Parole contro la pace

Erich Mühsam era un poeta ebreo tedesco vittima dal nazismo. Nel 1933 venne arrestato e incarcerato. Per esercitarsi – eravamo solo agli inizi del nazionalsocialismo e il loro allenamento era, ancora, fondamentalmente teorico – i suoi torturatori decisero di immettere nella sua cella uno scimpanzé che avevano rubato dal laboratorio di uno scienziato, anche lui ebreo, anche lui agli arresti.
Come parte del loro allenamento pratico, e per poter esercitarsi nella malvagità, i soldati nazisti si aspettavano che la scimmia aggredisse Mühsam il quale, secondo gli storici, era in condizioni fisiche estremamente penose.
Invece, prendendo alla sprovvista i sorpresi aguzzini, lo scimpanzé abbracciò il prigioniero, assunse un atteggiamento protettivo e cercò di lenire il suo dolore leccandogli le ferite.
Infuriati dalla pietà dimostrata dall’animale, i torturatori lo torturarono e lo uccisero. E sebbene, forse, non riuscirono ad esercitarsi, probabilmente riuscirono a divertirsi.
Da quel povero scimpanzé impariamo che, quantomeno nel caso del poeta ebreo tedesco, la pietà è una qualità animale che si esercita senza che la specie abbia la benché minima importanza.
Impariamo, anche, che probabilmente il suo atteggiamento era dovuto al fatto che Mühsam si ritrovava in penose condizioni di salute, il che non avveniva con altri esseri umani con i quali l’animale aveva avuto rapporti, e che – forse – questa condizione risvegliò in lui sentimenti di pietà.
 Infine, indipendentemente del fatto che, per antonomasia, il nazismo sia l’immagine del male e una tra le rappresentazioni più brutali di ciò che è in grado di essere l’essere umano, impariamo che il male è condizione innata in molti tra questi esseri umani: lo scimpanzé è stato ucciso per non rispettare il suo presunto compito, e perché la sua pietà si collocava in una posizione apertamente contraddittoria con tutta la filosofia nazista (perché, in fin dei conti, sempre di filosofia e di condizione umana si trattava). Leggi tutto “Parole contro la pace”