IL PAESAGGIO SUDAMERICANO DURANTE LA TORMENTA

Da sinistra Hugo Chávez, Dilma Rousseff, José Mujica e Cristina Fernández de Kirchner, rispettivamente ex presidenti di Venezuela, Brasile, Uruguay e Argentina – ©Getty

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Scrivere sulla situazione latinoamericana oggi cercando di evitare luoghi comuni e diffusi fideismi non è semplice. Comunque ci provo, pur sapendo che il punto di partenza e l’analisi sono sempre discutibili.

Due chiarimenti metodologici:

  • l’analisi congiunturale ha sempre una valenza breve. In questo caso l’ottobre 2019;
  • salvo cenno diverso, queste osservazioni si limitano al Sudamerica. Rimando il Messico e l’America centrale e caraibica, le cui dinamiche coincidono solo occasionalmente, ad un’altra occasione.

1) Il ciclo progressista latinoamericano è nato da 2 processi: la trasformazione economica e sociale indotta dal neoliberismo e la ricomparsa di un tipo d’insorgenza, classico nel senso delle tradizioni, inedito nei soggetti e modalità della mobilitazione, la cui conseguenza principale è stata la modifica dei rapporti di forza regionali. Chiamo queste insorgenze “ribellioni popolari” per distinguerle dalle classiche rivoluzioni dell’America Latina.

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A proposito del compleanno di Marx

Girovagando sui 171 anni del “Manifesto Comunista”

“Le idee degli economisti e dei filosofi politici, quelle giuste e quelle sbagliate,
sono più potenti di quanto comunemente si ritenga.
In realtà il mondo è governato da poche cose al di fuori di quelle.
Gli uomini della pratica, i quali si ritengono liberi da ogni influenza intellettuale,
sono spesso schiavi di qualche economista defunto.
Pazzi al potere, odono voci nell’aria,
distillano le loro frenesie da qualche scribacchino accademico di pochi anni addietro
.”
John Maynard Keynes[1]

“Memoria” è un termine che implica molto più di una categoria filosofica utile a pensare il rapporto tra storia e oblio. Nei luoghi fisici dove l’idea di costruire il futuro ha ancora un senso, la memoria continua a non essere un concetto innocente, perché contiene una storia tanto “presente” nella vita quotidiana da non poter eluderla.

Poiché ognuno è prigioniero della propria memoria, per me il primo esempio di una storia che non può essere elusa è quello dei desaparecidos.

Scrivendo del Venezuela affermavo poco tempo fa che ogni punto di vista è la vista o visione da un punto. Penso sia sempre corretto dichiarare qual è il proprio punto di partenza e d’analisi, rifuggendo da qualsiasi pretesa di universalità che mi appare come una pretesa che si confà alla religione, non all’analisi.

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Il 201 compleanno di Marx e la necessità di ritornare alla “politica molecolare”

“Bacon dice che gli uomini veramente significativi hanno tanti rapporti
con la natura ed il mondo, tanti oggetti d’interesse,
che si consolano facilmente di ogni perdita.
Io non faccio parte di questi uomini significativi.
La morte del mio bambino mi ha fatto tremare così profondamente
cuore e cervello, che continuo a sentire la sua perdita come il primo giorno”.

Lettera di Karl Marx a Ferdinand Lassalle, 28 luglio 1855

Le rivoluzioni borghese hanno avuto due grandi vantaggi:

a) prima di prendere il potere politico già possedevano il potere economico

b) avevano penetrato e permeato tutto il corpo sociale con la loro concezione del mondo.

Le ipotetiche rivoluzioni proletarie non soltanto non possiedono il potere economico, ma sono sottomesse alla sua legge ferrea: la necessità da parte del proletariato di vendere la sua forza lavoro per sussistere.

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I quattro villani e la minima immoralia

In quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore.
Ho sentito degli spari in una via del centro
quante stupide galline che si azzuffano per niente
minima immoralia
minima immoralia


Franco Battiato[1]

Nei miei testi precedenti temo di non avere messo sufficientemente in chiaro due questioni che reputo essenziali sul caso Assange.

