Gilet gialli

La libertà che guida il popolo (Eugène Delacroix) abbigliata di gilet giallo, sulla pagina facebook “Gilet jaune”• Crediti: Sébastien Février

Scarica il pdf: Gilet gialli

“Non so che cosa accadde, perché prese la decisione,
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore”…

 Francesco Guccini, “La locomotiva”, 1972

Ho scritto questi appunti senz’altra pretesa che contribuire ad una discussione che reputo sana.

Da diverse settimane, le manifestazioni dei gilet gialli in Francia, ormai estese al Belgio, dominano la scena politica internazionale.

A sinistra si discute sulla loro collocazione politica e, quindi, sul carattere del loro movimento. Rivoluzione o ribellione? È possibile una rivoluzione senza un programma rivoluzionario? Senza un partito? E se non è una rivoluzione, allora cos’è?

Mi pare opportuno partire facendo un breve riferimento al Messico.

Non è per esotismo. Il fatto è che il Messico è quel Paese dove si sono vissute più rivolte e rivoluzioni negli ultimi 200 anni.

Se qualcuno ha dei dubbi al riguardo, consulti Wikipedia.

Nel Messico, come dovunque, i programmi delle élite rivoluzionarie hanno sempre puntato ad una società e ad una organizzazione politica future.

Invece, i gesti, le azioni, i metodi di lotta dei popoli indigeni, rispondevano agli insulti, le umiliazioni, la rapina costante subita da loro stessi e dai loro antenati. Si nutrivano di queste esperienze ereditate e ripetute fino al presente delle loro vite.

Intendo dire che la ribellione sorge dal passato e da questo prende le sue ragioni, i suoi motivi ed i suoi metodi. Che è sempre eredità e genealogia.

E intendo dire che la rivoluzione che ne deriva – perché non esiste rivoluzione senza Leggi tutto “Gilet gialli”