BRASILE 2018: Gli dei rendono pazzi coloro che vogliono perdere

1968: Manifestazione a Rio de janeiro contro la dittatura militare. Foto Arquivo Nacional/Correio da Manhã

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Tristeza não tem fim

“A felicidade do pobre parece
a grande ilusão do carnaval.
A gente trabalha o ano inteiro
por um momento de sonho
pra fazer a fantasia
de rei ou de pirata ou jardineira
pra tudo se acabar na quarta-feira.
Tristeza não tem fin
Felicidade, sim…”
[1]

Dal momento che le parole sono pietre, conviene sempre misurarle.

Da queste parti ultimamente si parla spesso di fascismo, penso spesso a sproposito, almeno per ora.

Di fascisti in giro ce ne molti. Si riconoscono dal piacere che vi traspare quando possono maltrattare qualcuno. Altri sono imboscati. Ad esempio, c’è un buon numero di ex picchiatori trasformati in senatori.

Non è il caso di Jair Bolsonaro, l’uomo di ultradestra che domenica 28 ottobre probabilmente diventerà presidente del Brasile. Infatti, Bolsonaro è un fascista a pieno tondo.

Il successo elettorale dei fascisti non è ormai un’eccezione in un continente dove la destra è da tempo all’attacco. E una destra con le briglie sciolte, senza ritegno. Per ora fa ancora qualche prigioniero. È avvenuto, ad esempio, con Lula. Temo avverrà tra non molto con Cristina Fernández Kirchner. E resta in lista d’attesa, ma lì più che i tribunali potrebbero parlare i fucili, Nicolas Maduro in Venezuela.

Il Brasile è la settima economia al mondo, ma non è simpatico ricordarglielo a chi crede che lo sviluppo economico rappresenti una sorta di cura per gli estremismi (parlo di quelli che ci credono, non dei propagandisti). Ma questo Leggi tutto “BRASILE 2018: Gli dei rendono pazzi coloro che vogliono perdere”

Ay Nicaragua, Nicaragüita

Il 16 ottobre 2018, Kevin Espinoza, Marlon Fonseca e Hanssel Vázquez, tre pericolosi sovversivi nicaraguensi che finora si erano travestiti da studenti, sono stati condannati ad oltre 17 anni di carcere per terrorismo nel primo dei processi contro i partecipanti alle proteste contro la coppia Ortega-Murillo.

Secondo dati ufficiali, sono almeno 300 – su 500 arrestati – i ragazzi accusati di terrorismo e crimine organizzato. La maggior parte di loro è stata arrestata da paramilitari, come i tre terroristi condannati.
Ai tre sono stati imposti 15 anni per terrorismo, 2 per traffico d’armi e 6 mesi per impedimento di pubblico servizio mediante tranques (blocchi stradali).
La sentenza prova la buona disposizione d’animo dei giudici.
Infatti, il pubblico ministero aveva chiesto per tutti e tre la pena massima: 30 anni.
Salvo la loro presenza ai cortei e blocchi stradali, nessuna prova dei reati è stata presentata. Si è quindi applicata la giurisdizione Moro nel caso Lula, ossia l’intima convinzione di colpevolezza da parte del giudice.
Insomma, si è trattato di una sentenza di cuore.
E come dice di Maio, al cuore non si comanda.

A Thomas Sankara e al suo Burkina Faso: «il Paese degli uomini integri»

Net Photo

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«Nel Burkina Faso, la nostra rivoluzione è aperta alle disgrazie di tutti i popoli.
S’inspira a tutte le esperienze umane fin dal primo soffio dell’umanità.
Vogliamo essere gli eredi di tutte le rivoluzioni del mondo,
di tutte le lotte di liberazione dei popoli del terzo mondo»
Thomas Sankara, «La libertà si conquista con la lotta»

Discurso all’Asemblea generale delle Nazioni Unite, 1984.

“Ci dicono di rimborsare il debito. Non è un problema morale.
Rimborsare o non rimborsare non è un problema d’onore perché
se noi pagheremo probabilmente moriremo,
se noi non pagheremo loro non moriranno, statene certi”. 

