L’assoluzione di Ernesto Cardenal

Foto: AFP

Scarica il pdf: L’assoluzione di Ernesto Cardenal

“Detrás del monasterio, junto al camino,
existe un cementerio de cosas gastadas,
en donde yacen el hierro sarroso, pedazos
de loza, tubos quebrados, alambres retorcidos,
cajetillas de cigarrillos vacías, aserrín
y cinc, plástico envejecido, llantas rotas,
esperando como nosotros la resurrección.”
Ernesto Cardenal, Detrás del monasterio, junto al camino[1]

Con una decisione di Papa francesco, Ernesto Cardenal, sacerdote e poeta nicaraguense di 94 anni, è stato “assolto da tutte le censure canoniche” imposte 35 anni fa da Giovanni Paolo II, che l’aveva sospeso “del ministero per la sua militanza politica” nel Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN).

Il nunzio apostolico in Nicaragua, Stanislaw Waldemar Sommertag, ha comunicato che il Papa ha preso la decisione in considerazione del fatto che “il religioso ha accettato la punizione canonica che gli è stata imposta e l’ha sempre rispettata, senza svolgere alcuna attività pastorale. Inoltre, ha lasciato ogni impegno politico da diversi anni”.

Internato nell’Ospedale Vivian Pellas di Managua per una infezione renale, per la quinta volta negli ultimi 14 mesi, appena nota la comunicazione, Cardenal ha celebrato immediatamente messa dal suo letto Leggi tutto “L’assoluzione di Ernesto Cardenal”

L’ABC della situazione venezuelana a pochi giorni dall’inizio del probabile massacro  

Il vicepresidente USA Mike Pence saluta Carlos Alfredo Vecchio, a destra, sedicente ambasciatore del Venezuela negli Stati Uniti nominato da Juan Guaidó, autoproclamatosi presidente del Venezuela. FOTO: AL DRAGO/BLOOMBERG NEWS

Scarica il pdf: L’ABC della situazione venezuelana a pochi giorni dall’inizio del probabile massacro

“La propaganda, le urla, l’odio di una guerra arrivano invariabilmente
da coloro i quali non la stanno combattendo …”
George Orwell[1]

Scrivo questo testo ben sapendo che ogni punto di vista è solo la vista (o visione) da un determinato punto di vista e, quindi, che la testa di ognuno di noi è là dove i propri piedi si posano.

In questo senso, e solo in questo senso, riesco ad interpretare benevolmente slogan che altrimenti considererei sterili, come “Io sto con Maduro”, “Io sto con la popolazione venezuelana”, “Io sto con la democrazia”. Sterili poiché, come tutte le osservazioni “senza sé e senza ma”, ossia svuotate da ogni riferimento temporale, spaziale e analitico, equivalgono al nulla. A voler essere buono, sarebbe come dire, “a Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie… Uh! com’è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore”. Ma, aggiungo, il geniale ma in questo caso troppo ottimista Battiato, ci ricorda in seguito che “in quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore” [l’ottimista] per poi concludere che “sul ponte sventola bandiera bianca” [l’analista]. Certo, oltre alla genialità, il buon Franco è dotato di armonia[2].

L’immaginazione ci permette di viaggiare senza dover spostare i piedi dal posto che stiamo calpestando, ma non ci esime dal pensare alle conseguenze delle nostre idee e posizioni, dall’assumerci le conseguenze dell’azione propiziata sulla popolazione direttamente colpita.

Per quel che la conosco e immagino, come qualsiasi altra, la popolazione venezuelana non è fatta da kamikaze, da eroi o da aspiranti al martirio, bensì da normali persone disposte a sacrificarsi per le proprie idee con la ragionevole speranza di costruirsi un presente ed un futuro migliore e più degno.

Detto diversamente, penso che proprio quando la situazione diventa più difficile, dev’essere riaffermato e messo al centro di ogni elaborazione teorica, o di qualsiasi pretesa analitica, il rispetto alla vita in tutte le sue forme e manifestazioni.

Ma, confesso, forse lo penso solo perché ho superato da tanto i 30 inverni. Se, come credo ancora, “bisogna diffidare sempre da chi ha più di trent’anni”, posso anche accettare che considerare popoli fortunati quelli che non hanno bisogno di eroi, sia solo un segno di senilità. Detto positivamente, non sentendomi un eroe, non chiedo a nessuno di esserlo e, parafrasando Neruda, che con la chitarra in mano la musica è altra. I navigatori che persisteranno in leggere questo testo, sono quindi avvisati e mezzo salvati.

