I tempi della politica e la vita, tutta, sempre

(lapresse)

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Siamo così abituati o rassegnati a perdere che abbiamo finito usando la Storia come campo metafisico di una lotta senza fine la cui stessa continuità finisce trasformandosi “nella vittoria”.

Trovo urticante la tendenza a consolarci da una sconfitta ricorrendo alla idea, banale e inesatta, che “la Storia non finisce mai”.

Se Trump e Bolsonaro vincono le elezioni, se la cultura patriarcale si rimette orgogliosamente in piedi, se le “primavere arabi” sono sconfitte Leggi tutto “I tempi della politica e la vita, tutta, sempre”

Venezuela: Il Blackout elettrico

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Il nome del gioco, sabotaggio. La modalità, guerra elettrica.

Dal pomeriggio del 7 marzo il Venezuela vive un blackout che ha lasciato senza elettricità oltre due terzi dell’intero territorio nazionale. Leggi tutto “Venezuela: Il Blackout elettrico”

Governo, Escola de samba, Carnaval

Il Presidente del Brasile Bolsonaro (al centro) in ciabatte, maglia del Palmeiras e giacca insieme a Ministri e alleati in occasione di una riunione sulla proposta di riforma delle pensioni

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“A questo punto
buonanotte all’incertezza
ai problemi, all’amarezza
sento il carnevale entrare in me.”

Sergio Bardotti, Vinicius de Moraes, “La voglia, la pazzia” (“Se ela quisesse”), 1976

Dopo due mesi di governo e sei giorni di carnevale, Jair Bolsonaro ha pubblicato un video osceno attaccando il Carnevale che l’aveva precedentemente maltrattato in tutte le sue versioni: Rio de Janeiro, San Paolo e Bahia, con lo slogan “Bolsonaro, vai a fare in culo”. Caetano Veloso lo prendeva in giro con una clip intitolata “Vietato il carnevale”[1], il PT gli consigliava di farsi visitare dallo psichiatra, qualche giurista iniziava a parlare d’impeachment. Leggi tutto “Governo, Escola de samba, Carnaval”

USA – lettera aperta di oltre 120 accademici contro l’azione del Governo sul Venezuela

Il Vicepresidente USA Mike Pence insieme a Juan Guaidó, in occasione del Summit del cosiddetto Gruppo di Lima, 25 febbraio 2019. Foto Luis Ramirez/Vizzor Image/Getty Images)

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La lettera che segue, firmata da 124 accademici, è stata indirizzata all’Ufficio di Washington per gli Affari Latinoamericani (WOLA) per esprimere la preoccupazione riguardo all’appoggio dato da questo ufficio a diversi aspetti della politica del governo Trump in Venezuela.

“La Washington Office on Latin America, fondata nel 1974, è un’organizzazione Leggi tutto “USA – lettera aperta di oltre 120 accademici contro l’azione del Governo sul Venezuela”

Il San Lorenzo de Almagro il presidente Macri e la rivista Forbes

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“Admiróse un portugués
de ver que en su tierna infancia
todos los niños en Francia
supiesen hablar francés.
«Arte diabólica es»,
dijo, torciendo el mostacho,
«que para hablar en gabacho
un hidalgo en Portugal
llega a viejo y lo habla mal;
y aquí lo parla un muchacho»”.

Nicolás Fernández de Moratín[1]

In Italia il San Lorenzo de Almagro è diventato noto da quando Papa Bergoglio se n’è dichiarato tifoso.

In Argentina è considerata una tra le squadre coi tifosi creativi. Ad esempio, composero la cosiddetta “hit dell’estate”, cantata per la prima volta il 4 febbraio 2018, durante una partita contro il Boca. Le parole dicevano semplicemente “Mauricio Macri, la puta que te parió!”

Imitato da altri tifosi, è stato cantato in recital, manifestazioni, riunioni politiche, teatri, metro e treni. Continua ad essere cantato.

