contraria deve andarsene. Le minoranze devono inchinarsi alle maggioranze” (2017, conferenza).

“E’ una disgrazia essere padrone in questo paese con troppi diritti per i lavoratori” (2014, intervista ad un giornale).

Visto questo piccolo campionario, sarebbe d’obbligo chiedersi chi ha votato per Bolsonaro, ma per ora rimando queste riflessioni limitandomi a precisare che il commento più adeguato, e non solo per il Brasile, mi sembra quello di Walter Benjamin: “L’ascesa del fascismo è conseguenza di una rivoluzione frustrata” (“Opere complete”, vol. VII, “Scritti 1938-1940”).

R.A. Rivas

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