Il problema non è l’economia. Il problema è il potere

 

“A cosa serve scrivere misurando ogni frase,
a cosa serve pesare ogni azione, ogni gesto che spieghi la condotta
se il giorno dopo i giornali, i consiglieri, le agenzie,
i poliziotti travestiti,
i consulenti del gorilla, gli avvocati dei trust,
s’incaricheranno della versione più adeguata per il consumo d’innocenti o d’ingordi, fabbricheranno ancora una volta la bugia che si diffonde, il dubbio che s’installa,
e tanta buona gente in tanto paese e in tanta campagna di tanta terra nostra
che apre il suo giornale e cerca la sua verità, si ritrova
con la bugia truccata, il cibo al punto giusto, e va ingoiando
saliva prefabbricata, merda in pulite colonne […]
Siamo nell’ora degli sciacalli e delle iene.
Gli sciacalli vengono per le nostre ricchezze,
le iene per quanto avanzi dal festino”.

Julio Cortázar[1]

 

Uno dei presupposti più importanti della dominante teoria economica convenzionale afferma che i salari aumentano quando migliora la produttività del lavoro. Presentata come una legge economica, tutta la politica ne deduce che non esiste alternativa: bisogna applicare politiche orientate a facilitare la crescita della produttività. Leggi tutto “Il problema non è l’economia. Il problema è il potere”

I fatti e le parole. La letteratura del potere all’arrembaggio

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“Ma, vinceremo babbo?”
”Certo che sì, figliolo. E tutto sarà terminato mentre sarai ancora a letto.”
”Perché?”
”Perché in caso contrario, gli elettori del signor Bush diventeranno molto impazienti
e dopo tutto potrebbero decidere di non tornare a votarlo.”
”E uccideranno molta gente, babbo?”
”Nessuno che tu conosca, tesoro. Solo stranieri.”
John Le Carré[1]

Kylix (coppa greca di vino in ceramica), ca. 515 a.C., Museo Archeologico Nazionale di Madrid

Osservando le povere immagini dello stitico dibattito italiano sull’immigrazione, mi è venuto in mente che nei tempi antichi nessuna forma di feticismo è stata mai esente da una narrazione che lo percorresse dalla testa ai piedi, ma, anche, che nella definizione del feticismo stesso l’immagine occupava il ruolo centrale. Leggi tutto “I fatti e le parole. La letteratura del potere all’arrembaggio”

Spigoli della quarta guerra mondiale: appunti sui femminicidi

[Immagine in evidenza: Screenshot del film Apocalypse Now Redux (2001) di Francis Ford Coppola. Elicotteri del tenente colonnello Kilgore all’attacco di un villaggio controllato dai vietcong]

[scarica l’articolo in pdf: Spigoli della Quarta Guerra Mondiale_I femminicidi]

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Estate dell’ultima guerra
non quella ma questa che c’è
ancora col culo per terra
insieme soltanto noi tre

Enzo Jannacci, “E allora andiam”, dall’albo “E allora concerto”, 1981

In Italia, non passa ormai giorno che i media non ci sputino addosso il racconto di una donna ammazzata dal marito, compagno, fidanzato, padre. È successo oggi, ieri, o nel migliore dei casi l’altro ieri. La notizia, declamata con l’enfasi e la regolarità di un orologio rotto (che comunque indica l’ora giusta due volte al giorno), suona rituale quanto il meteo show. È sorprendente ma è vero: ci siamo talmente abituati ad ascoltare questa notizia che non ci fa più saltare sulla sedia, urlare, sentire il freddo correrci sulla schiena o semplicemente incazzarci. Leggi tutto “Spigoli della quarta guerra mondiale: appunti sui femminicidi”

Assassini seriali: Henry Kissinger

Gli amici del quartiere possono scomparire.
I cantanti della radio possono scomparire.
Quelli che sono sui giornali possono scomparire.
La persona che ami può scomparire.
Quelli che sono nell’aria possono scomparire nell’aria.
Quelli che sono per strada possono scomparire per strada.
Gli amici del quartiere possono scomparire.
Ma i dinosauri scompariranno

Charlie García, “Los dinosaurios” (“Modern Clix”, 1983)

I dinosauri di Charly – i militari – non sono scomparsi.

Solo in pochi Paesi, pochissimi tra di loro sono stati giudicati[i].

Sono sempre liberi i loro ispiratori, incluso il più importante, Henry Kissinger (“Premio Nobel per la pace” 1973).