Marinella Correggia (a cura di), “Thomas Sankara, il presidente ribelle”,
Manifestolibri, Roma 1997

“Tutto ciò che l’uomo immagina, lo può creare”
Marinella Correggia (a cura di), “Thomas Sankara, “I discorsi e le idee”,

Edizioni Sankara, Roma 2006

Il 14 maggio 1983 Sankara, da pochi mesi primo ministro di un governo militare, interviene in una manifestazione a Bobo-Dioulasso, nel sudovest du pays. «Il primo oratore, il capo del governo, dichiarava che non ci sarebbe stato alcun rallentamento del processo di cambiamento. Decine di migliaia di persone applaudivano scandendo il suo nome. Il secondo oratore, il capo dello Stato, ne preannunciava invece una pausa. Silenzio della folla che disertava immediatamente la piazza urlando “Sankara! Sankara”!».[1]

Ormai, era evidente Leggi tutto “A Thomas Sankara e al suo Burkina Faso: «il Paese degli uomini integri»”

Lettera a Monsignor Romero

Per le strade di Panchimalco, San Salvador, El Salvador. “Anche se la pallottola assassina mi uccidesse, resusciterei nel mio popolo”. (AP Photo/Salvador Melendez)

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Il 14 ottobre 2018, Oscar Arnulfo Romero è stato canonizzato alle 10,30 del mattino da Papa Francesco, in Vaticano.

Presumo per cerchiobottismo verso i benpensanti, insieme a lui sono stati canonizzati altri 6 nuovi santi.

La RAI e le sue sorelle, non potendo fare a meno di raccontare l’evento, hanno creato automaticamente l’accoppiata Romero-Montini (Paolo VI) che, a sentir loro, sarebbero accomunati dalle sofferenze. E RAI News è arrivata a sostenere che Romero era stato ucciso dai narcos!

Ufficialmente, Romero è diventato santo perché ad anni di distanza avrebbe guarito un contadino. Come fece Wojtyla con una suora guarita dal cancro e Paolo VI con una mamma che aveva problemi per portare a termine una gravidanza.

Non tocca a me discutere i criteri di una canonizzazione, che reputo compito esclusivo dei credenti preposti, e sono comunque felice che Romero abbia avuto tale riconoscimento.

Nondimeno, segnalo che Romero era ed è santo per la sua gente, fin dallo stesso 24 marzo 1980 in cui fu assassinato dagli squadroni della morte della destra salvadoregna (come hanno riconosciuto tutti, salvo la RAI).

Non lo è diventato per i suoi veri o presunti miracoli, ma perché ha condiviso fino in fondo la fortuna, o meglio detto la sfortuna, della sua gente, garantendole riflessione, elaborazione teorica, direzione, compassione nel senso più alto, compagnia.

Enrique e Carlos Mejía Godoy, i maggiori cantanti dell’epopea sandinista (oggi conseguentemente all’opposizione di Daniel Ortega) cantano infatti “Con Farabundo e Romero”. Penso tutti lo sappiano, ma a scanso di equivoci ricordo che il riferimento è a Farabundo Martí, luogotente di Augusto Cesar Sandino e fondatore di ciò che poi diventerà il Fronte Farabundo Martí di Liberazione Nazionale, FMLN.

Conclusione: non so se Romero sia stato un santo. Non ho le conoscenze per affermarlo.

So, però, che la sua gente lo considerava tale, e tanto mi basta.

Nel 2005, per il 25 anniversario del suo assassinato scrissi un pezzo che, per omaggiarlo, riproduco a continuazione.

Lettera a Monsignor Oscar Romero in occasione del 25° anniversario del suo assassinio[1]

“Fu quando gli zingari arrivarono al mare che la gente li vide,
che la gente li vide come si presentano loro,
loro, loro gli zingari,
come un gruppo cencioso, così disuguale
e negli occhi, negli occhi impossibile,
impossibile poterli guardare.