La prima è il carattere illegale dell’arresto

Il 4 febbraio 2016, il Gruppo di Lavoro dell’ONU contro gli arresti arbitrari ha stabilito che l’arresto di Assange era “arbitrario e illegale”. La sentenza, non vincolante, precisava: “I governi della Svezia e dell’Inghilterra devono garantirne la sicurezza e integrità fisica, facilitarne la libertà di movimento nel modo più spedito possibile e il pieno godimento dei diritti garantiti dalle norme internazionali riguardo il fermo di persone”[2]

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Ecuador, USA e Assange: storie e peripezie non esemplari



Lenín Moreno, presidente de Ecuador, e Paul Manafort, ex capo della campagna elettorale di Trump. (Foto: EFE/Reuters)

 “Una mattina Gregorio Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato,
nel suo letto, in un insetto mostruoso. Era disteso sul dorso, duro come una corazza,
e alzando un poco il capo poteva vedere il suo ventre bruno convesso,
solcato da nervature arcuate,
sul quale si manteneva a stento la coperta, prossima a scivolare a terra.
Una quantità di gambe, compassionevolmente sottili in confronto alla sua mole,
gli si agitava dinanzi agli occhi.

Franz Kafka[1]

1.- Il mattino del 2 aprile 2017, la Commissione elettorale ecuadoriana annunciava che Lenin Moreno aveva vinto il ballottaggio presidenziale.

La stessa sera, 2 aprile 2017, il presidente eletto da una coalizione di sinistra, si riuniva con Paul Manafort, responsabile della campagna elettorale del presidente statunitense Donald Trump tra giugno e agosto 2016, quando era stato costretto a dimettersi perché implicato in scandali di corruzione[2].

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Moreno, il traditore, ha condannato Julian Assange ad una probabile pena di morte

Assange portato fuori a forza dall’ambasciata ecuadoriana di Londra da agenti britannici. Estratto dal video dell’agenzia russa Ruptly

                                                                                  “Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì”

Augusto Monterossa[1]


L’11 aprile 2019 è stata una giornata funesta, per i libici, per i profughi, per le tante popolazioni abbandonate da Dio e perseguitate dagli uomini, e per l’informazione.

La cattura di Julian Assange – grazie alla complicità del presidente dell’Ecuador, Lenin Moreno – ha creato un penoso precedente per la violazione impune dei diritti umani, del diritto d’asilo, della libertà di stampa, della cittadinanza ecuadoregna, della sovranità nazionale, della legalità diplomatica, della democrazia, della pace e delle libertà.

Mai alcuna polizia si era spinta fino a prendere un esule da un’ambasciata. Nemmeno quella dei governi Pinochet, Videla o Banzer. E ne parlo con conoscenza di causa.

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Nasrin Sotoudeh e l’Inquisizione iraniana

Nasrin Sotoudeh, in un cartello nel centro di Parigi. | REUTERS

“«Se non fossi una strega direi che la situazione sembra stregata» si lamentava Ecate in occasione di un recente incontro al vertice avvenuto nella villa sul Mediterraneo.
«Ci logoriamo di lavoro per far sì che gli uomini siano convinti che esiste
una unica visione della realtà, cioè la propria;
li suggestioniamo fino a persuaderli di sapere con assoluta certezza
cosa c’è nella testa degli altri, in modo che ogni verifica appaia inutile.
Eppure c’è sempre qualcuno che esce dai ranghi e rovina tutto»”
Paul Watzlawick[1]

Il vocalista dei “Queen”, Freddie Mercury, era un noto seguace dello zoroastrismo, per secoli la religione dominante in quasi tutta l’Asia centrale, dal Pakistan all’Arabia Saudita, fino alla nascita e diffusione della religione islamica nel VII secolo. Tra le più antiche religioni viventi è la più importante e nota dell’Iran antico o preislamico. Prende il nome dal fondatore Zoroastro (Zarathustra), vissuto in Persia probabilmente tra il X ed il VII-VI secolo a.C., e ha avuto ampia influenza su diverse altre religioni, tra cui il giudaismo e il Cristianesimo.

