Grecia: dal saccheggio al latrocinio

DELIGNE / Gaglecartoons

“Vanno in scena due medici e uno dice all’altro:
«Sono molto contento di come ho curato un mio paziente».
«Ah, è guarito?».
«No, è morto. Ma secondo le regole…»
«Son ben sfacciati i malati a pretendere che voialtri dottori li facciate star bene»
«Verissimo!
Noi siamo tenuti solamente a trattare i clienti nelle debite forme, prendere lo stipendio, ordinare medicine, quanto al guarire, ci pensino loro!»
«Ma, che forse scopo della medicina è guarire i malati?
Noo, semmai è seguire le procedure»”

Molière[1]

Lo scorso 21 giugno l’Eurogruppo ha concesso la terza – e teoricamente ultima – tranche del “riscatto” della Grecia mettendo fine ad 8 anni di iniezioni di denaro condizionate all’applicazione implacabile del neoliberismo tramite tagli e “riforme”.

Con i 15 miliardi di euro di questa terza fase del “riscatto”, dal 2010 ad oggi sono stati trasferiti alla Grecia, 288,7 miliardi di euro.

Nelle vesti tipiche dei loro rispettivi mestieri, propagandisti politici, propagandisti giornalisti e propagandisti economisti, hanno venduto questa decisione come l’agognata fine degli interventi sulla Grecia. Quindi, come la prova provata che le loro terapie hanno funzionato. Qualcuno si è persino spinto a dire che, d’ora in avanti, la popolazione greca conoscerà una nuova tappa di prosperità.

Il messaggio non potrebbe essere più bugiardo. Stando alla lettera dell’accordo, quest’ultima fase del “riscatto” costringe la Grecia a registrare un avanzo fiscale primario (ossia prima di pagare gli interessi sul debito pubblico) uguale al 3,5% del PIL, senza interruzioni, fino al 2022. A partire da allora, l’avanzo fiscale primario dovrà essere del 2,2% fino al 2060, senza interruzioni, sempre da trasferire all’estero.

Se si trattasse dell’Italia, significherebbe trasferire all’estero oltre 61 miliardi di euro fino al 2022 e “solo” 35,5 miliardi circa dal 2023 fino al 2060. Per la Grecia (PIL = 290 miliardi nel 2016), le cifre sono minori (oltre 10 e 6,4 miliardi di euro circa), ma il peso è lo stesso.

Il significato è inequivocabile: lo Stato dovrà estrarre molte più risorse dalle famiglie e dalle aziende greche tramite tasse, senza poter corrispondere nulla (o quasi nulla) sotto forma di servizi e prestazioni pubbliche (sanità, servizi sociali, scuola, tariffe dei servizi d’acqua, luce e gas, ecc.). Dovrà farlo, senza interruzione, per i prossimi 41 anni.

Soltanto perché siamo stati addomesticati dai propagandisti, qualcuno potrebbe chiedersi: cosa faranno i greci con quell’avanzo fiscale?

La risposta è la solita: l’aumento delle entrate sarà usato per pagare il debito estero.

Quindi, finirà dritto nelle amorevoli mani dei creditori finanziari, che nella loro stragrande maggioranza sono Stati, organismi e banche europee.

Questo processo può essere definito in un solo modo: latrocinio.

Detto altrimenti, per conto delle banche l’UE continuerà a spremere come limoni i malcapitati greci per 41 anni.

Ma la mascalzonaggine degli europei è tale da definire questo furto aggravato come l’inizio di un nuovo percorso virtuoso e pieno di speranze per i greci! Niente da dire: il loro cinismo raggiunge quote mitiche (o sublimi, se si preferisce).

Quanti Paesi, lungo tutta la storia, sono riusciti ad avere avanzi continuati durante 41 anni?

La risposta è facilissima: mai, nessuno.

Ovvero, l’obiettivo è del tutto irraggiungibile, come ben sanno i dirigenti europei che l’hanno imposto.

D’altra parte, nessuna economia del pianeta terra, neppure la più ricca, può vivere consegnando ad altre economie un 2,2% del suo PIL.

Qualsiasi Stato pretenda di raggiungere questa chimera distruggerà la sua economia – chimera poiché finirà, inevitabilmente, prima o dopo, per trasformare gli avanzi in disavanzi –, provocherà brutali sofferenze e perdite in termini di disoccupazione e benessere alla sua popolazione e non potrà prendersi per oltre 40 anni – un tempo pressoché infinito per un essere vivente – le risorse della sua gente. Non ci vuole Cassandra per sapere che ciò accadrà ben prima del San Silvestro 2061.

