A proposito del compleanno di Marx

Girovagando sui 171 anni del “Manifesto Comunista”

“Le idee degli economisti e dei filosofi politici, quelle giuste e quelle sbagliate,
sono più potenti di quanto comunemente si ritenga.
In realtà il mondo è governato da poche cose al di fuori di quelle.
Gli uomini della pratica, i quali si ritengono liberi da ogni influenza intellettuale,
sono spesso schiavi di qualche economista defunto.
Pazzi al potere, odono voci nell’aria,
distillano le loro frenesie da qualche scribacchino accademico di pochi anni addietro
.”
John Maynard Keynes[1]

“Memoria” è un termine che implica molto più di una categoria filosofica utile a pensare il rapporto tra storia e oblio. Nei luoghi fisici dove l’idea di costruire il futuro ha ancora un senso, la memoria continua a non essere un concetto innocente, perché contiene una storia tanto “presente” nella vita quotidiana da non poter eluderla.

Poiché ognuno è prigioniero della propria memoria, per me il primo esempio di una storia che non può essere elusa è quello dei desaparecidos.

Scrivendo del Venezuela affermavo poco tempo fa che ogni punto di vista è la vista o visione da un punto. Penso sia sempre corretto dichiarare qual è il proprio punto di partenza e d’analisi, rifuggendo da qualsiasi pretesa di universalità che mi appare come una pretesa che si confà alla religione, non all’analisi.

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La mano invisibile del mercato e altre storie venezuelane

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“Il nevrotico e il perverso stanno allo schizofrenico come
il bottegaio sordido al grande avventuriero”.

 “L’amore, il lavoro e la conoscenza sono le fonti della nostra vita.
Dovrebbero anche governarla”.

Wilhelm Reich[1]

Lunedì 25 marzo a distanza di pochi giorni dal primo, il Venezuela ha subito un secondo blackout elettrico. Secondo l’opposizione, è colpa della corruzione. E ora linea al nostro inviato a Coverciano per le ultime notizie sull’allenamento della nazionale in vista della partita col Liechtenstein.

Potrei avere sbagliato qualcosina, ma sostanzialmente questo è stato il racconto fatto al TG1 delle 20,00. Si parlava dell’ennesimo attentato alla vita di oltre 32 milioni di venezuelani.

Invecchiando, sono diventato più accondiscendente. E allora, mi viene da pensare che, forse, era prevista qualche acuta riflessione sull’incapacità e corruzione dei venezuelani (di quelli di Maduro, ovvio), ma lo speaker si è vergognato di leggerla. A me capitava una cosa simile da piccolo, ad esempio quando mia madre mi diceva “Caro, fai vedere alle mie amiche quanto sei bravo a suonare Fra Campanaro”.

Oltre a chiedere scuse alla mia vecchia per averla accostata a questa gente, vorrei dare un consiglio ai nostri Leggi tutto “La mano invisibile del mercato e altre storie venezuelane”

Il maiale Napoleone e i polli di Renzo (I)

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Introduzione

                                               “Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano
 d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i
                                                           pensieri che gli passavan a tumulto per la mente.
Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione,
ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi,
dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate;
le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra,
come accade troppo sovente tra compagni di sventura”.

Alessandro Manzoni, “I promessi sposi”, 1840[1]

AVVISO N. 1

“Achtung! Banditi! Avviso allo 0,1% della popolazione mondiale (7,5 milioni di persone):

Per impedire che gli altri 7,5 miliardi di terricoli si accorgano dell’assalto a mano armata che stiamo perpetrando contro di loro, abbiamo messo in piedi uno spettacolino. I nostri scienziati lo chiamano distrazione. Si modifica a seconda delle latitudini ma la sostanza non cambia. Non avete motivi da avere paura ma fate finta di crederci. Consigliamo di essere contagiosi. Iniettare paura è un ottimo viatico per comandare: Se qualcuno teme di essere sgozzato e poi scopre che si limitano a rubargli la casa, la terra, il lavoro o i suoi risparmi, si sentirà sollevato. Gli è andata bene, è ancora vivo e mentre c’è vita c’è speranza!

Per ora, nel Nord ci limitiamo alla guerra ideologica. Nel Sud abbiamo già dato inizio ai primi vagiti dell’Ordine nuovo”.

AVVISO N. 2

“Cari compagni: dopo aver cacciato il signor Jones dalla nostra fattoria, durante un breve periodo siamo riusciti a far prevalere la democrazia animale o, quantomeno, forme di convivenza animaliste fondate sul principio «da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni». Poi però, si è scatenata la dittatura dei maiali capeggiati da Napoleone, il suino più feroce, e ci siamo dovuti limitare ad osservare esterrefatti i nostri ex sodali usare la frusta esattamente come faceva l’antico padrone. Hanno pure provveduto a sostituire il nostro leggendario motto «Tutti gli animali sono uguali», col ridicolo slogan «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri»”.[2]

Per la storia ufficiale, capitalismo e democrazia sono un binomio inseparabile. Questo accoppiamento ha tanto senso quanto ne avrebbe attribuire l’invenzione della pioggia a Vespasiano[3].

