IL PAESAGGIO SUDAMERICANO DURANTE LA TORMENTA

Da sinistra Hugo Chávez, Dilma Rousseff, José Mujica e Cristina Fernández de Kirchner, rispettivamente ex presidenti di Venezuela, Brasile, Uruguay e Argentina – ©Getty

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Scrivere sulla situazione latinoamericana oggi cercando di evitare luoghi comuni e diffusi fideismi non è semplice. Comunque ci provo, pur sapendo che il punto di partenza e l’analisi sono sempre discutibili.

Due chiarimenti metodologici:

  • l’analisi congiunturale ha sempre una valenza breve. In questo caso l’ottobre 2019;
  • salvo cenno diverso, queste osservazioni si limitano al Sudamerica. Rimando il Messico e l’America centrale e caraibica, le cui dinamiche coincidono solo occasionalmente, ad un’altra occasione.

1) Il ciclo progressista latinoamericano è nato da 2 processi: la trasformazione economica e sociale indotta dal neoliberismo e la ricomparsa di un tipo d’insorgenza, classico nel senso delle tradizioni, inedito nei soggetti e modalità della mobilitazione, la cui conseguenza principale è stata la modifica dei rapporti di forza regionali. Chiamo queste insorgenze “ribellioni popolari” per distinguerle dalle classiche rivoluzioni dell’America Latina.

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Ecuador, USA e Assange: storie e peripezie non esemplari



Lenín Moreno, presidente de Ecuador, e Paul Manafort, ex capo della campagna elettorale di Trump. (Foto: EFE/Reuters)

 “Una mattina Gregorio Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato,
nel suo letto, in un insetto mostruoso. Era disteso sul dorso, duro come una corazza,
e alzando un poco il capo poteva vedere il suo ventre bruno convesso,
solcato da nervature arcuate,
sul quale si manteneva a stento la coperta, prossima a scivolare a terra.
Una quantità di gambe, compassionevolmente sottili in confronto alla sua mole,
gli si agitava dinanzi agli occhi.

Franz Kafka[1]

1.- Il mattino del 2 aprile 2017, la Commissione elettorale ecuadoriana annunciava che Lenin Moreno aveva vinto il ballottaggio presidenziale.

La stessa sera, 2 aprile 2017, il presidente eletto da una coalizione di sinistra, si riuniva con Paul Manafort, responsabile della campagna elettorale del presidente statunitense Donald Trump tra giugno e agosto 2016, quando era stato costretto a dimettersi perché implicato in scandali di corruzione[2].

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La mano invisibile del mercato e altre storie venezuelane

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“Il nevrotico e il perverso stanno allo schizofrenico come
il bottegaio sordido al grande avventuriero”.

 “L’amore, il lavoro e la conoscenza sono le fonti della nostra vita.
Dovrebbero anche governarla”.

Wilhelm Reich[1]

Lunedì 25 marzo a distanza di pochi giorni dal primo, il Venezuela ha subito un secondo blackout elettrico. Secondo l’opposizione, è colpa della corruzione. E ora linea al nostro inviato a Coverciano per le ultime notizie sull’allenamento della nazionale in vista della partita col Liechtenstein.

Potrei avere sbagliato qualcosina, ma sostanzialmente questo è stato il racconto fatto al TG1 delle 20,00. Si parlava dell’ennesimo attentato alla vita di oltre 32 milioni di venezuelani.

Invecchiando, sono diventato più accondiscendente. E allora, mi viene da pensare che, forse, era prevista qualche acuta riflessione sull’incapacità e corruzione dei venezuelani (di quelli di Maduro, ovvio), ma lo speaker si è vergognato di leggerla. A me capitava una cosa simile da piccolo, ad esempio quando mia madre mi diceva “Caro, fai vedere alle mie amiche quanto sei bravo a suonare Fra Campanaro”.

