Governo, Escola de samba, Carnaval

Il Presidente del Brasile Bolsonaro (al centro) in ciabatte, maglia del Palmeiras e giacca insieme a Ministri e alleati in occasione di una riunione sulla proposta di riforma delle pensioni

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“A questo punto
buonanotte all’incertezza
ai problemi, all’amarezza
sento il carnevale entrare in me.”

Sergio Bardotti, Vinicius de Moraes, “La voglia, la pazzia” (“Se ela quisesse”), 1976

Dopo due mesi di governo e sei giorni di carnevale, Jair Bolsonaro ha pubblicato un video osceno attaccando il Carnevale che l’aveva precedentemente maltrattato in tutte le sue versioni: Rio de Janeiro, San Paolo e Bahia, con lo slogan “Bolsonaro, vai a fare in culo”. Caetano Veloso lo prendeva in giro con una clip intitolata “Vietato il carnevale”[1], il PT gli consigliava di farsi visitare dallo psichiatra, qualche giurista iniziava a parlare d’impeachment.

Le immagini pubblicate su Twitter dal “Messia” ritraevano un giovane seminudo ballando ad una fermata di autobus a San Paolo prima di buttarsi per terra perché l’accompagnante gli pisciasse in faccia. La didascalia diceva: “Non mi sento comodo mostrando questo, ma è questo ciò che son diventati molti blocchi stradali. Tirate le vostre conclusioni”.

“Folha” gli dedicava un titolo cubitale a commento delle “immagini improprie”, seguito a rotta da altri media conservatori finora simpatici al governo.

Bolsonaro riprendeva il tema nella serata del Mercoledì delle Ceneri (5 marzo) chiedendo: “Cos’è la Golden Shower (doccia dorata)?”. Gli hashtag #Impeachment e #BolsonaroTieneRazón impazzivano.

Paulo Pimenta, deputato del Partito dei Lavoratori (PT) dichiarava: “Non possiamo trascurare la richiesta di un test di salute mentale. Il Paese può essere in mano ad uno psicopatico … il capo di un gruppo coinvolto in corruzione e capo di paramilitari”. Quindi, annunciava che il PT presenterà un’accusa ai tribunali in base alla Legge 13.718 sulla Dignità Sessuale, che condanna la messa in mostra di rapporti senza il consenso dei partecipanti.

Dal primo gennaio, data dello sbarco al Palazzo di Planalto, la nuova amministrazione sembra una “escola de samba” sorprendente per eccentricità ed estremismi.

Lo spettacolo è iniziato il giorno dell’entrata in carica del governo. Bolsonaro iniziava il suo discorso pubblico in Piazza dei tre poteri affermando che erano arrivati alla fine decenni di socialismo nel Brasile. Lo concludeva denunciando il Global Compact sulle Migrazioni.

Due mesi dopo, doveva spedire i suoi burocrati al confine ad accogliere gli immigranti venezuelani in fuga dalla “dittatura narcoterrorista di Maduro”.

Sempre a fine febbraio, mentre si trovava in viaggio al confine col Paraguay, parlava di quanto gli mancavano Alfredo Stroessner e i dittatori brasiliani. Secondo lui, i generali brasiliani sono arrivati al governo nel 1964 in seguito ad elezioni regolari svoltesi quello stesso anno. Per non farsi mancare nulla, il giorno dopo uno dei suoi figli prendeva in giro Lula, commosso al funerale di un suo nipote di 7 anni.

Tuttavia, per molti brasiliani il miglior riassunto del carattere circense del capo del governo è la foto scattata a febbraio al Palazzo da Alvorada. Bolsonaro compare con la maglietta del Palmeiras e sandali. Roba da far crepare d’invidia Salvini, anche se non so cosa potrà accadere da queste parti in estate dopo il probabile esaurimento di felpe, giacconi e magliette.

“Fra l’azzurro intenso del cielo e il verde del mare, la nave, verde-gialla, ostenta i colori nazionali. Le tre del pomeriggio. Aria immobile. Caldo. In coperta, fra francesi, inglesi, argentini e yankees si affolla il Brasile (Evoè, carnevale!)”[2].

“Dal momento che lo chiede con tanta buona grazia, giovanotto, io le dico: con le disgrazie basta incominciare. E quando sono incominciate, non c’è niente che le faccia fermare, si estendono, si sviluppano, come una merce a buon mercato e di largo consumo. L’allegria, invece, compare mio, è una pianta capricciosa, difficile da coltivare, che fa poca ombra, che dura poco e che richiede cure costanti e terreno concimato, né secco né umido, né esposto ai venti, insomma una coltivazione che viene a costar cara, adatta a quelli che son ricchi, pieni di soldi. L’allegria va conservata nello champagne; mentre la cachaça tuttalpiù consola dalle disgrazie, quando consola”[3].