Questa misura insensata equivale alla conferma della sentenza di morte emessa a carico dell’economia ellenica. La combriccola UE-FMI-BCE-BM, i “quattro dell’Ave Maria” o “i nuovi quattro cavalieri dell’Apocalisse”, non lascia alcun spazio alla speranza: se lo Stato greco si ostinerà a cercare di rispettare l’accordo (sottolineo “cercare di”, perché l’obiettivo è irraggiungibile), il saccheggio s’intensificherà, approfondendo la condanna dei greci a un disastro economico e sociale.

Si tratta solo della definitiva incoronazione della politica perseguita tenacemente dalla combriccola nei confronti di Atene.

Basta dare un’occhiata a due cifre:
– dei 288,7 miliardi di euro trasferiti alla Grecia, poco meno di 30 miliardi (il 10,3% del totale secondo i bilanci statali greci certificati da Eurostat), è stato impiegato per finanziare le spese pubbliche tipiche di qualsiasi Stato (stipendi, pensioni, educazione, sanità ecc.);
– l’89,7% restante, ossia 258,9 miliardi di euro, è stato usato per pagare il debito ed i relativi interessi, e per ricapitalizzare le banche.

Ovvero, lo chiamano “riscatto”, ma è un assalto pluriannuale.

I cittadini greci non sono mai stati riscattati, anzi. Sono stati e sono saccheggiati.

Ma, si deve riconoscere, qualche riscattato c’è stato: le banche europee, specie quelle tedesche e francesi, che avendo acquisito titoli pubblici del debito greco prima del 2010, avrebbero perso soldi se ci fosse stato un fallimento dello Stato.

È proprio per evitare questo default che l’UE ha prestato denaro alla Grecia.

Fin dall’inizio è stato chiaro che il “riscatto” doveva servire a saldare i debiti con le banche europee.

Queste ultime, con la loro tipica e infinita spregiudicatezza, hanno liquidato le loro esposizioni in buoni pubblici greci, e grazie al contributo determinante di “SuperMario ed i suoi rockets”, hanno trasferito ogni rischio di mancato pagamento agli Stati europei. E a cos’altro dovrebbero servire gli Stati se non a pagare i conti di lor signori?

La banca vince sempre, privatizza i profitti e socializza le perdite ed i rischi, ma forse in questo caso i banchieri sono stati un po’ troppo sfacciati. La consolazione è che in questo modo persino uno come “Monteprezzemolo” può sembrare intelligente e tutti potremmo diventare banchieri.

 

Nei tempi dei governi barbarici (specie per la loro crudeltà, non necessariamente per la loro ignoranza) forse non è importante, ma a me fa comunque male il compiaciuto maltrattamento a cui i Paesi europei hanno sottoposto un loro socio. E pensare che non si tratta neppure di una popolazione prevalentemente zingaresca!

Nemmeno in questa materia c’è del nuovo. Infatti, la terza tranche segue le orme delle prime due.

Infatti, persino i primi prestiti fatti alla Grecia avevano tassi d’usura, come riconobbe persino il più tenerone tra gli integranti della combriccola, il FMI: l’UE ed i suoi compari chiesero il 5% d’interesse annuo pur utilizzando i soldi che la BCE aveva prestato allo 0% alle banche private.

Quindi, alcuni Stati europei hanno guadagnato non poco con la crisi greca. Ad esempio “dal 2010 la Germania ha guadagnato 2,9 miliardi d’interessi dalla crisi greca. Il dato è emerso da un’interrogazione presentata dall’opposizione dei Verdi al governo di Grande coalizione. Gli incassi suddetti derivano in larga parte dalle vendite di titoli di Stato di Atene nell’ambito del piano Securities Market Programme (Smp) lanciato dalla Banca centrale europea (BCE), all’interno del quale la Bundesbank, la banca centrale tedesca, ha acquistato un grosso numero di buoni del tesoro greci”[2].

Naturalmente, probabilmente per pudore, questa cifra non considera i benefici indiretti.

Meno verecondo, l’Istituto di ricerca economica di Halle (Iwh) ha calcolato che, solo tra il 2010 e il 2015 la Germania ha risparmiato 100 miliardi di euro grazie al fatto che gli investitori hanno investito in buoni pubblici tedeschi i soldi che fuggivano da quelli greci e da altri Paesi del sud d’Europa: “Una ricerca dell’istituto tedesco Halle institute for economic research arriva alla conclusione che Berlino ha tratto vantaggio dalla catastrofe finanziaria di Atene più di qualsiasi altro. I minori esborsi per finanziare il debito pubblico basterebbero ampiamente a compensare le perdite che il Paese registrerebbe se la Grecia non restituisse interamente i suoi debiti[3].