Eppure, ha avuto successo, anche perché, nonostante la democrazia sia una conquista popolare, la sinistra ha tranquillamente accettato questa identificazione. Anzi, spesso ha confuso – e continua a confondere – la democrazia col capitalismo. In questo senso è una sinistra certa del fatto Leggi tutto “Il maiale Napoleone e i polli di Renzo (I)”

Gilet gialli

La libertà che guida il popolo (Eugène Delacroix) abbigliata di gilet giallo, sulla pagina facebook “Gilet jaune”• Crediti: Sébastien Février

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“Non so che cosa accadde, perché prese la decisione,
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore”…

 Francesco Guccini, “La locomotiva”, 1972

Ho scritto questi appunti senz’altra pretesa che contribuire ad una discussione che reputo sana.

Da diverse settimane, le manifestazioni dei gilet gialli in Francia, ormai estese al Belgio, dominano la scena politica internazionale.

A sinistra si discute sulla loro collocazione politica e, quindi, sul carattere del loro movimento. Rivoluzione o ribellione? È possibile una rivoluzione senza un programma rivoluzionario? Senza un partito? E se non è una rivoluzione, allora cos’è?

Mi pare opportuno partire facendo un breve riferimento al Messico.

Non è per esotismo. Il fatto è che il Messico è quel Paese dove si sono vissute più rivolte e rivoluzioni negli ultimi 200 anni.

Se qualcuno ha dei dubbi al riguardo, consulti Wikipedia.

Nel Messico, come dovunque, i programmi delle élite rivoluzionarie hanno sempre puntato ad una società e ad una organizzazione politica future.

Invece, i gesti, le azioni, i metodi di lotta dei popoli indigeni, rispondevano agli insulti, le umiliazioni, la rapina costante subita da loro stessi e dai loro antenati. Si nutrivano di queste esperienze ereditate e ripetute fino al presente delle loro vite.

Intendo dire che la ribellione sorge dal passato e da questo prende le sue ragioni, i suoi motivi ed i suoi metodi. Che è sempre eredità e genealogia.

E intendo dire che la rivoluzione che ne deriva – perché non esiste rivoluzione senza Leggi tutto “Gilet gialli”

Su economisti saggi, pervicaci ignoranti e saggi economisti asserviti all’1 per cento

“Sólo le pido a Dios, que la guerra no me sea indiferente.
Es un monstruo grande y pisa fuerte, toda la pobre inocencia de la gente”
León Gieco, “Sólo le pido a Dios”[1]

 

Giorni fa la viceministra dell’economia, Laura Castelli, durante una discussione in TV con l’ex ministro Padoan ha sostenuto alcune idee sull’economia degne di una laurea per corrispondenza nell’università del Trota Bossi[2].

Cogliendo al balzo l’evidente ignoranza della vice grillina, tutti i commenti hanno pure evidenziato l’indiscussa scienza di Padoan. Era come se un tizio delle assicurazioni intendesse insegnare a guidare la macchina a Sebastian Vettel e io volessi impartire lezioni di disegno a Pablo Picasso.

Che la ministra non sappia nulla d’economia mi sembra ovvio.

Ma, se osservo i risultati, che Padoan sia un esimio economista, non mi pare così ovvio. Afferma l’evangelista Matteo: “Dai loro frutti li riconoscerete … Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e buttato nel fuoco” (Mt 7, 15-20).

Non voglio mettere in discussione gli studi formali ma affermare che non c’è accordo sui frutti che una buona economia dovrebbe raccogliere. Aggiungo: mi sorprendono coloro, e sono tanti, che continuano pervicacemente a credere che ripetendo le politiche praticate Leggi tutto “Su economisti saggi, pervicaci ignoranti e saggi economisti asserviti all’1 per cento”

Grecia: dal saccheggio al latrocinio

DELIGNE / Gaglecartoons

“Vanno in scena due medici e uno dice all’altro:
«Sono molto contento di come ho curato un mio paziente».
«Ah, è guarito?».
«No, è morto. Ma secondo le regole…»
«Son ben sfacciati i malati a pretendere che voialtri dottori li facciate star bene»
«Verissimo!
Noi siamo tenuti solamente a trattare i clienti nelle debite forme, prendere lo stipendio, ordinare medicine, quanto al guarire, ci pensino loro!»
«Ma, che forse scopo della medicina è guarire i malati?
Noo, semmai è seguire le procedure»”

Molière[1]

Lo scorso 21 giugno l’Eurogruppo ha concesso la terza – e teoricamente ultima – tranche del “riscatto” della Grecia mettendo fine ad 8 anni di iniezioni di denaro condizionate all’applicazione implacabile del neoliberismo tramite tagli e “riforme”.

Con i 15 miliardi di euro di questa terza fase del “riscatto”, dal 2010 ad oggi sono stati trasferiti alla Grecia, 288,7 miliardi di euro.