Domenica scorsa, 3 marzo 2019, i tifosi del San Lorenzo sono tornati alla carica Leggi tutto “Il San Lorenzo de Almagro il presidente Macri e la rivista Forbes”

Haiti: Secoli di solitudine  

Manifestanti a Port-au-Prince, 7 febbraio 2019. Hector Retamal, AFP

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Buon Signore che ogni giorno fai risplendere su di noi il sole
e lo fai sorgere dal mare.
Che fai ruggire le tempeste e che governi i tuoni.
Signore che ti nascondi in cielo da dove ci guardi.
Il Signore vede ciò che i bianchi hanno fatto.
Il loro dio ha comandato questi crimini,
ma i nostri ci hanno dato benedizioni.
Il Buon Dio ordina vendetta.
Egli darà forza e potenza alle nostre braccia e coraggio ai nostri cuori.
Egli ci sosterrà.
Abbattiamo le immagini del dio dei bianchi,
perché è lui che fa scendere le lacrime dai nostri occhi.
Per la libertà che risuona ora nei nostri cuori.”
“Preghiera di Boukman”, Bois Cayman, vespro del 14 agosto 1791[1]

 

1 – Nel febbraio 2019 l’ennesima rivolta haitiana coincide con le celebrazioni dell’indipendenza della Repubblica Dominicana, che con Haiti divide l’isola di Hispaniola.

La sollevazione nasce da cause interne, come da secoli, ma questa volta contiene anche un elemento esterno: il tradimento del governo verso il Venezuela.

I cartelloni urlano “Nou gen dwa viv tankou moun”, vogliamo vivere come persone umane. Stramba idea per il razzismo dominante.

Sui social qualcuno protesta perché non se ne parla. Spesso, si contrappone questo silenzio all’inflazione di notizie sul Venezuela. “Lo ignorano poiché non c’è petrolio”. Ma sul Venezuela le notizie non solo sono generalmente di parte ma, in genere sono commenti. Le notizie Leggi tutto “Haiti: Secoli di solitudine  “

Quo Vadis Venezuela

I governi di Messico, Uruguay e dei paesi della Comunità dei Caraibi (CARICOM) propongono il Meccanismo di Montevideo come alternativa pacifica e democratica per il Venezuela. Photo @m_ebrard

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Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?
Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi?
Fino a che punto si spingerà [la tua] sfrenata audacia?
Marco Tullio Cicerone, 8 novembre del 63 a.C.
(Incipit ex abrupto della prima delle orazioni dette Catilinarie)

So bene che continueranno ad affliggerci a lungo ma, per stupida testardaggine, rivolgo l’incipit della prima orazione Murena al console dell’Impero Donald Trump e ai molti suoi consolini in giro per il mondo, in particolare a quelli venezuelani.

Questo intervento parte dal fatto che, da oltre una settimana, è stato superato il “D day”, ossia il sabato 23 febbraio in cui gli USA avevano pianificato l’inizio dell’occupazione del Venezuela a partire da un “concerto”.

Va da sé: il rischio non è stato superato definitivamente. L’ipotesi d’intervento sussiste ed è stata solo tamponata.

…per concludere definitivamente le ipotesi di guerra bisogna coinvolgere l’America Latina ed i Caraibi. La strada è quella indicata dal “Meccanismo di Montevideo” sostenuto da Messico, Uruguay ed i Paesi del Caricom

A chi sia interessato ad approfondire, scusandomi dell’auto-pubblicità, rimando agli interventi pubblicati sul mio blog qui e qui, dei quali riassumo solo alcune indicazioni:

1) nel Venezuela esistono tre poteri costituiti: l’Assemblea nazionale, con presidente temporale Juan Guaidó, costituita in modo Leggi tutto “Quo Vadis Venezuela”

L’assoluzione di Ernesto Cardenal

Foto: AFP

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“Detrás del monasterio, junto al camino,
existe un cementerio de cosas gastadas,
en donde yacen el hierro sarroso, pedazos
de loza, tubos quebrados, alambres retorcidos,
cajetillas de cigarrillos vacías, aserrín
y cinc, plástico envejecido, llantas rotas,
esperando como nosotros la resurrección.”
Ernesto Cardenal, Detrás del monasterio, junto al camino[1]

Con una decisione di Papa francesco, Ernesto Cardenal, sacerdote e poeta nicaraguense di 94 anni, è stato “assolto da tutte le censure canoniche” imposte 35 anni fa da Giovanni Paolo II, che l’aveva sospeso “del ministero per la sua militanza politica” nel Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN).

