Salvador, né destra né sinistra. Bukele prosciuga l’Fmln

Foto: Nayib Bukele festeggia l’elezione © LaPresse

Questo articolo è di Gianni Beretta, pubblicato su ilmanifesto.it il 5 febbraio 2019 e nell’edizione del 6 febbraio 2019. Lo si può considerare parte della rubrica “consigli di lettura”.

La secca affermazione di Nayib Bukele conferma anche in El Salvador il trend dei cambi radicali rispetto alla politica tradizionale. Con il 53% dei consensi ottenuto già al primo turno, l’appena 37enne di lontane origini palestinesi (che dal 1° giugno prossimo sarà il più giovane presidente latinoamericano) ha spazzato via trent’anni di sistema bipartitico scaturito dalla fine della sanguinosa guerra civile: con la destra oligarchica di Arena al governo nei primi venti; e l’ex guerriglia del Fronte Farabundo Martì (Fmln) nell’ultima decade.

CON I SUOI GIACCHETTI IN PELLE Bukele, abile impresario di marketing, viene proprio dalle file del Fmln, per il quale è stato fra il 2015 e il 2018 un buon sindaco di San Salvador (a lui si deve il riordino del fatiscente centro storico). Ma il suo fare troppo indipendente e alcuni dissidi con il partito hanno portato sconsideratamente il Fronte, poco più di un anno fa, ad espellerlo. E domenica Bukele ne ha prosciugato gran parte del bacino elettorale; grazie all’appoggio massiccio dei giovani, con i quali si relaziona certo più in rete che con i comizi.

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Lettera a Monsignor Romero

Per le strade di Panchimalco, San Salvador, El Salvador. “Anche se la pallottola assassina mi uccidesse, resusciterei nel mio popolo”. (AP Photo/Salvador Melendez)

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Il 14 ottobre 2018, Oscar Arnulfo Romero è stato canonizzato alle 10,30 del mattino da Papa Francesco, in Vaticano.

Presumo per cerchiobottismo verso i benpensanti, insieme a lui sono stati canonizzati altri 6 nuovi santi.

La RAI e le sue sorelle, non potendo fare a meno di raccontare l’evento, hanno creato automaticamente l’accoppiata Romero-Montini (Paolo VI) che, a sentir loro, sarebbero accomunati dalle sofferenze. E RAI News è arrivata a sostenere che Romero era stato ucciso dai narcos!

Ufficialmente, Romero è diventato santo perché ad anni di distanza avrebbe guarito un contadino. Come fece Wojtyla con una suora guarita dal cancro e Paolo VI con una mamma che aveva problemi per portare a termine una gravidanza.

Non tocca a me discutere i criteri di una canonizzazione, che reputo compito esclusivo dei credenti preposti, e sono comunque felice che Romero abbia avuto tale riconoscimento.

Nondimeno, segnalo che Romero era ed è santo per la sua gente, fin dallo stesso 24 marzo 1980 in cui fu assassinato dagli squadroni della morte della destra salvadoregna (come hanno riconosciuto tutti, salvo la RAI).

Non lo è diventato per i suoi veri o presunti miracoli, ma perché ha condiviso fino in fondo la fortuna, o meglio detto la sfortuna, della sua gente, garantendole riflessione, elaborazione teorica, direzione, compassione nel senso più alto, compagnia.

Enrique e Carlos Mejía Godoy, i maggiori cantanti dell’epopea sandinista (oggi conseguentemente all’opposizione di Daniel Ortega) cantano infatti “Con Farabundo e Romero”. Penso tutti lo sappiano, ma a scanso di equivoci ricordo che il riferimento è a Farabundo Martí, luogotente di Augusto Cesar Sandino e fondatore di ciò che poi diventerà il Fronte Farabundo Martí di Liberazione Nazionale, FMLN.

Conclusione: non so se Romero sia stato un santo. Non ho le conoscenze per affermarlo.

So, però, che la sua gente lo considerava tale, e tanto mi basta.

Nel 2005, per il 25 anniversario del suo assassinato scrissi un pezzo che, per omaggiarlo, riproduco a continuazione.

Lettera a Monsignor Oscar Romero in occasione del 25° anniversario del suo assassinio[1]

“Fu quando gli zingari arrivarono al mare che la gente li vide,
che la gente li vide come si presentano loro,
loro, loro gli zingari,
come un gruppo cencioso, così disuguale
e negli occhi, negli occhi impossibile,
impossibile poterli guardare.

Enzo Jannacci, “Gli zingari”, (1968)

 

Caro Monsignore, sono passati 25 anni dal tuo assassinio e tredici dalla firma degli accordi di pace che hanno messo fine alla guerra civile nel tuo paese. Leggi tutto “Lettera a Monsignor Romero”