USA – lettera aperta di oltre 120 accademici contro l’azione del Governo sul Venezuela

Il Vicepresidente USA Mike Pence insieme a Juan Guaidó, in occasione del Summit del cosiddetto Gruppo di Lima, 25 febbraio 2019. Foto Luis Ramirez/Vizzor Image/Getty Images)

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La lettera che segue, firmata da 124 accademici, è stata indirizzata all’Ufficio di Washington per gli Affari Latinoamericani (WOLA) per esprimere la preoccupazione riguardo all’appoggio dato da questo ufficio a diversi aspetti della politica del governo Trump in Venezuela.

“La Washington Office on Latin America, fondata nel 1974, è un’organizzazione statunitense, no-profit e non governativa, il cui scopo è quello di tutelare i diritti umani e le condizioni socio-economiche dell’America Latina”.

La lettera aperta ha molto senso negli USA, dove WOLA è solitamente considerata un’organizzazione progressista. Per questo credo sia utile tradurla. Non solo puntualizza diversi aspetti della situazione; permette anche di osservare l’opinione degli intellettuali statunitensi sui governi europei, nonché notare che negli USA non pochi accademici sostengono ancora questioni di principio.

Sarebbe un bene se anche da queste parti accadesse qualcosa di simile, ma è più che lecito dubitare che possa accadere.

Il solo nome mancante di un certo peso tra coloro che, negli USA, occupandosi di politica ed economia internazionale non aderiscono per principio al neoliberismo, mi sembra quello di Immanuel Wallerstein. Non ne conosco le ragioni ma mi spiace lo stesso. Mi auguro si aggiunga in un secondo momento.

Per verificare eventuali errori e/o omissioni della traduzione ecco l’indirizzo dell’originale in lingua inglese https://www.commondreams.org/views/2019/03/05/open-letter-washington-office-latin-america-about-its-stance-us-effort-overthrow

“Una lettera aperta all’ufficio di Washington per gli affari Latinoamericani sulla sua posizione nei confronti degli sforzi degli USA per rovesciare il governo venezuelano

Scriviamo preoccupati dall’indirizzo che ha preso WOLA riguardo un problema di vita o di morte e probabilmente di guerra e pace in America Latina.

Questa lettera è un tentativo di suggerire a WOLA alcuni problemi derivati dal appoggio che su diversi aspetti avete dato ai tentativi di rovesciamento del governo del Venezuela da parte del governo Trump.

Crediamo che questi tentativi siano sbagliati in tutti i sensi, sia moralmente che legalmente e politicamente.

Inoltre, poiché sia Trump che altri dirigenti del suo governo hanno minacciato apertamente in più occasioni di scatenare la guerra, presuppongono un grave rischio per le vite umane nonché altre conseguenze non prevedibili della guerra e della violenza politica.

Per queste ed altre ragioni, WOLA dovrebbe opporsi senza equivoci a questi tentativi di cambiamento del regime, così come persone progressiste di tutto il mondo si sono opposte nel 2003 alla guerra in Iraq.

Invece, ha appoggiato quasi tutti i passi compiuti dall’amministrazione Trump.

Si possono avere diverse opinioni sulla politica interna del Venezuela o sul come venezuelane e venezuelani possano meglio risolvere le loro differenze; ma, poiché indubbiamente l’operazione illegale di cambiamento di regime portata avanti dal governo Trump peggiora enormemente la situazione, tutte le persone che si preoccupano della vita umana e del diritto internazionale dovrebbero opporvisi.

Il maggiore pericolo risiede nell’opposizione di WOLA alle offerte di mediazione di Papa Francesco e dei governi neutrali del Messico e dell’Uruguay. WOLA ha affermato che questa proposta (denominata Meccanismo di Montevideo) non ha alcuna possibilità di raggiungere un risultato positivo e ha scelto, come unico spazio legittimo di trattativa, il Gruppo di Contatto Europeo, dominato da Washington e dai governi suoi alleati, con le loro sanzioni illegali ed i loro tentativi di provocare un cambiamento di regime.

Poiché è del tutto evidente che il governo Trump non intende trattare, come ha dichiarato apertamente in più occasioni, la scelta di WOLA implica che non ci saranno vere trattative finché altri governi (europei e latinoamericani) del gruppo non saranno disposti a rompere chiaramente con Washington. Non è impossibile che ciò accada, ma è poco probabile che avvenga in un futuro prossimo. Quindi, la scelta di WOLA per un gruppo teoricamente di trattativa ma dominato da Trump, serve solo a rinforzare la posizione di rifiuto del dialogo o della trattativa, di Trump e dalla sua equipe di estremisti (John Bolton, Marco Rubio ed Elliott Abrams).

WOLA respinge persino che l’ONU venga coinvolta nelle trattative (proposta del suo Segretario Generale Antonio Guterres), affermando che deve limitarsi a controllare una transizione.

L’ONU è l’organismo internazionale con maggiore esperienza e conoscenze riguardo la mediazione di crisi internazionali e interne, avendo contribuito con successo a mettere fine a guerre civili che sembravano senza soluzione, come in El Salvador negli Anni ‘90.

Questa esperienza, corredata dall’autorità morale che l’ONU ha in quanto organismo internazionale più rappresentativo, significa che un processo di mediazione da lei controllato avrebbe molta più legittimità da un processo diretto dal governo Trump e dai suoi alleati politici.