Il nunzio apostolico in Nicaragua, Stanislaw Waldemar Sommertag, ha comunicato che il Papa ha preso la decisione in considerazione del fatto che “il religioso ha accettato la punizione canonica che gli è stata imposta e l’ha sempre rispettata, senza svolgere alcuna attività pastorale. Inoltre, ha lasciato ogni impegno politico da diversi anni”.

Internato nell’Ospedale Vivian Pellas di Managua per una infezione renale, per la quinta volta negli ultimi 14 mesi, appena nota la comunicazione, Cardenal ha celebrato immediatamente messa dal suo letto Leggi tutto “L’assoluzione di Ernesto Cardenal”

L’ABC della situazione venezuelana a pochi giorni dall’inizio del probabile massacro  

Il vicepresidente USA Mike Pence saluta Carlos Alfredo Vecchio, a destra, sedicente ambasciatore del Venezuela negli Stati Uniti nominato da Juan Guaidó, autoproclamatosi presidente del Venezuela. FOTO: AL DRAGO/BLOOMBERG NEWS

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“La propaganda, le urla, l’odio di una guerra arrivano invariabilmente
da coloro i quali non la stanno combattendo …”
George Orwell[1]

Scrivo questo testo ben sapendo che ogni punto di vista è solo la vista (o visione) da un determinato punto di vista e, quindi, che la testa di ognuno di noi è là dove i propri piedi si posano.

In questo senso, e solo in questo senso, riesco ad interpretare benevolmente slogan che altrimenti considererei sterili, come “Io sto con Maduro”, “Io sto con la popolazione venezuelana”, “Io sto con la democrazia”. Sterili poiché, come tutte le osservazioni “senza sé e senza ma”, ossia svuotate da ogni riferimento temporale, spaziale e analitico, equivalgono al nulla. A voler essere buono, sarebbe come dire, “a Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie… Uh! com’è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore”. Ma, aggiungo, il geniale ma in questo caso troppo ottimista Battiato, ci ricorda in seguito che “in quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore” [l’ottimista] per poi concludere che “sul ponte sventola bandiera bianca” [l’analista]. Certo, oltre alla genialità, il buon Franco è dotato di armonia[2].

L’immaginazione ci permette di viaggiare senza dover spostare i piedi dal posto che stiamo calpestando, ma non ci esime dal pensare alle conseguenze delle nostre idee e posizioni, dall’assumerci le conseguenze dell’azione propiziata sulla popolazione direttamente colpita.

Per quel che la conosco e immagino, come qualsiasi altra, la popolazione venezuelana non è fatta da kamikaze, da eroi o da aspiranti al martirio, bensì da normali persone disposte a sacrificarsi per le proprie idee con la ragionevole speranza di costruirsi un presente ed un futuro migliore e più degno.

Detto diversamente, penso che proprio quando la situazione diventa più difficile, dev’essere riaffermato e messo al centro di ogni elaborazione teorica, o di qualsiasi pretesa analitica, il rispetto alla vita in tutte le sue forme e manifestazioni.

Ma, confesso, forse lo penso solo perché ho superato da tanto i 30 inverni. Se, come credo ancora, “bisogna diffidare sempre da chi ha più di trent’anni”, posso anche accettare che considerare popoli fortunati quelli che non hanno bisogno di eroi, sia solo un segno di senilità. Detto positivamente, non sentendomi un eroe, non chiedo a nessuno di esserlo e, parafrasando Neruda, che con la chitarra in mano la musica è altra. I navigatori che persisteranno in leggere questo testo, sono quindi avvisati e mezzo salvati.

