Governo, Escola de samba, Carnaval

Il Presidente del Brasile Bolsonaro (al centro) in ciabatte, maglia del Palmeiras e giacca insieme a Ministri e alleati in occasione di una riunione sulla proposta di riforma delle pensioni

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“A questo punto
buonanotte all’incertezza
ai problemi, all’amarezza
sento il carnevale entrare in me.”

Sergio Bardotti, Vinicius de Moraes, “La voglia, la pazzia” (“Se ela quisesse”), 1976

Dopo due mesi di governo e sei giorni di carnevale, Jair Bolsonaro ha pubblicato un video osceno attaccando il Carnevale che l’aveva precedentemente maltrattato in tutte le sue versioni: Rio de Janeiro, San Paolo e Bahia, con lo slogan “Bolsonaro, vai a fare in culo”. Caetano Veloso lo prendeva in giro con una clip intitolata “Vietato il carnevale”[1], il PT gli consigliava di farsi visitare dallo psichiatra, qualche giurista iniziava a parlare d’impeachment. Leggi tutto “Governo, Escola de samba, Carnaval”

L’ABC della situazione venezuelana a pochi giorni dall’inizio del probabile massacro  

Il vicepresidente USA Mike Pence saluta Carlos Alfredo Vecchio, a destra, sedicente ambasciatore del Venezuela negli Stati Uniti nominato da Juan Guaidó, autoproclamatosi presidente del Venezuela. FOTO: AL DRAGO/BLOOMBERG NEWS

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“La propaganda, le urla, l’odio di una guerra arrivano invariabilmente
da coloro i quali non la stanno combattendo …”
George Orwell[1]

Scrivo questo testo ben sapendo che ogni punto di vista è solo la vista (o visione) da un determinato punto di vista e, quindi, che la testa di ognuno di noi è là dove i propri piedi si posano.

In questo senso, e solo in questo senso, riesco ad interpretare benevolmente slogan che altrimenti considererei sterili, come “Io sto con Maduro”, “Io sto con la popolazione venezuelana”, “Io sto con la democrazia”. Sterili poiché, come tutte le osservazioni “senza sé e senza ma”, ossia svuotate da ogni riferimento temporale, spaziale e analitico, equivalgono al nulla. A voler essere buono, sarebbe come dire, “a Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie… Uh! com’è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore”. Ma, aggiungo, il geniale ma in questo caso troppo ottimista Battiato, ci ricorda in seguito che “in quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore” [l’ottimista] per poi concludere che “sul ponte sventola bandiera bianca” [l’analista]. Certo, oltre alla genialità, il buon Franco è dotato di armonia[2].

L’immaginazione ci permette di viaggiare senza dover spostare i piedi dal posto che stiamo calpestando, ma non ci esime dal pensare alle conseguenze delle nostre idee e posizioni, dall’assumerci le conseguenze dell’azione propiziata sulla popolazione direttamente colpita.

Per quel che la conosco e immagino, come qualsiasi altra, la popolazione venezuelana non è fatta da kamikaze, da eroi o da aspiranti al martirio, bensì da normali persone disposte a sacrificarsi per le proprie idee con la ragionevole speranza di costruirsi un presente ed un futuro migliore e più degno.

Detto diversamente, penso che proprio quando la situazione diventa più difficile, dev’essere riaffermato e messo al centro di ogni elaborazione teorica, o di qualsiasi pretesa analitica, il rispetto alla vita in tutte le sue forme e manifestazioni.

Ma, confesso, forse lo penso solo perché ho superato da tanto i 30 inverni. Se, come credo ancora, “bisogna diffidare sempre da chi ha più di trent’anni”, posso anche accettare che considerare popoli fortunati quelli che non hanno bisogno di eroi, sia solo un segno di senilità. Detto positivamente, non sentendomi un eroe, non chiedo a nessuno di esserlo e, parafrasando Neruda, che con la chitarra in mano la musica è altra. I navigatori che persisteranno in leggere questo testo, sono quindi avvisati e mezzo salvati.