Oltre a chiedere scuse alla mia vecchia per averla accostata a questa gente, vorrei dare un consiglio ai nostri Leggi tutto “La mano invisibile del mercato e altre storie venezuelane”

Venezuela: i 4 cani da Guerra di Trump

Elliott Abrams, John Bolton, Mike Pompeo e Marco Rubio, i quattro cani da guerra di Trump. France 24

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“Quattro cani per strada.
Il primo è un cane di guerra”

Francesco de Gregori[1]

 

Il 25 gennaio 2019, Mike Pompeo, Segretario di Stato statunitense, ex direttore della CIA, e nostro “primo cane da guerra”, ha reso noto che Elliot Abrams (il “secondo cane da guerra”) era stato nominato responsabile dell’equipe incaricata di restaurare la democrazia nel Venezuela. “È un uomo di pensiero realista, con una lunga esperienza sui diritti umani”.

Sulla lunga esperienza si potrebbe dire “dipende, tutto dipende, da che punto guardi il mondo tutto dipende”[2].

Il 2 febbraio 2017 Leggi tutto “Venezuela: i 4 cani da Guerra di Trump”

Venezuela: Il Blackout elettrico

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Il nome del gioco, sabotaggio. La modalità, guerra elettrica.

Dal pomeriggio del 7 marzo il Venezuela vive un blackout che ha lasciato senza elettricità oltre due terzi dell’intero territorio nazionale. Leggi tutto “Venezuela: Il Blackout elettrico”

Governo, Escola de samba, Carnaval

Il Presidente del Brasile Bolsonaro (al centro) in ciabatte, maglia del Palmeiras e giacca insieme a Ministri e alleati in occasione di una riunione sulla proposta di riforma delle pensioni

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“A questo punto
buonanotte all’incertezza
ai problemi, all’amarezza
sento il carnevale entrare in me.”

Sergio Bardotti, Vinicius de Moraes, “La voglia, la pazzia” (“Se ela quisesse”), 1976

Dopo due mesi di governo e sei giorni di carnevale, Jair Bolsonaro ha pubblicato un video osceno attaccando il Carnevale che l’aveva precedentemente maltrattato in tutte le sue versioni: Rio de Janeiro, San Paolo e Bahia, con lo slogan “Bolsonaro, vai a fare in culo”. Caetano Veloso lo prendeva in giro con una clip intitolata “Vietato il carnevale”[1], il PT gli consigliava di farsi visitare dallo psichiatra, qualche giurista iniziava a parlare d’impeachment. Leggi tutto “Governo, Escola de samba, Carnaval”

USA – lettera aperta di oltre 120 accademici contro l’azione del Governo sul Venezuela

Il Vicepresidente USA Mike Pence insieme a Juan Guaidó, in occasione del Summit del cosiddetto Gruppo di Lima, 25 febbraio 2019. Foto Luis Ramirez/Vizzor Image/Getty Images)

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La lettera che segue, firmata da 124 accademici, è stata indirizzata all’Ufficio di Washington per gli Affari Latinoamericani (WOLA) per esprimere la preoccupazione riguardo all’appoggio dato da questo ufficio a diversi aspetti della politica del governo Trump in Venezuela.

“La Washington Office on Latin America, fondata nel 1974, è un’organizzazione Leggi tutto “USA – lettera aperta di oltre 120 accademici contro l’azione del Governo sul Venezuela”

Il San Lorenzo de Almagro il presidente Macri e la rivista Forbes

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“Admiróse un portugués
de ver que en su tierna infancia
todos los niños en Francia
supiesen hablar francés.
«Arte diabólica es»,
dijo, torciendo el mostacho,
«que para hablar en gabacho
un hidalgo en Portugal
llega a viejo y lo habla mal;
y aquí lo parla un muchacho»”.

Nicolás Fernández de Moratín[1]

In Italia il San Lorenzo de Almagro è diventato noto da quando Papa Bergoglio se n’è dichiarato tifoso.