——————–

Tra pochi giorni (23 o 26 febbraio), Juan Guaidó, autoproclamatosi presidente dal suo seggiolino per ottenuta benedizione imperiale, dovrebbe schierare i suoi miliziani al confine con la Colombia, nel tentativo di costringere le Forze Armate Bolivariane (FAB) ad aprire il confine per far passare i cosiddetti “aiuti umanitari” spediti dagli USA. “Con sprezzo del pericolo e virile energia, posseduto da singolare tenzone”, ha detto davanti ad una foresta di telecamere (in un Paese nel quale l’informazione sarebbe sotto controllo): “Gli aiuti entreranno, sì o sì”. Dopo gli applausi virtuali per cotanto ardimento televisivo, gli impagabili media (impagabili per noi, perché troppo cari), ci hanno detto – non tutti – che nel frattempo la stessa Colombia, il Brasile e l’Olanda, avevano dichiarato di avere aperto altre zone di raccolta per gli “aiuti alimentari da destinare al Venezuela”[3]. Oh yeah.

“l’aggravamento del conflitto toglie spazio alle molte voci che, anzitutto nel Venezuela, propongono di generare le condizioni perché i venezuelani possano risolvere democraticamente il loro futuro.”

Esiste sempre la possibilità che la mobilitazione delle orde guaidiste si riveli un fiasco, ma se funzionasse, ne possono derivare tre situazioni diverse.

La prima è che Guaidó abbia successo. Implicherebbe che le FAB decidano, in toto o a maggioranza, di assecondarlo. Se le FAB cedono, la caduta di Maduro sarebbe vicina, se non imminente. Non credo affatto che i suoi alleati esterni siano disponibili a correre dei rischi per salvarlo (salvo i cubani, gli unici ad averlo fatto in altre circostanze ma, anche, in un’altra epoca storica), e sia la teoria che la storia mi dicono che contro un esercito compatto le pietre e la volontà di lotta della popolazione non bastano. La Intifada, le Intifade, sono eroiche e ammirevoli, probabilmente la sola possibilità che ha per esprimersi un popolo sottomesso, schiacciato, represso e affamato, per dimostrare la sua vitalità e dignità, per far vedere anzitutto a sé stesso che merita un futuro, ma non mi sembra abbiano migliorato la sorte materiale dei palestinesi[4].

Se le FAB si dividono, ciò che segue Leggi tutto “L’ABC della situazione venezuelana a pochi giorni dall’inizio del probabile massacro  “

Ay Nicaragua, Nicaragüita

Il 16 ottobre 2018, Kevin Espinoza, Marlon Fonseca e Hanssel Vázquez, tre pericolosi sovversivi nicaraguensi che finora si erano travestiti da studenti, sono stati condannati ad oltre 17 anni di carcere per terrorismo nel primo dei processi contro i partecipanti alle proteste contro la coppia Ortega-Murillo.

Secondo dati ufficiali, sono almeno 300 – su 500 arrestati – i ragazzi accusati di terrorismo e crimine organizzato. La maggior parte di loro è stata arrestata da paramilitari, come i tre terroristi condannati.
Ai tre sono stati imposti 15 anni per terrorismo, 2 per traffico d’armi e 6 mesi per impedimento di pubblico servizio mediante tranques (blocchi stradali).
La sentenza prova la buona disposizione d’animo dei giudici.
Infatti, il pubblico ministero aveva chiesto per tutti e tre la pena massima: 30 anni.
Salvo la loro presenza ai cortei e blocchi stradali, nessuna prova dei reati è stata presentata. Si è quindi applicata la giurisdizione Moro nel caso Lula, ossia l’intima convinzione di colpevolezza da parte del giudice.
Insomma, si è trattato di una sentenza di cuore.
E come dice di Maio, al cuore non si comanda.

Nicaragua: Pensavo fosse amore… invece era un calesse (1)

Scarica la versione pdf con note: NICARAGUA_Pensavo fosse amore e invece era un calesse

“Soltanto Andreas Pum era soddisfatto di come andavano le cose.
Aveva perso una gamba e ricevuto una decorazione…
era contento quando vedeva che gli altri soffrivano.
Credeva in un Dio giusto:
il suo Dio distribuiva pallottole nella spina dorsale, amputazioni,
ma anche medaglie a chi se le meritava”.

Joseph Roth (2)

La TV, che manca di odori, sapori e rapporti, è ossessionata da programmi di cucina, da film erotici senza sesso e, da buon specchio retrovisore, di programmi sportivi senza sport e di programmi politici senza idee.

La nostra sinistra, che manca di idee, di vita e di attendibilità, dopo avere pianto per anni i suoi – presunti – perduti riferimenti, avendo scoperto tardivamente la TV è diventata saccente ed Leggi tutto “Nicaragua: Pensavo fosse amore… invece era un calesse (1)”