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Tra pochi giorni (23 o 26 febbraio), Juan Guaidó, autoproclamatosi presidente dal suo seggiolino per ottenuta benedizione imperiale, dovrebbe schierare i suoi miliziani al confine con la Colombia, nel tentativo di costringere le Forze Armate Bolivariane (FAB) ad aprire il confine per far passare i cosiddetti “aiuti umanitari” spediti dagli USA. “Con sprezzo del pericolo e virile energia, posseduto da singolare tenzone”, ha detto davanti ad una foresta di telecamere (in un Paese nel quale l’informazione sarebbe sotto controllo): “Gli aiuti entreranno, sì o sì”. Dopo gli applausi virtuali per cotanto ardimento televisivo, gli impagabili media (impagabili per noi, perché troppo cari), ci hanno detto – non tutti – che nel frattempo la stessa Colombia, il Brasile e l’Olanda, avevano dichiarato di avere aperto altre zone di raccolta per gli “aiuti alimentari da destinare al Venezuela”[3]. Oh yeah.

“l’aggravamento del conflitto toglie spazio alle molte voci che, anzitutto nel Venezuela, propongono di generare le condizioni perché i venezuelani possano risolvere democraticamente il loro futuro.”

Esiste sempre la possibilità che la mobilitazione delle orde guaidiste si riveli un fiasco, ma se funzionasse, ne possono derivare tre situazioni diverse.

La prima è che Guaidó abbia successo. Implicherebbe che le FAB decidano, in toto o a maggioranza, di assecondarlo. Se le FAB cedono, la caduta di Maduro sarebbe vicina, se non imminente. Non credo affatto che i suoi alleati esterni siano disponibili a correre dei rischi per salvarlo (salvo i cubani, gli unici ad averlo fatto in altre circostanze ma, anche, in un’altra epoca storica), e sia la teoria che la storia mi dicono che contro un esercito compatto le pietre e la volontà di lotta della popolazione non bastano. La Intifada, le Intifade, sono eroiche e ammirevoli, probabilmente la sola possibilità che ha per esprimersi un popolo sottomesso, schiacciato, represso e affamato, per dimostrare la sua vitalità e dignità, per far vedere anzitutto a sé stesso che merita un futuro, ma non mi sembra abbiano migliorato la sorte materiale dei palestinesi[4].

Se le FAB si dividono, ciò che segue Leggi tutto “L’ABC della situazione venezuelana a pochi giorni dall’inizio del probabile massacro  “

Salvador, né destra né sinistra. Bukele prosciuga l’Fmln

Foto: Nayib Bukele festeggia l’elezione © LaPresse

Questo articolo è di Gianni Beretta, pubblicato su ilmanifesto.it il 5 febbraio 2019 e nell’edizione del 6 febbraio 2019. Lo si può considerare parte della rubrica “consigli di lettura”.

La secca affermazione di Nayib Bukele conferma anche in El Salvador il trend dei cambi radicali rispetto alla politica tradizionale. Con il 53% dei consensi ottenuto già al primo turno, l’appena 37enne di lontane origini palestinesi (che dal 1° giugno prossimo sarà il più giovane presidente latinoamericano) ha spazzato via trent’anni di sistema bipartitico scaturito dalla fine della sanguinosa guerra civile: con la destra oligarchica di Arena al governo nei primi venti; e l’ex guerriglia del Fronte Farabundo Martì (Fmln) nell’ultima decade.

CON I SUOI GIACCHETTI IN PELLE Bukele, abile impresario di marketing, viene proprio dalle file del Fmln, per il quale è stato fra il 2015 e il 2018 un buon sindaco di San Salvador (a lui si deve il riordino del fatiscente centro storico). Ma il suo fare troppo indipendente e alcuni dissidi con il partito hanno portato sconsideratamente il Fronte, poco più di un anno fa, ad espellerlo. E domenica Bukele ne ha prosciugato gran parte del bacino elettorale; grazie all’appoggio massiccio dei giovani, con i quali si relaziona certo più in rete che con i comizi.

«CON LA MIA NOMINA ci lasciamo alle spalle una volta Leggi tutto “Salvador, né destra né sinistra. Bukele prosciuga l’Fmln”