In Argentina è considerata una tra le squadre coi tifosi creativi. Ad esempio, composero la cosiddetta “hit dell’estate”, cantata per la prima volta il 4 febbraio 2018, durante una partita contro il Boca. Le parole dicevano semplicemente “Mauricio Macri, la puta que te parió!”

Imitato da altri tifosi, è stato cantato in recital, manifestazioni, riunioni politiche, teatri, metro e treni. Continua ad essere cantato.

Domenica scorsa, 3 marzo 2019, i tifosi del San Lorenzo sono tornati alla carica Leggi tutto “Il San Lorenzo de Almagro il presidente Macri e la rivista Forbes”

Quo Vadis Venezuela

I governi di Messico, Uruguay e dei paesi della Comunità dei Caraibi (CARICOM) propongono il Meccanismo di Montevideo come alternativa pacifica e democratica per il Venezuela. Photo @m_ebrard

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Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?
Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi?
Fino a che punto si spingerà [la tua] sfrenata audacia?
Marco Tullio Cicerone, 8 novembre del 63 a.C.
(Incipit ex abrupto della prima delle orazioni dette Catilinarie)

So bene che continueranno ad affliggerci a lungo ma, per stupida testardaggine, rivolgo l’incipit della prima orazione Murena al console dell’Impero Donald Trump e ai molti suoi consolini in giro per il mondo, in particolare a quelli venezuelani.

Questo intervento parte dal fatto che, da oltre una settimana, è stato superato il “D day”, ossia il sabato 23 febbraio in cui gli USA avevano pianificato l’inizio dell’occupazione del Venezuela a partire da un “concerto”.

Va da sé: il rischio non è stato superato definitivamente. L’ipotesi d’intervento sussiste ed è stata solo tamponata.

…per concludere definitivamente le ipotesi di guerra bisogna coinvolgere l’America Latina ed i Caraibi. La strada è quella indicata dal “Meccanismo di Montevideo” sostenuto da Messico, Uruguay ed i Paesi del Caricom

A chi sia interessato ad approfondire, scusandomi dell’auto-pubblicità, rimando agli interventi pubblicati sul mio blog qui e qui, dei quali riassumo solo alcune indicazioni:

1) nel Venezuela esistono tre poteri costituiti: l’Assemblea nazionale, con presidente temporale Juan Guaidó, costituita in modo Leggi tutto “Quo Vadis Venezuela”

L’ABC della situazione venezuelana a pochi giorni dall’inizio del probabile massacro  

Il vicepresidente USA Mike Pence saluta Carlos Alfredo Vecchio, a destra, sedicente ambasciatore del Venezuela negli Stati Uniti nominato da Juan Guaidó, autoproclamatosi presidente del Venezuela. FOTO: AL DRAGO/BLOOMBERG NEWS

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“La propaganda, le urla, l’odio di una guerra arrivano invariabilmente
da coloro i quali non la stanno combattendo …”
George Orwell[1]

Scrivo questo testo ben sapendo che ogni punto di vista è solo la vista (o visione) da un determinato punto di vista e, quindi, che la testa di ognuno di noi è là dove i propri piedi si posano.

In questo senso, e solo in questo senso, riesco ad interpretare benevolmente slogan che altrimenti considererei sterili, come “Io sto con Maduro”, “Io sto con la popolazione venezuelana”, “Io sto con la democrazia”. Sterili poiché, come tutte le osservazioni “senza sé e senza ma”, ossia svuotate da ogni riferimento temporale, spaziale e analitico, equivalgono al nulla. A voler essere buono, sarebbe come dire, “a Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie… Uh! com’è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore”. Ma, aggiungo, il geniale ma in questo caso troppo ottimista Battiato, ci ricorda in seguito che “in quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore” [l’ottimista] per poi concludere che “sul ponte sventola bandiera bianca” [l’analista]. Certo, oltre alla genialità, il buon Franco è dotato di armonia[2].

