La mossa dei TIR

La mossa dei TIR

1.- Joao l’equilibrista
A 5 giorni dalla fine dello scrutinio, Bolsonaro continua a non riconoscere la sconfitta ma ha autorizzato i suoi ministri ad iniziare il processo di transizione che dovrebbe concludersi il 1° gennaio 2023 con la nomina di Lula alla presidenza.
Da consumato equilibrista cerca di dare ossigeno ai suoi pur rispettando formalmente la legge.

Le proteste dei bolsonaristi sono diminuite dopo che, martedì 2 novembre, i tifosi delle squadre di calcio di Rio “hanno persuaso” alcuni camionisti a interrompere i blocchi stradali.
Mercoledì 3 novembre il Bolso ha completato l’opera chiedendo loro di “sospendere le interruzioni stradali perché pregiudicano l’economia e contravvengono il diritto di andare e venire dei cittadini”.
Ha aggiunto: “Le altre proteste, le manifestazioni in corso in tutto il Brasile, sono benvenute in quanto parte del gioco democratico”.
Ergo, sollecitare un colpo di Stato è parte del gioco democratico.

2. – I sorpresi dell’Ave Maria

La tesi può sorprendere solo i legittimi benpensanti.

  • nel 1970, a proposito del Cile Nixon e Kissinger sostennero che tutto era lecito “quando un popolo è talmente stupido da scegliere un governo comunista”;
  • negli Anni ’90 la NATO ha bombardato Belgrado per snidare i residui comunisti e per consegnare un territorio alla mafia kossovara.
    En passant, ricordo che la combriccola dei bombaroli vedeva in testa il “primo governo italiano diretto da un ex comunista”;
  • negli Anni ’90 e 2000 nessuno disse neppure “pio” quando vennero rovesciati i governi legittimamente eletti dell’Algeria e dell’Egitto “per eccessivo islamismo”.
    Eccetera.

3.- I guerriglieri di Cristo Re
Da giovedì 3 novembre alcune centinaia di persone sono radunate davanti alla caserma dell’esercito a São Paulo.
L’ambiente è quello di un raduno patriotico-religioso.
Dagli altoparlanti risuona l’inno nazionale.
Un cartellone recita:
“SOS Forze Armate. Abbiamo bisogno del vostro aiuto”.
Si recita il Padre nostro raggruppati attorno ad una croce.
Le immagini mostrano, sola consolazione, che imperano i canuti o, se preferite, quelli coi capelli bianchi.
Una ventiquatrenne studente di odontologia, Joyce Tamares, avvolta in una bandiera del Brasile, spiega: “Se Lula arriva al potere ci sarà un impeachment, come con Dilma (Rousseff, destituita nel 2016) … La frode è innegabile dal momento stesso in cui Lula è stato autorizzato a partecipare alle elezioni”.
Un avvocato quarantanovenne, Émerson Silva, arrivato in moto da São Paulo, aggiunge: “L’uso delle urne electroniche ha violato il principio della trasparenza … La prova della frode sono nelle folle che Bolsonaro ha riunito lungo la sua campagna, da confrontare con la scarsa concorrenza degli incontri convocati da Lula”.

A proposito di effetti (e difetti) ottici, ricordo che non vedevo cartelloni con la scritta “Viva Cristo Rey” abbinati a fucili e manganelli, fin dagli Anni ’70, quando sovrastavano gli autobus dei “cristeros” in partenza da Bogotà per realizzare piccole “spedizioni educative” nei paesi colpevoli di avere eletto sindaci liberali.

4.- Umori sotterranei
In TV, lo specialista in Studi strategici e difesa, Eduardo Heleno, ricorda che le manifestazioni davanti alle caserme non sono una novità. “Negli Anni ’90 Bolsonaro organizzava a Río de Janeiro proteste delle mogli dei soldati per esigere salari dignitosi”.
Aggiunge: “Il silenzio dei vertici delle Forze Armate è più un segno di rispetto delle istituzioni e del risultato elettorale che un appoggio a Bolsonaro …
Tra i soldati l’umore è diverso. I ceti inferiori appoggiano apertamente le proteste …
Ciò preoccupa a breve, media e lunga scadenza … Per una generazione di mandi intermedi influenzata dalla manipolazione manichea, la sinistra politica è un nemico che i militari devono limitare, meglio se contano con appoggio popolare”.