Kissinger ebbe un ruolo centrale in tutte le atrocità commesse tra il 1969-1977. Leggi tutto “Assassini seriali: Henry Kissinger”

Cronaca non troppo seria su crisi, moltiplicazioni, differenziali e olocausti, nel giorno formalmente dedicato alla infanzia

Il mondo è un luogo pericoloso.
Non a cause delle persone che compiono azioni malvagie,
ma a causa di quelle che osservano senza far nulla.

Albert Einstein, “Why Socialism”, “Monthly Review”, New York maggio 1949.

Dopo le gravi e non troppo serie giornate dedicate a Mattarella, Di Maio, Salvini, Cottarelli e un tal Martina, “a me – avrebbe cantato Gaber – mi è venuta la colite, c’ho lo spasmo intestinale”. Purtroppo, nessuno di questi canta. Essendo meno poetico, pur conoscendo i rischi di trangugiare informazioni, illustrati da Miguel de Cervantes e don Chisciotte, mi sono venute delle strambe idee. Colpa dei primi caldi estivi o, più probabilmente, poiché essendo fatto male mi sento a disagio dal dover sorbirmi intere edizioni dei TG dedicate a un così lodevole problema e a così scottanti personaggi (certo, solo il mio masochismo mi costringe a seguirli).

Il mio disagio aumenta dopo avere letto che oggi, 1° giugno, Giornata internazionale dei bambini, secondo Save the Children 1,2 miliardi di bambini sotto i 5 anni “rischiano di soffrire le conseguenze della malnutrizione, di non andare a scuola e ricevere un’istruzione o di essere costretti a lavorare o a sposarsi troppo presto”. Leggi tutto “Cronaca non troppo seria su crisi, moltiplicazioni, differenziali e olocausti, nel giorno formalmente dedicato alla infanzia”

Più carcere gratis per tutti

Negli Stati Uniti, la politica carceraria è un ingranaggio fondamentale del sistema economico. I carcerati lavorano per multinazionali miliardarie.

Le carceri, infatti, sono il terzo datore di lavoro del Paese, dietro solo alla General Motors e a Wall Mart.

Dalla loro privatizzazione, sono diventate un affare moto redditizio. Ci vive il 25% dei carcerati del mondo anche se la popolazione degli USA è solo il 5% di quella mondiale. Leggi tutto “Più carcere gratis per tutti”

Il reddito di cittadinanza, la rivoluzione digitale, le apocalissi e gli apocalittici (VI)

Viviamo tempi in cui risulta terrificante essere vivi:
oggi è difficile pensare gli esseri umani come esseri razionali, dovunque dirigiamo lo sguardo vediamo brutalità e stupidità. Sembrerebbe persino che non ci sia altro da vedere; dovunque prevale una discesa verso la barbarie che siamo incapaci di evitare.
Ma penso che pur se è vero che esiste un deterioramento generale dei nostri comportamenti, proprio perché le circostanze sono terrificanti restiamo ipnotizzati e non ci accorgiamo – o se lo facciamo gli restiamo importanza – dell’esistenza di forze altrettanto potenti di natura contraria: le forze della ragione, della sensatezza e della civiltà.

Doris Lessing, “Le prigioni che abbiamo dentro. 5 lezioni sulla libertà”, Minimum Fax, Roma 1988

 

Le principali cause del deterioramento della situazione sociale italiana sono i rapporti di potere e di genere esistenti. Il determinismo tecnologico è un argomento alternativo per provare a nascondere questa realtà. Leggi tutto “Il reddito di cittadinanza, la rivoluzione digitale, le apocalissi e gli apocalittici (VI)”

Il reddito di cittadinanza, la rivoluzione digitale, le apocalissi e gli apocalittici (V)

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” (Lucio Annea Seneca, 62-65)

Assistiamo allo scontro tra due logiche contrapposte.
Quella tra la logica dell’individualismo, del profitto a qualsiasi costo, della concorrenza e della lotta di tutti contro tutti, e la logica della solidarietà, dei beni comuni, del servizio pubblico.
A questo scontro è impossibile non prendere parte.
Bisogna scegliere tra una logica competitiva implacabile – «l’alito gelato della società mercantile», scriveva Benjamin – e l’alito caldo della solidarietà e del bene pubblico

Daniel Bensaïd, “Les Irréductibles”,  2001.

