A proposito del compleanno di Marx

Girovagando sui 171 anni del “Manifesto Comunista”

“Le idee degli economisti e dei filosofi politici, quelle giuste e quelle sbagliate,
sono più potenti di quanto comunemente si ritenga.
In realtà il mondo è governato da poche cose al di fuori di quelle.
Gli uomini della pratica, i quali si ritengono liberi da ogni influenza intellettuale,
sono spesso schiavi di qualche economista defunto.
Pazzi al potere, odono voci nell’aria,
distillano le loro frenesie da qualche scribacchino accademico di pochi anni addietro
.”
John Maynard Keynes[1]

“Memoria” è un termine che implica molto più di una categoria filosofica utile a pensare il rapporto tra storia e oblio. Nei luoghi fisici dove l’idea di costruire il futuro ha ancora un senso, la memoria continua a non essere un concetto innocente, perché contiene una storia tanto “presente” nella vita quotidiana da non poter eluderla.

Poiché ognuno è prigioniero della propria memoria, per me il primo esempio di una storia che non può essere elusa è quello dei desaparecidos.

Scrivendo del Venezuela affermavo poco tempo fa che ogni punto di vista è la vista o visione da un punto. Penso sia sempre corretto dichiarare qual è il proprio punto di partenza e d’analisi, rifuggendo da qualsiasi pretesa di universalità che mi appare come una pretesa che si confà alla religione, non all’analisi.

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Un 12 ottobre qualsiasi, facendo finta che 526 anni siano nulla

Calendario Azteca. Foto Kim Alaniz

“Siamo venuti qui per servire a Dio e al Re, e anche per diventare ricchi”.
Bernal Díaz del Castillo, cronista della spedizione di Hernán Cortés
“Historia Verdadera de la Conquista de la Nueva España”, 1632

“Riusciremo a sterminare gli indigeni?
Verso i selvaggi di America sento una invincibile e irrimediabile ripugnanza.
Quella canaglia non è altro che pochi indigeni schifosi
che spedirei subito alla forca se ricomparissero
[…]
Vanno sterminati senza neppure perdonare i piccoli,
che possiedono già l’odio istintivo verso l’uomo civilizzato”.
Domingo Faustino Sarmiento, Presidente dell’ Argentina (1868-1874),
“El Nacional”, Buenos Aires 25/11/1876

“Oltre ai problemi specifici, i popoli indigeni abbiamo in comune
con altre classi e ceti popolari molti problemi:
povertà, emarginazione, discriminazione, oppressione, sfruttamento,
tutte prodotte dal dominio neocoloniale dell’imperialismo
e dalle classi dominanti di ogni paese”.
Dichiarazione del Vertice indigeno di Quito, 1992

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Dedico queste righe agli amerindi, in genere “signori nessuno” e al teosinte, la pianta selvatica dalla quale i contadini messicani derivarono il mais oltre 7.000 anni fa.

Tutti sanno che il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo “scopriva” le “Indie occidentali”, continente che i più chiamano America e alcuni amerindi chiamano Abya Yala.

Tutti dovremmo sapere:

a) che il “Terra alla vista” lanciato da Rodrigo de Triana all’alba di 526 anni fa, cambiò drammaticamente il corso della storia mettendo le fondamenta al mondo odierno, iniziando il processo di globalizzazione e portando alla fine accelerata delle civiltà americane originarie.

b) che la “scoperta” inaugura lo scenario di universalizzazione della cultura dell’impero allora dominante, come faranno cinque secoli dopo le tecnologie della comunicazione che hanno trasformato il pianeta in villaggio globale.

c) che nel XVI secolo, l’impero dominante era l’incipiente – ma sempre brutale – capitalismo europeo, in questo caso rappresentato dalla Spagna.

d) che lo sbarco e la successiva conquista militare da parte degli europei hanno alimentato l’espansione del capitalismo e delle sue ancelle: il “modello di vita occidentale”, la “libera impresa”, “l’economia di mercato”.

Storicamente, questo scontro di civiltà è avvenuto nel segno di un rapporto radicalmente disuguale in campo militare che ha prodotto il dominio sanguinario Leggi tutto “Un 12 ottobre qualsiasi, facendo finta che 526 anni siano nulla”