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Tra pochi giorni (23 o 26 febbraio), Juan Guaidó, autoproclamatosi presidente dal suo seggiolino per ottenuta benedizione imperiale, dovrebbe schierare i suoi miliziani al confine con la Colombia, nel tentativo di costringere le Forze Armate Bolivariane (FAB) ad aprire il confine per far passare i cosiddetti “aiuti umanitari” spediti dagli USA. “Con sprezzo del pericolo e virile energia, posseduto da singolare tenzone”, ha detto davanti ad una foresta di telecamere (in un Paese nel quale l’informazione sarebbe sotto controllo): “Gli aiuti entreranno, sì o sì”. Dopo gli applausi virtuali per cotanto ardimento televisivo, gli impagabili media (impagabili per noi, perché troppo cari), ci hanno detto – non tutti – che nel frattempo la stessa Colombia, il Brasile e l’Olanda, avevano dichiarato di avere aperto altre zone di raccolta per gli “aiuti alimentari da destinare al Venezuela”[3]. Oh yeah.

“l’aggravamento del conflitto toglie spazio alle molte voci che, anzitutto nel Venezuela, propongono di generare le condizioni perché i venezuelani possano risolvere democraticamente il loro futuro.”

Esiste sempre la possibilità che la mobilitazione delle orde guaidiste si riveli un fiasco, ma se funzionasse, ne possono derivare tre situazioni diverse.

La prima è che Guaidó abbia successo. Implicherebbe che le FAB decidano, in toto o a maggioranza, di assecondarlo. Se le FAB cedono, la caduta di Maduro sarebbe vicina, se non imminente. Non credo affatto che i suoi alleati esterni siano disponibili a correre dei rischi per salvarlo (salvo i cubani, gli unici ad averlo fatto in altre circostanze ma, anche, in un’altra epoca storica), e sia la teoria che la storia mi dicono che contro un esercito compatto le pietre e la volontà di lotta della popolazione non bastano. La Intifada, le Intifade, sono eroiche e ammirevoli, probabilmente la sola possibilità che ha per esprimersi un popolo sottomesso, schiacciato, represso e affamato, per dimostrare la sua vitalità e dignità, per far vedere anzitutto a sé stesso che merita un futuro, ma non mi sembra abbiano migliorato la sorte materiale dei palestinesi[4].

Se le FAB si dividono, ciò che segue Leggi tutto “L’ABC della situazione venezuelana a pochi giorni dall’inizio del probabile massacro  “

Il ritorno di Cuore di tenebra: dalla Poumina del Fiume Congo all’Anaconda del Rio delle Amazzoni [1]

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“Pappagallo brasiliano, il Brasile ormai è lontano
tu che libero sei nato, te lo sei dimenticato.
Parli forte e pensi piano, pappagallo brasiliano
te lo sei dimenticato parli forte e pensi piano
pappagallo brasiliano”
Vinicius de Moraes, Sergio Endrigo, “Il pappagallo”[2]

Poco dopo le 19 (ora locale), migliaia di persone congregate all’esterno
dell’appartamento di Bolsonaro a Barra de Tijuca, zona occidentale di Rio,
hanno incominciato a festeggiare. Più tardi, verso le 10,30 di sera,
a Niterói, città separata da Rio de Janeiro da un ponte di 13 chilometri,
è comparsa all’improvviso una fila di camion dell’esercito.
I militari, circondati da una folla festante che urlava “E’ tornata la dittatura!  Evviva!”, hanno festeggiato il loro presidente con le braccia rivolte al cielo.
Chi li ha convocati? Da chi hanno ricevuto l’ordine di abbandonare le caserme?

Eric Nepomucemo, “Victoria de Bolsonaro entre gritos de “¡Viva!” “¡Volvió la dictadura!”[3]

1) L’arca di Conrad era partita dall’Africa

“Solo quando i leoni si metteranno a scrivere la storia,
i cacciatori cesseranno di essere degli eroi.”
Proverbio africano

Nel 1884, i 14 Stati europei e gli Stati Uniti riuniti nella “Conferenza di Berlino”, regalarono ufficialmente a Leopoldo II del Belgio il territorio dello État indépendant du Congo (Libero Stato del Congo). Il suo regno europeo aveva 30.530 km2. La sua riserva privata di caccia africana, 2.345.000 km2.

La conferenza di spartizione dell’Africa sanciva la dislocazione dei saccheggiatori negli Stati africani. Infatti, il Leopo controllava il territorio congolese fin dal 1877.