Nelle vesti tipiche dei loro rispettivi mestieri, propagandisti politici, propagandisti giornalisti e propagandisti economisti, hanno Leggi tutto “Grecia: dal saccheggio al latrocinio”

Il problema non è l’economia. Il problema è il potere

 

“A cosa serve scrivere misurando ogni frase,
a cosa serve pesare ogni azione, ogni gesto che spieghi la condotta
se il giorno dopo i giornali, i consiglieri, le agenzie,
i poliziotti travestiti,
i consulenti del gorilla, gli avvocati dei trust,
s’incaricheranno della versione più adeguata per il consumo d’innocenti o d’ingordi, fabbricheranno ancora una volta la bugia che si diffonde, il dubbio che s’installa,
e tanta buona gente in tanto paese e in tanta campagna di tanta terra nostra
che apre il suo giornale e cerca la sua verità, si ritrova
con la bugia truccata, il cibo al punto giusto, e va ingoiando
saliva prefabbricata, merda in pulite colonne […]
Siamo nell’ora degli sciacalli e delle iene.
Gli sciacalli vengono per le nostre ricchezze,
le iene per quanto avanzi dal festino”.

Julio Cortázar[1]

 

Uno dei presupposti più importanti della dominante teoria economica convenzionale afferma che i salari aumentano quando migliora la produttività del lavoro. Presentata come una legge economica, tutta la politica ne deduce che non esiste alternativa: bisogna applicare politiche orientate a facilitare la crescita della produttività. Leggi tutto “Il problema non è l’economia. Il problema è il potere”

Un affare certo, equo, sostenibile e di grande avvenire

Sulla luna, per piacere/non mandate un generale:
ne farebbe una caserma/con la tromba e il caporale.
Non mandateci un banchiere/sul satellite d’argento,
o lo mette in cassaforte/per mostrarlo a pagamento.
Non mandateci un ministro/col suo seguito di uscieri:
empirebbe di scartoffie/i lunatici crateri.

Gianni Rodari, “Sulla luna”, “Filastrocche in cielo e in terra” (Einaudi, 1960)

Considerando:

  • la nostra sintonia col “governo del cambia-mento”, in particolare col suo molto onorevole ministro degli interni;
  • che, Maroni dixit, non è sempre semplice cacciare via velocemente migliaia di emigrati (?).

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Cronaca non troppo seria su crisi, moltiplicazioni, differenziali e olocausti, nel giorno formalmente dedicato alla infanzia

Il mondo è un luogo pericoloso.
Non a cause delle persone che compiono azioni malvagie,
ma a causa di quelle che osservano senza far nulla.

Albert Einstein, “Why Socialism”, “Monthly Review”, New York maggio 1949.

Dopo le gravi e non troppo serie giornate dedicate a Mattarella, Di Maio, Salvini, Cottarelli e un tal Martina, “a me – avrebbe cantato Gaber – mi è venuta la colite, c’ho lo spasmo intestinale”. Purtroppo, nessuno di questi canta. Essendo meno poetico, pur conoscendo i rischi di trangugiare informazioni, illustrati da Miguel de Cervantes e don Chisciotte, mi sono venute delle strambe idee. Colpa dei primi caldi estivi o, più probabilmente, poiché essendo fatto male mi sento a disagio dal dover sorbirmi intere edizioni dei TG dedicate a un così lodevole problema e a così scottanti personaggi (certo, solo il mio masochismo mi costringe a seguirli).

Il mio disagio aumenta dopo avere letto che oggi, 1° giugno, Giornata internazionale dei bambini, secondo Save the Children 1,2 miliardi di bambini sotto i 5 anni “rischiano di soffrire le conseguenze della malnutrizione, di non andare a scuola e ricevere un’istruzione o di essere costretti a lavorare o a sposarsi troppo presto”. Leggi tutto “Cronaca non troppo seria su crisi, moltiplicazioni, differenziali e olocausti, nel giorno formalmente dedicato alla infanzia”

Contro la fantasia

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro perché il «male» ed il «potere» hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità, farmi umile e accettare che sia questa la realtà?

Francesco Guccini, “Don Chisciotte” (“Stagioni”, 2000)

La fantasia non ha limiti. Il mondo ne ha.

La fantasia è inebriante. Adottando i suoi parametri, possiamo vedere geni volanti, eseguire trasformazioni magiche, osservare tavoli che si riempiono di cibo da soli, sorprenderci davanti a gnomi che attraversano i muri e a gracili fate che fanno scomparire giganti, mangiare pareti di torrone e trasformare le zucche in carrozze (senza dimenticarci dei profeti che separano le acque del mare con un bastone). Insomma, bastano un apriti sesamo o un abracadabra perché miti e racconti facciano scomparire gli ostacoli che la geologia e la storia pongono sulla strada degli umani. Come a dire che Perrault, i fratelli Grimm, Andersen, Hoffmann, e prima ancora Esopo, erano grandi fantasiosi che riuscivano ad alleggerirci delle miserie del mondo sublunare con dei sogni scatenati.

Il problema è che questi nomi non racchiudono quelli di tutti i fantasiosi, e neppure di quelli principali. Leggi tutto “Contro la fantasia”