Enzo Jannacci, “Gli zingari”, (1968)

 

Caro Monsignore, sono passati 25 anni dal tuo assassinio e tredici dalla firma degli accordi di pace che hanno messo fine alla guerra civile nel tuo paese. Leggi tutto “Lettera a Monsignor Romero”

Un 12 ottobre qualsiasi, facendo finta che 526 anni siano nulla

Calendario Azteca. Foto Kim Alaniz

“Siamo venuti qui per servire a Dio e al Re, e anche per diventare ricchi”.
Bernal Díaz del Castillo, cronista della spedizione di Hernán Cortés
“Historia Verdadera de la Conquista de la Nueva España”, 1632

“Riusciremo a sterminare gli indigeni?
Verso i selvaggi di America sento una invincibile e irrimediabile ripugnanza.
Quella canaglia non è altro che pochi indigeni schifosi
che spedirei subito alla forca se ricomparissero
[…]
Vanno sterminati senza neppure perdonare i piccoli,
che possiedono già l’odio istintivo verso l’uomo civilizzato”.
Domingo Faustino Sarmiento, Presidente dell’ Argentina (1868-1874),
“El Nacional”, Buenos Aires 25/11/1876

“Oltre ai problemi specifici, i popoli indigeni abbiamo in comune
con altre classi e ceti popolari molti problemi:
povertà, emarginazione, discriminazione, oppressione, sfruttamento,
tutte prodotte dal dominio neocoloniale dell’imperialismo
e dalle classi dominanti di ogni paese”.
Dichiarazione del Vertice indigeno di Quito, 1992

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Dedico queste righe agli amerindi, in genere “signori nessuno” e al teosinte, la pianta selvatica dalla quale i contadini messicani derivarono il mais oltre 7.000 anni fa.

Tutti sanno che il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo “scopriva” le “Indie occidentali”, continente che i più chiamano America e alcuni amerindi chiamano Abya Yala.

Tutti dovremmo sapere:

a) che il “Terra alla vista” lanciato da Rodrigo de Triana all’alba di 526 anni fa, cambiò drammaticamente il corso della storia mettendo le fondamenta al mondo odierno, iniziando il processo di globalizzazione e portando alla fine accelerata delle civiltà americane originarie.

b) che la “scoperta” inaugura lo scenario di universalizzazione della cultura dell’impero allora dominante, come faranno cinque secoli dopo le tecnologie della comunicazione che hanno trasformato il pianeta in villaggio globale.

c) che nel XVI secolo, l’impero dominante era l’incipiente – ma sempre brutale – capitalismo europeo, in questo caso rappresentato dalla Spagna.

d) che lo sbarco e la successiva conquista militare da parte degli europei hanno alimentato l’espansione del capitalismo e delle sue ancelle: il “modello di vita occidentale”, la “libera impresa”, “l’economia di mercato”.

Storicamente, questo scontro di civiltà è avvenuto nel segno di un rapporto radicalmente disuguale in campo militare che ha prodotto il dominio sanguinario Leggi tutto “Un 12 ottobre qualsiasi, facendo finta che 526 anni siano nulla”

Vite che capitano e vite da capitano [1]

      “C’era una volta un marinaio, che fece un giardino vicino al mare.
E diventò giardiniere.
      Quando c’era il giardino in fiore, il marinaio se ne andò,
per quei mari di Dio”

Antonio Machado[2]

“Dammi il coraggio per accettare quello che non posso cambiare,
la forza per cambiare quello che posso cambiare,
e la saggezza per distinguere tra le due cose”

Reinhold Niebuhr “Serenity Prayer” [3]

Articolo in pdf: Vite che capitano e vite da capitano

Probabilmente, così come capita di scontrarsi con un raffreddore, a Enzo Rossi capitò di lavorare nel Comune di Città di Castello. Senz’altro, non appena ne ebbe la possibilità scelse di occuparsi de “l’Altrapagina” a tempo Leggi tutto “Vite che capitano e vite da capitano [1]”

Sono favorevole alla tortura

Immagine: www.justificando.com

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Poiché le parole sono pietre, conviene sempre misurarle.
Da queste parti ultimamente sento parlare spesso di fascismo, spesso ma non sempre a proposito.
Non è il caso di Jair Bolsonaro, l’uomo di ultradestra che domenica ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile. Leggi tutto “Sono favorevole alla tortura”