L’immaginazione ci permette di viaggiare senza dover spostare i piedi dal posto che stiamo calpestando, ma non ci esime dal pensare alle conseguenze delle nostre idee e posizioni, dall’assumerci le conseguenze dell’azione propiziata sulla popolazione direttamente colpita.

Per quel che la conosco e immagino, come qualsiasi altra, la popolazione venezuelana non è fatta da kamikaze, da eroi o da aspiranti al martirio, bensì da normali persone disposte a sacrificarsi per le proprie idee con la ragionevole speranza di costruirsi un presente ed un futuro migliore e più degno.

Detto diversamente, penso che proprio quando la situazione diventa più difficile, dev’essere riaffermato e messo al centro di ogni elaborazione teorica, o di qualsiasi pretesa analitica, il rispetto alla vita in tutte le sue forme e manifestazioni.

Ma, confesso, forse lo penso solo perché ho superato da tanto i 30 inverni. Se, come credo ancora, “bisogna diffidare sempre da chi ha più di trent’anni”, posso anche accettare che considerare popoli fortunati quelli che non hanno bisogno di eroi, sia solo un segno di senilità. Detto positivamente, non sentendomi un eroe, non chiedo a nessuno di esserlo e, parafrasando Neruda, che con la chitarra in mano la musica è altra. I navigatori che persisteranno in leggere questo testo, sono quindi avvisati e mezzo salvati.

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Tra pochi giorni (23 o 26 febbraio), Juan Guaidó, autoproclamatosi presidente dal suo seggiolino per ottenuta benedizione imperiale, dovrebbe schierare i suoi miliziani al confine con la Colombia, nel tentativo di costringere le Forze Armate Bolivariane (FAB) ad aprire il confine per far passare i cosiddetti “aiuti umanitari” spediti dagli USA. “Con sprezzo del pericolo e virile energia, posseduto da singolare tenzone”, ha detto davanti ad una foresta di telecamere (in un Paese nel quale l’informazione sarebbe sotto controllo): “Gli aiuti entreranno, sì o sì”. Dopo gli applausi virtuali per cotanto ardimento televisivo, gli impagabili media (impagabili per noi, perché troppo cari), ci hanno detto – non tutti – che nel frattempo la stessa Colombia, il Brasile e l’Olanda, avevano dichiarato di avere aperto altre zone di raccolta per gli “aiuti alimentari da destinare al Venezuela”[3]. Oh yeah.

“l’aggravamento del conflitto toglie spazio alle molte voci che, anzitutto nel Venezuela, propongono di generare le condizioni perché i venezuelani possano risolvere democraticamente il loro futuro.”

Esiste sempre la possibilità che la mobilitazione delle orde guaidiste si riveli un fiasco, ma se funzionasse, ne possono derivare tre situazioni diverse.

La prima è che Guaidó abbia successo. Implicherebbe che le FAB decidano, in toto o a maggioranza, di assecondarlo. Se le FAB cedono, la caduta di Maduro sarebbe vicina, se non imminente. Non credo affatto che i suoi alleati esterni siano disponibili a correre dei rischi per salvarlo (salvo i cubani, gli unici ad averlo fatto in altre circostanze ma, anche, in un’altra epoca storica), e sia la teoria che la storia mi dicono che contro un esercito compatto le pietre e la volontà di lotta della popolazione non bastano. La Intifada, le Intifade, sono eroiche e ammirevoli, probabilmente la sola possibilità che ha per esprimersi un popolo sottomesso, schiacciato, represso e affamato, per dimostrare la sua vitalità e dignità, per far vedere anzitutto a sé stesso che merita un futuro, ma non mi sembra abbiano migliorato la sorte materiale dei palestinesi[4].

Se le FAB si dividono, ciò che segue Leggi tutto “L’ABC della situazione venezuelana a pochi giorni dall’inizio del probabile massacro  “