Per riuscirci, nel 1876 aveva fondato l’”Association internationale africaine”, allo scopo di promuovere l’esplorazione e la colonizzazione dell’Africa. Quindi, l’associazione aveva ingaggiato e spedito nel Congo Henry M. Stanley, noto esploratore reso celebre dalla frase con cui aveva salutato David Livingstone sul lago Tanganica, nel 1871: “Doctor Livingstone, I presume” (“Il dottor Livingstone, suppongo”).

Certamente per puro caso, di solito ci si dimentica di aggiungere Leggi tutto “Il ritorno di Cuore di tenebra: dalla Poumina del Fiume Congo all’Anaconda del Rio delle Amazzoni [1]”

Grecia: dal saccheggio al latrocinio

DELIGNE / Gaglecartoons

“Vanno in scena due medici e uno dice all’altro:
«Sono molto contento di come ho curato un mio paziente».
«Ah, è guarito?».
«No, è morto. Ma secondo le regole…»
«Son ben sfacciati i malati a pretendere che voialtri dottori li facciate star bene»
«Verissimo!
Noi siamo tenuti solamente a trattare i clienti nelle debite forme, prendere lo stipendio, ordinare medicine, quanto al guarire, ci pensino loro!»
«Ma, che forse scopo della medicina è guarire i malati?
Noo, semmai è seguire le procedure»”

Molière[1]

Lo scorso 21 giugno l’Eurogruppo ha concesso la terza – e teoricamente ultima – tranche del “riscatto” della Grecia mettendo fine ad 8 anni di iniezioni di denaro condizionate all’applicazione implacabile del neoliberismo tramite tagli e “riforme”.

Con i 15 miliardi di euro di questa terza fase del “riscatto”, dal 2010 ad oggi sono stati trasferiti alla Grecia, 288,7 miliardi di euro.

Nelle vesti tipiche dei loro rispettivi mestieri, propagandisti politici, propagandisti giornalisti e propagandisti economisti, hanno Leggi tutto “Grecia: dal saccheggio al latrocinio”

Spigoli della quarta guerra mondiale: appunti sui femminicidi

[Immagine in evidenza: Screenshot del film Apocalypse Now Redux (2001) di Francis Ford Coppola. Elicotteri del tenente colonnello Kilgore all’attacco di un villaggio controllato dai vietcong]

[scarica l’articolo in pdf: Spigoli della Quarta Guerra Mondiale_I femminicidi]

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Estate dell’ultima guerra
non quella ma questa che c’è
ancora col culo per terra
insieme soltanto noi tre

Enzo Jannacci, “E allora andiam”, dall’albo “E allora concerto”, 1981

In Italia, non passa ormai giorno che i media non ci sputino addosso il racconto di una donna ammazzata dal marito, compagno, fidanzato, padre. È successo oggi, ieri, o nel migliore dei casi l’altro ieri. La notizia, declamata con l’enfasi e la regolarità di un orologio rotto (che comunque indica l’ora giusta due volte al giorno), suona rituale quanto il meteo show. È sorprendente ma è vero: ci siamo talmente abituati ad ascoltare questa notizia che non ci fa più saltare sulla sedia, urlare, sentire il freddo correrci sulla schiena o semplicemente incazzarci. Leggi tutto “Spigoli della quarta guerra mondiale: appunti sui femminicidi”

Ode tutta personale a Jack lo Squartatore

Come abbiamo apprezzato in molte volte di questi giorni, i grandi media finiscono sempre per giustificare tutti i fini.

Come corollario aggiungo che i grandi mezzi, oltre a giustificare, santificano tutte le azioni.

Intendo dire che per poter uccidere – mettiamo – un milione di persone, bisogna far sembrare tutto ciò che facciamo soltanto una mostra della nostra superiorità.

La strada è segnata: è necessario accumulare tanta ricchezza, tante armi, tanto potere, apparire tante volte sui giornali Leggi tutto “Ode tutta personale a Jack lo Squartatore”

Assassini seriali: Henry Kissinger

Gli amici del quartiere possono scomparire.
I cantanti della radio possono scomparire.
Quelli che sono sui giornali possono scomparire.
La persona che ami può scomparire.
Quelli che sono nell’aria possono scomparire nell’aria.
Quelli che sono per strada possono scomparire per strada.
Gli amici del quartiere possono scomparire.
Ma i dinosauri scompariranno

Charlie García, “Los dinosaurios” (“Modern Clix”, 1983)

I dinosauri di Charly – i militari – non sono scomparsi.