5.- Ricordi e lezioni spiacevoli
Il 4 settembre 1970 Salvador Allende vinceva le elezioni presidenziali in Cile per uno scarso margine.
Secondo la Costituzione, non esistendo il ballottaggio doveva decidere il Parlamento tra i primi due arrivati.
Il secondo, Jorge Alessandri, candidato della destra, fece una proposta indecente ai parlamentari democristiani:
Scegliete me. Mi dimetterò il giorno dopo e tutti insieme voteremo il candidato proposto dalla DC.
Il democristiano Radomiro Tomic, arrivato terzo, respinse la proposta e chiese ai suoi di rispettare la tradizione costituzionalista votando per Salvador Allende.


A Washington, Richard Nixon proclamò: Se Allende viene eletto, non faremo arrivare nemmeno un bullone in Cile.


Le Forze Armate dichiararono: Rispetteremo la decisione del Congresso.


A Santiago, pochi giorni dopo un comando del gruppo fascista “Patria y Libertad” assassinava il capo dell’esercito, generale René Schneider.
Tutto ciò malgrado, il Parlamento eleggeva Salvador Allende con i voti decisivi della DC.
Due anni dopo, ottobre 1972, i TIR mettevano sotto assedio il paese.
I camionisti, regolarmente e lautamente stipendiati dalla CIA, davano inizio all’agonia del governo popolare.


Nel marzo 1973, malgrado tutto (mercato nero, inflazione, scarsità, scioperi ricorrenti dei professionisti …) Unidad Popular aumentava la sua votazione di oltre il 6% riguardo il 1970, chiudendo definitivamente la via al rovesciamento pacifico del governo: era un popolo pervicacemente e crescentemente stupido.


Nel giugno 1973 la DC, diretta dal senatore Patricio Alwyn, sommava i suoi voti a quelli della destra per mettere sotto accusa costituzionale il governo.
La sera del 10 settembre 1973 Allende comunicava ai capi di Unidad Popular e al suo amico e capo dell’esercito, generale Augusto Pinochet, che il giorno dopo – 11 settembre – avrebbe chiamato il paese ad un plebiscito sulla permanenza del governo: “Perderemo. Ma ne usciremo enormemente rinforzati in credibilità e forza politica. E ripartiremo più forti che mai”.

Probabilmente aveva ragione. Infatti, poche ore dopo il generale Augusto Pinochet capeggiava il golpe.
Il resto è noto.

Mi piace aggiungere che nel 1989, 16 anni dopo, la sinistra cilena contribuiva ad eleggere come primo presidente costituzionale Patricio Alwyn, proprio quello dell’accusa costituzionale che aveva portato gli anni di sangue e fuoco.

6.- Epilogo (provvisorio)
La storia raccontata dimostra che (almeno nei paesi latinoamericani):
a) L’equilibrismo bolsonarista ha una logica precisa: aspetta di essere richiamato per garantire l’ordine pubblico.
Sia la durata che la continuità della chiamata sono indefinite
b) La destra non fa mai prigionieri e difficilmente accetta di tornare alla casella di partenza.
b) Che la mossa del TIR e del conseguente assedio medievale alla popolazione non sono né uno scherzo né una improvvisazione.
c) Che il tempo da qui al 1° gennaio sarà lunghissimo per i brasiliani.
John Reed avrebbe forse detto che questi 60 giorni potrebbero sconvolgere la regione.
d) Che, accertata la totale mancanza di scrupoli della destra, i generali ed altri personaggi brasiliani in vista farebbero bene a sedersi sempre con le spalle contro il muro.
e) Infine: è vero che per la sinistra brasiliana al governo i problemi seri – dalla riforma agraria al lavoro, dalla riforma urbana alla fame, dall’Amazzonia alla ricostruzione di un paese devastato – inizieranno il primo gennaio 2023.
Ma lo è altrettanto che deve ancora arrivarci.

Rodrigo Andrea Rivas

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