Oltre vent’anni fa, Giorgio Gaber si chiedeva “cos’è la destra, cos’è la sinistra”. Mancando ancora una definizione condivisa, è d’obbligo constatare che l’accettazione acritica del dogma neoliberista da parte di personaggi che, curiosamente, ancora molti continuano a considerare progressisti – Clinton negli Stati Uniti, Blair nel Regno Unito, Schröder in Germania, Hollande e Valls in Francia, Rodríguez Zapatero in Spagna, Renzi in Italia – li ha portati ad adottare in pieno la spiegazione neoliberista della crisi sociale, così attribuendola alle trasformazioni tecnologiche. È avvenuto malgrado lo stesso FMI abbia dovuto riconoscere: “Negli ultimi decenni quasi un quinto della popolazione mondiale, ha regredito. Si può affermare che si tratta di uno dei più grandi fallimenti economici del XX secolo”. Leggi tutto “Il reddito di cittadinanza, la rivoluzione digitale, le apocalissi e gli apocalittici (V)”

Il reddito di cittadinanza, la rivoluzione digitale, le apocalissi e gli apocalittici (IV)

“Meglio tenere la bocca chiusa e sembrare stupido che aprirla e dissipare il dubbio” (Mark Twain)

“Tra tutti i topi Josephine è l’unica a cantare e, quando lo fa, ogni animale si      ferma ad ascoltare.
In realtà Josephine, convinta di cantare, semplicemente fischia, come tutti gli altri topi, anzi, forse persino peggio, ma solo lei, forse perché matta o arrogante, folle o geniale, si separa dalla miseria, consacrando tutta sé stessa al suo flebile canto indisponente.
Il suo allora diventa un fischio che scioglie le catene del quotidiano e consente al popolo dei topi un’esperienza liberata dalla fatica del sudore del pane e della sopravvivenza.
Non importa che sia una topolina arrogante, faccia le scene, crei persino pericoli per i suoi simili … Arte o natura? Caducità o eternità? Piattezza o elevazione? O non piuttosto che il popolo, nella sua saggezza, abbia collocato il canto di Josephine così in alto proprio perché in tal modo non potesse andar perduto?”

Franz Kafka, “Giuseppina la cantante ossia il popolo dei topi” 1924

I dati – l’evidenza scientifica esistente – mettono in dubbio che la rivoluzione robotica sia stata una delle cause importanti del deterioramento del mercato del lavoro.

Il primo fondamento moderno della tesi sulla scomparsa del lavoro si trova in un lavoro dei professori Carl Benedikt Frey e Michael A. Osborne dell’Università di Oxford, pubblicato il 17 settembre 2013 col titolo “The Future of Employment: How susceptible are jobs to computerisation?”. Secondo gli autori, in base ai loro studi il 47% dei posti di lavoro negli USA sono a rischio di scomparsa in seguito all’introduzione di nuove tecniche digitali come la computerizzazione dei posti di lavoro, Leggi tutto “Il reddito di cittadinanza, la rivoluzione digitale, le apocalissi e gli apocalittici (IV)”

Parole contro la pace

Erich Mühsam era un poeta ebreo tedesco vittima dal nazismo. Nel 1933 venne arrestato e incarcerato. Per esercitarsi – eravamo solo agli inizi del nazionalsocialismo e il loro allenamento era, ancora, fondamentalmente teorico – i suoi torturatori decisero di immettere nella sua cella uno scimpanzé che avevano rubato dal laboratorio di uno scienziato, anche lui ebreo, anche lui agli arresti.
Come parte del loro allenamento pratico, e per poter esercitarsi nella malvagità, i soldati nazisti si aspettavano che la scimmia aggredisse Mühsam il quale, secondo gli storici, era in condizioni fisiche estremamente penose.
Invece, prendendo alla sprovvista i sorpresi aguzzini, lo scimpanzé abbracciò il prigioniero, assunse un atteggiamento protettivo e cercò di lenire il suo dolore leccandogli le ferite.
Infuriati dalla pietà dimostrata dall’animale, i torturatori lo torturarono e lo uccisero. E sebbene, forse, non riuscirono ad esercitarsi, probabilmente riuscirono a divertirsi.
Da quel povero scimpanzé impariamo che, quantomeno nel caso del poeta ebreo tedesco, la pietà è una qualità animale che si esercita senza che la specie abbia la benché minima importanza.
Impariamo, anche, che probabilmente il suo atteggiamento era dovuto al fatto che Mühsam si ritrovava in penose condizioni di salute, il che non avveniva con altri esseri umani con i quali l’animale aveva avuto rapporti, e che – forse – questa condizione risvegliò in lui sentimenti di pietà.
 Infine, indipendentemente del fatto che, per antonomasia, il nazismo sia l’immagine del male e una tra le rappresentazioni più brutali di ciò che è in grado di essere l’essere umano, impariamo che il male è condizione innata in molti tra questi esseri umani: lo scimpanzé è stato ucciso per non rispettare il suo presunto compito, e perché la sua pietà si collocava in una posizione apertamente contraddittoria con tutta la filosofia nazista (perché, in fin dei conti, sempre di filosofia e di condizione umana si trattava). Leggi tutto “Parole contro la pace”