Solo in pochi Paesi, pochissimi tra di loro sono stati giudicati[i].

Sono sempre liberi i loro ispiratori, incluso il più importante, Henry Kissinger (“Premio Nobel per la pace” 1973).

Kissinger ebbe un ruolo centrale in tutte le atrocità commesse tra il 1969-1977. Leggi tutto “Assassini seriali: Henry Kissinger”

In memoria di Patricio Bustos Streeter

Ieri, 4 giugno 2018 è morto a Santiago, Cile, il mio amico Patricio.
L’ho conosciuto a Milano, negli anni ’80. Tutti e due eravamo stati premiati con la borsa di studio Pinochet.
Patricio faceva il medico, in un carcere milanese.
Negli Anni ‘90 è tornato con la sua famiglia in Cile, dove ha fatto parecchie cose.
Ne accenno solo tre.

Villa Grimaldi è stato il primo centro di torture dell’esercito cileno. Si stima che i torturati in questa struttura furono 4.500, tra cui la futura Presidenta del Cile, Michelle Bachelet, torturata accanto a sua madre. Gli scomparsi accertati sono 266[1]. Leggi tutto “In memoria di Patricio Bustos Streeter”

Il Putin calciatore

 

Una vita da mediano/a recuperar palloni/nato senza i piedi buoni/lavorare sui polmoni.
Una vita da mediano/con dei compiti precisi/a coprire certe zone/a giocare generosi

Ligabue, Luciano Ligabue, “Una vita da mediano”, in “Miss mondo”, 1999

Intro: Dopo essere stato ucciso da un sicario, il giornalista russo Arkadij Babchenko, rifugiato in Ucraina per sottrarsi alle minacce derivate dalle sue critiche al Cremlino, è miracolosamente risorto.

“La moglie lo aveva trovato in una pozza di sangue fuori dalla porta di casa a Kiev, lo aveva visto salire moribondo sull’ambulanza e poi i medici e la polizia erano tornati indietro per dirle che era morto durante il tragitto. Nessuno credeva davvero che le indagini avrebbero consegnato il nome di un colpevole, girava un identikit a matita. Il presunto assassino che tutti cercavano per le strade della capitale ucraina, intorno al quartiere Dnipro, era ritratto con un cappellino in testa, barba e bavero alzato”[1].

“In mattinata il premier ucraino Volodymyr Groysman aveva accusato Mosca dell’omicidio, scrivendo sul proprio profilo Facebook: «Sono sicuro che la macchina del totalitarismo russo non gli ha perdonato la sua onestà e le sue posizioni di principio»”[2]. Leggi tutto “Il Putin calciatore”

I 12 anni e un mese di solitudine di Lula

A scanso di equivoci, non pretendo di raccontare una storia obiettiva. Come già Erodoto ci spiegò, i fatti possono essere raccontati come cronaca – e allora saremmo al buon giornalismo (o al lavoro storico), oppure isolando alcuni fatti, in modo necessariamente arbitrario, per raccontare una storia. In questo caso siamo al lavoro del romanziere (o del passacarte).

Vedete voi.

Former Brazilian president Luiz Inacio Lula da Silva reacts during a meeting with intellectuals at Oi Casa Grande Theater in Rio de Janeiro, Brazil, on January 16, 2018. / AFP PHOTO / MAURO PIMENTEL

Stando alle cronache, a inizio giugno 2018 Lula ha a disposizione una bicicletta senza ruote, una TV e un pugno di libri. Bicicletta e TV sono state frutto di una lunga trattativa con i giudici. La bici gli serve per combattere l’ipertensione (gliela prescrisse un medico dopo che aveva superato un cancro), la TV gli serviva per guardare la finale del campionato di calcio giocato dal suo Corinthians, che, per la cronaca, ha vinto il campionato 2017. Per bontà dei carcerieri, l’apparecchio televisivo è rimasto all’interno dei 15 metri quadrati con bagno e finestra sbarrata che costituiscono la sua cella a Curitiba. Leggi tutto “I 12 anni e un mese di solitudine di Lula”