A 9 giorni dal plebiscito in Cile

A 9 giorni dal plebiscito in Cile

Dicono

Da quanto ci è dato sapere, la sezione cilena della congrega dei sondaggisti uniti ha già emesso un verdetto umanime: “Vincerà il no”.
Tradotto, significa che la costituzione di Pinochet continuerà a reggere il paese.

Lo esproprio a mano armata delle lotte popolari sarebbe così compiuto dai reazionari di sempre, dai nuovi loro compagni d”avventura di giallo vestiti e dagli amanti del “tanto peggio, tanto meglio”.

Non so se “Capitano Uncino” avrebbe lo stomaco per guidare una ciurma così fatta.
Senza contare che la reazione, certa, di Tick Tock il coccodrillo, della “Banda dei bimbi ritrovati”, degli indigeni residenti, di Wendy, Trilli e delle altre donne, non lascerà indifferenti tanti pavidi cuori.
Certo, potranno sempre rifugiarsi da quelli con le stellette e gli stivali (che non sono né star hollywoodiane né gatti).

Perché il parere dei sondaggisti conta, quasi sempre, il governo e la destra preannunciano che la decisione non sarà definitiva.
Il governo perché cerca di conservare una minima capacità di movimento.
La destra perché sa delle enormi capacità di rivolta di una popolazione stanca, disillusa e ora truffata.

“SE VOI NON CI LASCIATE SOGNARE, NOI NON VI LASCIAREMO DORMIRE”, urlavano gli studenti nelle mitiche settimane della rivolta popolare cilena dell’ottobre 2019.
Il Covid, i manovratori di sempre, i media, lo spettacolo, anche gli errori del movimento popolare, potrebbero portare a prevalere ancora una volta mummie e dinosauri.
Non sarebbe un frutto avvelenato esclusivo del Cile.

Eppure.

Eppure, nell’ottobre 1988 un altro plebiscito ha già smentito sondaggisti e politoghi di diversi pellami ed origini.
Pinochet e la sua cricca, detentori del potere assoluto, per rendersi presentabili avevano deciso di far votare la loro permanenza pressoché eterna al governo.
Lor signori non si accontentano mai. Vogliono essere amati.

La scommessa pinochetista sembrava, ed era, talmente truccata, che persino una parte della sinistra cilena chiamò all’estensione “per non prestarsi al gioco della destra”.

Pinochet perse.
Cercò di riprendersi ma il danno era ormai irreversibile.
Così ebbe inizio la lunga transizione, caratterizzata dal “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”, che proprio il plebiscito del 4 settembre dovrebbe concludere col passaggio dalla “democrazia nella misura del possibile” alla democrazia senza aggettivi.

Intendo dire che l’opinione dei sondaggisti non indica un designio divino.
E che, scimmiottando il Che, si può sempre perdere ma che chi rinuncia alla lotta ha già perso.

I dati dicono che possiamo vincere.
Che gli ancora indecisi sono una marea.
Che quelli che non hanno votato finora, tra giovani e astenuti cronici sono quasi il 50% della popolazione.
Allende chiuse il suo discorso del 11 settembre 1973 affermando (cito a memoria):
Hanno la forza, ma non la ragione. Potranno calpestarci, ma non sottometterci.
I processi storici non si arrestano con le armi e le baionette. Altri uomini riprenderanno le nostre lotte e idee laddove le abbiamo portate, e riapriranno i larghi viali da dove passeranno uomini e donne libere.
Mi permetto di aggiungere, e anche cani e gatti.

E cioè, abbiamo tutto, non solo i dati, per vincere. Bisogna solo ricordare che LA STORIA È NOSTRA E LA FANNO I POPOLI, come ci disse ancora Allende.

Bisogna saperlo.
E bisogna che i nemici sappiano che, nemmeno questa volta riusciranno a dormire tranquilli.

Concludo ma, prima di passare alla “Milonga de andar lejos” del flaco uruguaiano, al secolo Daniel Viglietti, voglio dedicare ad alcune vecchie conoscenze indecorosamente ingiallite, alcuni versi dello spagnolo Agustin Alberti, a lungo esule proprio a Montevideo, come al solito mal tradotte da me stesso:

“Cantan con voz de hombre,
¿pero dónde los hombres?
Con ojos de hombre miran,
¿pero dónde los hombres?
Con pecho de hombre sienten, ¿pero dónde los hombres?
Cantan, y cuando cantan parece que están solos.
Miran, y cuando miran parece que están solos.
Sienten, y cuando sienten parecen que están solos”.

Cantano con voce da uomo,
ma, dove sono gli uomini?
con occhi da uomo guardano,
ma, dove sono gli uomini?
con petto da uomo sentono,
ma, dove sono gli uomini?
Cantano, e quando cantano sembra siano da soli.
Guardano, e quando guardano sembra siano da soli.
Sentono, e quando sentono sembra siano da soli.

Rodrigo Andrea Rivas

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