A proposito del compleanno di Marx

Girovagando sui 171 anni del “Manifesto Comunista”

“Le idee degli economisti e dei filosofi politici, quelle giuste e quelle sbagliate,
sono più potenti di quanto comunemente si ritenga.
In realtà il mondo è governato da poche cose al di fuori di quelle.
Gli uomini della pratica, i quali si ritengono liberi da ogni influenza intellettuale,
sono spesso schiavi di qualche economista defunto.
Pazzi al potere, odono voci nell’aria,
distillano le loro frenesie da qualche scribacchino accademico di pochi anni addietro
.”
John Maynard Keynes[1]

“Memoria” è un termine che implica molto più di una categoria filosofica utile a pensare il rapporto tra storia e oblio. Nei luoghi fisici dove l’idea di costruire il futuro ha ancora un senso, la memoria continua a non essere un concetto innocente, perché contiene una storia tanto “presente” nella vita quotidiana da non poter eluderla.

Poiché ognuno è prigioniero della propria memoria, per me il primo esempio di una storia che non può essere elusa è quello dei desaparecidos.

Scrivendo del Venezuela affermavo poco tempo fa che ogni punto di vista è la vista o visione da un punto. Penso sia sempre corretto dichiarare qual è il proprio punto di partenza e d’analisi, rifuggendo da qualsiasi pretesa di universalità che mi appare come una pretesa che si confà alla religione, non all’analisi.

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Il 201 compleanno di Marx e la necessità di ritornare alla “politica molecolare”

“Bacon dice che gli uomini veramente significativi hanno tanti rapporti
con la natura ed il mondo, tanti oggetti d’interesse,
che si consolano facilmente di ogni perdita.
Io non faccio parte di questi uomini significativi.
La morte del mio bambino mi ha fatto tremare così profondamente
cuore e cervello, che continuo a sentire la sua perdita come il primo giorno”.

Lettera di Karl Marx a Ferdinand Lassalle, 28 luglio 1855

Le rivoluzioni borghese hanno avuto due grandi vantaggi:

a) prima di prendere il potere politico già possedevano il potere economico

b) avevano penetrato e permeato tutto il corpo sociale con la loro concezione del mondo.

Le ipotetiche rivoluzioni proletarie non soltanto non possiedono il potere economico, ma sono sottomesse alla sua legge ferrea: la necessità da parte del proletariato di vendere la sua forza lavoro per sussistere.

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