Salvador, né destra né sinistra. Bukele prosciuga l’Fmln

Foto: Nayib Bukele festeggia l’elezione © LaPresse

Questo articolo è di Gianni Beretta, pubblicato su ilmanifesto.it il 5 febbraio 2019 e nell’edizione del 6 febbraio 2019. Lo si può considerare parte della rubrica “consigli di lettura”.

La secca affermazione di Nayib Bukele conferma anche in El Salvador il trend dei cambi radicali rispetto alla politica tradizionale. Con il 53% dei consensi ottenuto già al primo turno, l’appena 37enne di lontane origini palestinesi (che dal 1° giugno prossimo sarà il più giovane presidente latinoamericano) ha spazzato via trent’anni di sistema bipartitico scaturito dalla fine della sanguinosa guerra civile: con la destra oligarchica di Arena al governo nei primi venti; e l’ex guerriglia del Fronte Farabundo Martì (Fmln) nell’ultima decade.

CON I SUOI GIACCHETTI IN PELLE Bukele, abile impresario di marketing, viene proprio dalle file del Fmln, per il quale è stato fra il 2015 e il 2018 un buon sindaco di San Salvador (a lui si deve il riordino del fatiscente centro storico). Ma il suo fare troppo indipendente e alcuni dissidi con il partito hanno portato sconsideratamente il Fronte, poco più di un anno fa, ad espellerlo. E domenica Bukele ne ha prosciugato gran parte del bacino elettorale; grazie all’appoggio massiccio dei giovani, con i quali si relaziona certo più in rete che con i comizi.

«CON LA MIA NOMINA ci lasciamo alle spalle una volta per tutte la fase post-bellica», è stata la sua prima dichiarazione, ingenerando qualche speranza in questo minuscolo (quanto densamente popolato) paese dell’istmo centroamericano.

Con un astensionismo che ha sfiorato il 50% dei 5,2 milioni di salvadoregni con diritto di voto, Nayib ha sconfitto Carlo Calleja (32%), figlio di un oligarca arenero che controlla una grossa rete di supermercati; oltre all’ex ministro degli esteri del governo del Fmln, Hugo Martinez (ridimensionato a un misero 14%).

BUKELE, che si dichiara oggi «né di destra né di sinistra» e che mostra tratti di certo populismo e di antipolitica, ha esordito in perfetta solitudine per non aver potuto iscrivere in tempo legalmente il suo nuovo partito Nuevas Ideas. Tanto da essere costretto, diciamo così, ad affittarne uno. E la scelta è caduta sul Gana (Grande alleanza di unità nazionale), una formazione conservatrice frutto di una precedente scissione dalla destra di Arena. Ed è proprio qui che nasce il primo interrogativo. Cosa avrà promesso in cambio Bukele al Gana perché lo candidasse? Tanto più che trattasi di un partito che ha espresso un precedente capo di stato oggi in carcere per corruzione?

Non solo: come potrà governare il neoeletto senza un solo proprio deputato nel parlamento (salvo i 10 del Gana) che è stato rinnovato appena un anno fa? E dove la draconiana destra di Arena ha la maggioranza assoluta e più del doppio dei seggi dello stesso Fmln? Non avrebbe fatto meglio Bukele, alla sua giovane età, a ricandidarsi lo scorso anno per un altro triennio a sindaco della capitale (passata invece così alla destra); consolidare i risultati di quella amministrazione; fondare il suo nuovo partito in vista delle successive elezioni legislative; e postularsi alle prossime presidenziali (tanto più che la Costituzione gli vieterà ora di riproporsi per un secondo mandato)?

PERALTRO UNA DELLE CAUSE della bruciante sconfitta del governante Farabundo Martì, oltre al suo impopolare quanto obbligato schierarsi col Venezuela di Maduro e all’improvvido sostegno al sanguinario Daniel Ortega nel vicino Nicaragua) è stato proprio non aver avuto la maggioranza in parlamento. Con Arena a boicottare sistematicamente ogni riforma economica e sociale avanzata dal Fronte. Cui si sono aggiunte una obsoleta e inefficace strategia di comunicazione del Fmln che gli ha impedito di capitalizzare il dimezzamento (pur frutto di pura repressione di polizia ed esercito) del tasso di assassinii da 110 a 50 per centomila abitanti durante la sua gestione; nonché la riduzione dal 34 al 29% degli indici di povertà.

PROBLEMI STRUTTURALI che Bukele erediterà pari pari: a cominciare dalla violenza delle bande giovanili (maras) che condizionano la vita di ampie aree del territorio nazionale (e che ne fanno uno dei paesi più insicuri al mondo); una disoccupazione e una precarietà croniche che alimentano una cositante emigrazione verso gli States, da cui dipenderà di fatto il suo rapporto con la Casa bianca di Donald Trump.

DI PROGRAMMI DI GOVERNO le forze politiche in campo hanno parlato assai poco in questa campagna elettorale; compreso da parte di Bukele, che un segnale positivo però lo ha mandato: l’intenzione di costituire una «Commissione internazionale contro l’impunità»; analoga a quella da anni funzionante in Guatemala, che ha contenuto in quel caso (sotto l’egida dell’Onu) le perversioni di un paese divorato dalla narco-corruzione e con un sistema giudiziario allo sbando.

Link all’articolo originale completo: https://ilmanifesto.it/salvador-ne-destra-ne-sinistra-bukele-prosciuga-lfmln/

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