Questa volta non condivido l’opinione di uno dei miei idoli, Jorge Amado. Perché penso invece che il carnevale e la festa siano ricchezza, non nel senso del denaro ma della cordialità, dell’allegria, della fratellanza. E poiché sotto i costumi bambini, ragazzi, adulti, donne, maschi e anziani ballano, cantano, mangiano, bevono dice, probabilmente ai brasiliani più che ad altri, che si può essere felici anche quando la disgrazia collettiva incombe.

Il carnevale è sì la festa dell’amore, ma non nel senso deteriore indicato da Bolsonaro. Probabilmente il difetto è nel manico: chi nulla ama o a nessuno ama, non riesce a rallegrarsi.

A me pare che il carnevale ci riveli quanto abbiamo ancora di mitico e di infantile in noi stessi. Che ci riconcili con le cose e con le persone, che ci faccia ritornare la nostalgia di felicità che un’immaginazione non cancellata continua a conservare.

Diceva Nietszche: “Per rallegrarsi di qualcosa bisogna dare il benvenuto a tutte le cose … Se possiamo dire sì ad un solo momento avremmo detto sì a noi stessi e alla totalità dell’esistenza”[4].

Il carnevale e la festa riescono a restare vive sotto le nostre decisioni quotidiane di ogni tipo e risma. Sono un tempo forte in cui il senso della vita si vive anche in modo inconscio. Nel Brasile di certo serve ad acquistare forza per far fronte alle esigenze della vita, un qualcosa – ai nostri e ai loro tempi – né semplice né facile.

Se la popolazione aveva buone ragioni per celebrare il carnevale, i tweet di Bolsonaro volevano rispondere ai segni massicci di disapprovazione del governo e dei suoi alleati, presenti nei carri alle sfilate del Sambodromo di Rio de Janeiro, nei balli di strada e nella satira.

Mangueira, la comparsa più tradizionale del Brasile, sfilava martedì 5 marzo portando immagini di Marielle Franco, assassinata nel marzo 2018 da presunti membri di una “milizia” paramilitare vicina a Bolsonaro. Ha vinto il Carnevale 2019. “Paraiso do Tuiuti” portava invece un’allegoria su Lula sotto un cartellone con la scritta “Dio su tutti ma a favore della tortura”. Si ricorderà che lo slogan della campagna di Bolsonaro era “Il Brasile su tutto, Dio su tutti”.

Per la strada, molti ballerini erano vestiti di arancione, il colore dei prestanomi, in questo caso degli uomini di paglia di Bolsonaro.

José de Abreu, noto attore di telenovele su Rete Globo, scriveva in risposta al tweet di Bolsonaro: “La Golden Shower è il termine inglese per riferirsi agli assegni depositati da un uomo di paglia nel conto della prima dama, Michelle. Ci racconta che sui membri del governo, piove oro”.

Chiudo con il Caetano di “Tropicalia” che a carnevale non può mai mancare: “Sobre a cabeça os aviões/Sob os meus pés os caminhões/Aponta contra os chapadões/Meu nariz/Eu organizo o movimento/Eu oriento o carnaval/Eu inauguro o monumento/No planalto central do país…”[5]

R.A. Rivas

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[1] Subito dopo la vittoria di Bolsonaro, Caetano aveva già chiamato ad iniziare la resistenza a partire dalla musica. A tale effetto aveva composto la playlist “Politica”, che inizia con “Divino, Maravilhoso” di Gal Costa: “Atenção/Tudo é perigoso/Tudo é divino maravilhoso/Atenção para o refrão/É preciso estar atento e forte/Não temos tempo de temer a morte/É preciso estar atento e forte/Não temos tempo de temer a morte”.

[2] Jorge Amado “O país do carnaval”, 1931. Trad. it. “Il paese del carnevale”, Mondadori, Milano 2005.

[3] Jorge Amado, “Tereza Batista cansada de guerra, 1972. Trad. it. “Teresa Batista, stanca di guerra”, Einaudi, Torino 2005.

[4] Friedrich Nietzsche, “La volontà di potenza”, Bompiani, 2001. “Volontà di potenza”, “Oltreuomo” ed “Eterno ritorno”, sono i temi che caratterizzano la filosofia di Nietzsche. La “volontà di potenza” è inoltre il titolo dato a diverse raccolte postume degli appunti di Nietzsche.

[5] Sulla testa gli aerei / Sotto i miei piedi i camion / Punto contro gli altopiani / il mio naso / Organizzo il movimento / Guido il carnevale / Inauguro il monumento/ sull’altopiano centrale del Paese …

Un commento su “Governo, Escola de samba, Carnaval”

  1. Perfetto il tuo pezzo Andrea! Da condividere pienamente. Rimane il Brasile con Bolsonaro, la strategia degli stati Uniti per America Latina ed i forti venti della reazione che attraversano il continente da un oceano all’altro. Un abrazo!

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