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Tracce incancellabili: il primo intervento umanitario della modernità

Un elicottero francese distribuisce cibo a rifugiati albanesi forzati a uscire dal Kosovo, Aprile 1999. (Jerome Delay/Associated Press)

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“Ma, di sicuro, i sicari non perdono occasione
per dichiarare pubblicamente il loro impegno
a facilitare un dialogo di sincera distensione
che permetta definire una cornice
che garantisca le premesse minime,
che faciliti le spinte
atte a creare un punto di partenza solido e capace,
da est a ovest e da sud a nord,
sul quale stabilire le basi di un trattato d’amicizia
che contribuisca a mettere le basi
di una piattaforma sulla quale edificare,
un radioso futuro, di amore e pace”.

Joan Manuel Serrat[1]

 

Il 24 marzo 1999 la NATO spediva un ultimatum a Slobodan Milošević, presidente della Repubblica Federale di Jugoslavia, molto simile ai recenti ultimatum di John Bolton a Nicolás Maduro: O te ne vai subito dal Kosovo o dovremmo passare all’intervento umanitario.

Allora gli USA comandavano il mondo senza contrappesi, Bill Clinton presiedeva gli USA[2], la Russia diretta dall’ubriacone Boris Eltsin era sull’orlo della disintegrazione[3], in Italia il capo del governo era Massimo D’Alema, “il primo comunista (ex) a capo del governo italiano”[4].

Francesco Cossiga, allora Presidente della repubblica, raccontava così l’ascesa di Massimo D’Alema:

“Ho dato vita all’operazione più ardita contribuendo a portare a Palazzo Chigi il primo postcomunista.

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La mano invisibile del mercato e altre storie venezuelane

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“Il nevrotico e il perverso stanno allo schizofrenico come
il bottegaio sordido al grande avventuriero”.

 “L’amore, il lavoro e la conoscenza sono le fonti della nostra vita.
Dovrebbero anche governarla”.

Wilhelm Reich[1]

Lunedì 25 marzo a distanza di pochi giorni dal primo, il Venezuela ha subito un secondo blackout elettrico. Secondo l’opposizione, è colpa della corruzione. E ora linea al nostro inviato a Coverciano per le ultime notizie sull’allenamento della nazionale in vista della partita col Liechtenstein.

Potrei avere sbagliato qualcosina, ma sostanzialmente questo è stato il racconto fatto al TG1 delle 20,00. Si parlava dell’ennesimo attentato alla vita di oltre 32 milioni di venezuelani.

Invecchiando, sono diventato più accondiscendente. E allora, mi viene da pensare che, forse, era prevista qualche acuta riflessione sull’incapacità e corruzione dei venezuelani (di quelli di Maduro, ovvio), ma lo speaker si è vergognato di leggerla. A me capitava una cosa simile da piccolo, ad esempio quando mia madre mi diceva “Caro, fai vedere alle mie amiche quanto sei bravo a suonare Fra Campanaro”.

Oltre a chiedere scuse alla mia vecchia per averla accostata a questa gente, vorrei dare un consiglio ai nostri Leggi tutto “La mano invisibile del mercato e altre storie venezuelane”

Venezuela: i 4 cani da Guerra di Trump

Elliott Abrams, John Bolton, Mike Pompeo e Marco Rubio, i quattro cani da guerra di Trump. France 24

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“Quattro cani per strada.
Il primo è un cane di guerra”

Francesco de Gregori[1]

 

Il 25 gennaio 2019, Mike Pompeo, Segretario di Stato statunitense, ex direttore della CIA, e nostro “primo cane da guerra”, ha reso noto che Elliot Abrams (il “secondo cane da guerra”) era stato nominato responsabile dell’equipe incaricata di restaurare la democrazia nel Venezuela. “È un uomo di pensiero realista, con una lunga esperienza sui diritti umani”.

Sulla lunga esperienza si potrebbe dire “dipende, tutto dipende, da che punto guardi il mondo tutto dipende”[2].

Il 2 febbraio 2017 Leggi tutto “Venezuela: i 4 cani da Guerra di Trump”