WOLA è stata ambigua riguardo al suo appoggio al riconoscimento di Juan Guaidó come “presidente ad interim”, che si è tradotto automaticamente in un embargo commerciale in aggiunta all’attuale embargo finanziario esistente di fatto poiché quasi tutte le valute del Paese provengono dalle esportazioni di petrolio che, per tre quarti, sono destinate a Paesi che si sono uniti al riconoscimento dato da Trump ad un governo parallelo e, quindi, non pagheranno l’attuale governo del Venezuela per il suo petrolio (1).

Ciò priverà l’economia [venezuelana] di miliardi di dollari in valuta, accelerando l’aumento della mortalità (inclusa la mortalità di neonati e di bambini) per la mancanza di medicinali e cure sanitarie e aggraverà la scarsità di cibo, un effetto ampiamente riconosciuto.

Ciò è profondamente immorale. Costituisce anche una violazione del diritto internazionale, inclusi l’Articolo 19 della Carta dell’OEA, la Carta dell’ONU e molti altri trattati internazionali sottoscritti dagli Stati Uniti.

WOLA ha anche adottato una posizione ambivalente nei confronti delle sanzioni di Trump dell’agosto 2017. Ha fatto sì qualche critica ma ha dato, anche, dei suggerimenti per migliorarle.

Quelle sanzioni hanno imposto un devastante embargo finanziario illegale (per i motivi testé indicati), paralizzando la produzione di petrolio e, quindi, privando l’economia di quei miliardi di dollari in valuta necessari per pagare le importazioni vitali. Hanno, inoltre, impedito ogni possibile ridiscussione del debito e della maggior parte delle altre misure necessarie a far uscire il Paese dalla depressione e dall’iperinflazione.

WOLA ha difeso queste sanzioni argomentando che “complicano le finanze del governo Maduro senza avere un impatto immediato sulla popolazione (anche se probabilmente l’avranno a lunga scadenza)”.

Ciò è palesemente falso, come ben sa chiunque abbia un minimo di familiarità con le sanzioni in generale e con l’economia venezuelana in particolare. La quasi totalità delle valute indispensabili all’economia venezuelana (non solo al governo) dipende dall’esportazioni di petrolio, con cui paga le importazioni di medicine, di cibo ed altri bisogni vitali, del governo e dei privati.

Queste posizioni non sono difendibili da un punto di vista umano. Nemmeno lo è l’obiettivo apparente del governo Trump di un cambiamento di regime al di fuori di ogni legalità.

Perché l’equipe di Trump rifiuta ogni trattativa? Perché non vuole una soluzione di compromesso necessaria alla coesistenza di forze politiche opposte in un Paese polarizzato.

Non si preoccupa del costo umano che derivi da una soluzione in cui il vincitore si prende tutto. Di fatto, è possibile che persone come Elliott Abrams e John Bolton considerino la violenza come parte integrale della loro strategia per sottomettere il chavismo ed i suoi partigiani, o per ottenere quel controllo che Trump e Bolton hanno affermato di voler avere sulle maggiori riserve di petrolio del mondo.

È positivo che WOLA si sia differenziata da queste persone opponendosi all’intervento militare statunitense e alla manipolazione dell’aiuto umanitario a fini politici. Ma non basta. Dovrebbe opporsi senza ambiguità a tutta la tenebrosa operazione di cambiamento di regime, alle violazioni del diritto internazionale e alle sanzioni illegali che provocano un’indicibile sofferenza.

WOLA non dovrebbe far finta che questa operazione esterna di cambiamento di regime diretta da estremisti portati alla violenza sia un legittimo tentativo della “comunità internazionale” per contribuire a risolvere la crisi politica ed economica del Venezuela.

E, cosa più importante, WOLA dovrebbe abbandonar la poco convincente affermazione in base alla quale l’unico processo di trattativa possibile sia quello controllato dal governo Trump ed i suoi alleati, e cioè, dal Gruppo di Contatto Europeo.”

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Nota:

(1) Il governo Trump ha poi stabilito alcune eccezioni temporanee per alcune società petrolifere.

 

Firme:

Greg Grandin, Professor of History, New York University

Noam Chomsky, Emeritus Professor, MIT

Sujatha Fernandes, Professor of Political Economy and Sociology, University of Sydney

Daniel Hellinger, Professor Emeritus of International Relations, Webster University

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Emir Simão Sader, Professor of Sociology, University of the State of Rio di Janeiro

Gerardo Renique, Associate Professor, Department of History, City College of the City University of New York

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Brad Simpson, Associate Professor of History, University of Connecticut

Thomas C. Field Jr., Associate Professor, Embry-Riddle College of Security and Intelligence

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Forrest Hylton, Associate Professor of History, Universi tà Nazionale di Colombia-Medellín

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Suyapa Portillo, Associate Professor, Pitzer College

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James Krippner, Professor of Latin American History at Haverford College

William I. Robinson, Professor of Sociology and Global and International Studies, University of California-Santa Barbara

James Cohen, University of Paris 3 Sorbonne Nouvelle

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Victor Silverman, Professor, Department of History, Pomona College

Aviva Chomsky, Professor of History and Coordinator of Latin American Studies, Salem State University

Jorge Majfud, Associate Professor of Spanish, Latin American Literature & International Studies, Jacksonville University

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Margaret Power, Professor of History, Illinois Institute of Technology

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Robert Austin, Honorary Associate, Department of History, School of Philosophical & Historical Inquiry , University of Sydney

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