Eppure, i dirigenti tedeschi affermano di essere molto generosi con la Grecia. Probabilmente perché pure da quelle parti il cielo è spesso nuvolo, in molti sembrano credergli[4].

Qualche piccola cifra può dare una minima idea sugli effetti del saccheggio avvenuto tra il 2010 e il 2017:

  • il valore dell’economia greca è diminuito del 25%;
  • i redditi dei greci sono calati del 38,3%;
  • il tasso di povertà è arrivato al 22%;
  • il sistema pensionistico pubblico è stato tagliato 14 volte e le pensioni hanno perso un terzo del loro potere d’acquisto;
  • ha chiuso il 30% degli esercizi commerciali;
  • gli investimenti privati sono calati del 60%;
  • il tasso di disoccupazione supera il 20%;
  • il debito pubblico supera il 178%;
  • per molti greci, la sola via d’uscita è l’emigrazione…

Arrivati a questo punto, penso che un selenita direbbe che i greci non possono continuare a supportare il saccheggio.

Che Kunt, il marziano, concluderebbe che l’UE continua a rovinare selvaggiamente un suo socio. Succede, aggiungerebbe, poiché “la parola serve a nascondere il pensiero, il pensiero a nascondere la verità. E la verità fulmina chi osa guardarla in faccia”.[5]

Che un troglodita sarebbe scandalizzato dal sentire che l’opinione pubblica europea possa pensare che si tratta di una buona notizia…

Insomma, mi sembra si possa concludere che viviamo davvero in un’epoca confusa e abominevole.

Eppure, amante del dubbio fino in fondo, riesco ad immaginare che i propagandisti di tutti i pellami sono dei grandi benefattori dell’umanità e proprio (e solo) perciò, vogliono mantenerci nella confusione e nell’ignoranza. È, pensano, il meglio per noi.

Immagino, infatti, Salvini, Renzi, di Maio e Berlusconi intenti a leggere che, “in un angolo remoto dell’universo scintillante e diffuso attraverso infiniti sistemi solari, c’era una volta un astro, su cui animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante e più menzognero della storia del mondo, ma tutto ciò durò soltanto un minuto. Dopo pochi respiri della natura, la stella si irrigidì e gli animali intelligenti dovettero morire. Era anche tempo: difatti, sebbene si vantassero di aver già conosciuto molto, alla fine avevano scoperto, con grande riluttanza, di aver conosciuto tutto falsamente. Essi perirono, e morendo maledissero la verità. Così accadde a quei disperati animali che avevano scoperto la conoscenza”[6].

R. A. Rivas

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[1] Molière, “Il malato immaginario”, Rizzoli, Milano 1976. La pièce è stata rappresentata per la prima volta al Palais-Royal il 10 febbraio 1673.

[2] Barbara Ciolli, “La Germania guadagna quasi 3 miliardi dalla crisi greca. Interessi sui titoli di Stato acquistati dalla Bundesbank, all’interno di un piano della Bce, e su altri prestiti ad Atene: così le casse di Berlino si riempiono”. www.lettera43.it/it/articoli/economia/2018/06/21/crisi-greca-germania-miliardi-guadagno/221252/

[3] F. Q., “Crisi Grecia: «La Germania ha risparmiato in 5 anni 100 miliardi di interessi»”, “Il Fatto quotidiano”, Roma 10 agosto 2015. www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/10/crisi-grecia-la-germania-ha-risparmiato-in-5-anni-100-miliardi-di-interessi/1948409/

Giovanna Faggionato, “Iwh: «La crisi greca? Berlino ci guadagna 100 mld». Pubblicato lo studio dell’Halle institute for economic research: «Il pareggio di bilancio di Berlino è merito della Grecia»”. www.lettera43.it/it/articoli/economia/2015/08/10/iwh-la-crisi-greca-berlino-ci-guadagna-100-mld/154048/

[4] Il riferimento è alla versione latino-americana dell’aforisma italiano “la madre degli imbecilli è sempre incinta”. Recita: “Se i pirla volassero, sarebbe sempre nuvolo”.

[5] Ennio Flaiano, “Un marziano a Roma”. Nato da un racconto satirico pubblicato nella rivista “Il Mondo” nel 1954, fu rappresentato in teatro per la prima volta nel 1960. Il racconto è stato edito da Adelphi, Milano 2010.

[6] Friedrich Nietzsche, “Sul pathos della verità, 1870-1873”, incipit di “Verità e menzogna in senso extramorale”, “Opere”, v. III, t. II, Adelphi Milano.

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