Spigoli della quarta guerra mondiale: appunti sui femminicidi

[Immagine in evidenza: Screenshot del film Apocalypse Now Redux (2001) di Francis Ford Coppola. Elicotteri del tenente colonnello Kilgore all’attacco di un villaggio controllato dai vietcong]

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Estate dell’ultima guerra
non quella ma questa che c’è
ancora col culo per terra
insieme soltanto noi tre

Enzo Jannacci, “E allora andiam”, dall’albo “E allora concerto”, 1981

In Italia, non passa ormai giorno che i media non ci sputino addosso il racconto di una donna ammazzata dal marito, compagno, fidanzato, padre. È successo oggi, ieri, o nel migliore dei casi l’altro ieri. La notizia, declamata con l’enfasi e la regolarità di un orologio rotto (che comunque indica l’ora giusta due volte al giorno), suona rituale quanto il meteo show. È sorprendente ma è vero: ci siamo talmente abituati ad ascoltare questa notizia che non ci fa più saltare sulla sedia, urlare, sentire il freddo correrci sulla schiena o semplicemente incazzarci.

Il difetto è nel manico: “Stiamo diventando gente fina. Di questo passo finiremo per combattere di nuovo contro il regime conservatore, ma questa volta per mettere un re[1]. Nel 1968, quando García Márquez ci regalò questa predizione, probabilmente a molti sembrò solo una delle tante esagerazioni del principe del realismo magico. Ma poi è effettivamente successo. E continua a succedere.
Sembra spesso che abbiamo innestato permanentemente la retromarcia. Addirittura, “da Berlino, dov’era in visita, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha detto che i ministri dell’Interno di Germania, Austria e Italia sono pronti a formare «un’asse» contro l’immigrazione irregolare […] Kurz, un popolare che a Vienna governa con l’estrema destra, sta lavorando insieme ad alcuni Paesi europei, tra cui la Danimarca, alla creazione di «centri comuni» destinati ai migranti che non possono pretendere l’asilo dall’UE o sono stati respinti, centri da creare fuori dai confini dell’Unione. Non è chiaro dove li voglia piazzare, ma la stampa austriaca ha ipotizzato l’Albania”[2]. Per consolidare il nuovo “Patto d’acciaio” mancano solo il Giappone e Auschwitz-Birkenau, ma probabilmente i progressi tecnologici permetteranno che l’inferno sia riproposto in un’altra versione, magari pop. Per ora, ce lo auguriamo, sono solo cazzate in libertà. Nondimeno, mi auguro che in qualcuno s’insinui il retro-pensiero di una gelida manina posata sulla propria schiena.

Il primo antidoto alla malattia dell’oblio è il connubio realtà-memoria.

Sulla realtà, nemmeno nella più dilettantesca delle analisi si dovrebbe prescindere dal considerare come punto di partenza il fatto che viviamo in società capitalistiche, colonialiste e patriarcali. Che le tre principali modalità di dominazione della modernità occidentale sono il capitalismo, il colonialismo e il patriarcato. Che il potere di queste moderne forme di dominazione è regolato e consolidato da specifiche istituzioni che rispondono, rispettivamente, ai nomi Stato, diritto ed educazione.

“Il cattivo esempio è contagioso. Peggio ancora, protetto dall’impunità. Dio li crea, il diavolo li mette assieme.”

La categoria colonialismo è controversa solo perché, essendo le idee dominanti quelle delle classi dominanti, ci hanno e ci siamo convinti che le lotte di liberazione anticoloniale del XX secolo hanno messo fine al colonialismo. Invece il colonialismo ha solo cambiato forma o veste, per cui la nostra prima difficoltà è dare un nome adeguato a questo processo di continuità e cambiamento.Pur se il tema è il femminicidio, credo doveroso fare un piccolo appunto sul colonialismo, la più controversa tra queste categorie.

In tempi confusi, conviene sempre precisare: intendo per colonialismo la modalità di dominazione che si basa sul degrado ontologico[3] delle popolazioni dominate in base a motivazioni etnico-razziali. Intendo dire che, proprio perché osservati dal diaframma razziale, a queste popolazioni e corpi continua a non essere riconosciuta la stessa dignità umana che si attribuisce a coloro che li dominano. Intendo dire che da ciò deriva che queste popolazioni e corpi possano essere eliminati o sospesi in un limbo inesistente, ad esempio in una nave vagante come quella dell’«olandese volante», il vascello fantasma che solca i mari in eterno senza una meta precisa e a cui un destino avverso impedisce di tornare a terra. Come si sa, il vascello viene spesso avvistato da lontano, sempre avvolto nella nebbia ma emanante una luce spettrale. Tuttavia, poiché i suoi marinai sono fantasmi, sono del tutto inutili i loro tentativi di comunicare con le persone sulla terraferma[4].

Nulla mi sembra più chiaro come espressione di questo colonialismo della recente decisione di negare l’approdo ai porti italiani di una nave carica di profughi, sommata all’incapacità della gente perbene (non penso ci si deva rifare ai “progressisti”, comunque fantasmi) di articolare una risposta a cotanta indecenza, morale e pratica.

Torniamo al femminicidio, ossia al massacro indiscriminato delle donne. Si tratta di una pratica istituzionale ultracentenaria, che come qualsiasi pratica istituzionale, ha subito aggiustamenti. Da qualche decennio, infatti, ha assunto le forme moderne che oggi la contraddistinguono.

Sempre per evitare ambiguità, chiarisco cosa intendo: il colonialismo imperante riferisce il concetto di Modernità solo, o fondamentalmente, alle idee nuove (le novità), progredite (avanzate), razional-scientifiche, laiche, secolari. Qualsiasi altra idea o cultura è comunque arretrata, primitiva, sottosviluppata.
Va da sé: la modernità femminicida si esprime anche a Parigi, ma avviene per un retaggio contagioso derivato da “crudeli forme pre-moderne tipiche dalle società arretrate”. Il che equivale a dire che la Santa Inquisizione è stata una creazione di Nelson Mandela, Giordano Bruno è stato bruciato in Piazza Tlatelolco e la mafia e il traffico di stupefacenti sono stati portati in Italia dagli immigrati.

Leggo sul giornale madrileno “Público” (14 giugno 2018): “Questa settimana, oltre 100 lavoratrici stagionali marocchine hanno spiegato ai giudici come i loro capi le ricattano col lavoro per costringerle ad avere rapporti sessuali.

Le condizioni di vita di tutti i lavoratori stagionali nella campagna spagnola sono terribili, ma quelle delle lavoratrici lo sono di più, pur se il contratto fatto nella loro sede di residenza è stato venduto come la soluzione al «problema» derivante dalla necessità di manodopera stagionale straniera nell’agricoltura. Si ricorderà, infatti, che nel 2000-2001 Huelva è stata il grande laboratorio di sperimentazione di una politica di gestione della manodopera che l’UE ha successivamente adottata trasformandola in direttiva […].

Questi contratti permettono agli imprenditori della fragola di avere a loro completa disposizione un numero di lavoratrici migranti con un’autorizzazione temporale di residenza e di lavoro per il periodo della raccolta. Sono permessi vincolati ad un Paese, un’attività e un datore di lavoro specifici. Le lavoratrici scambiano i loro diritti per la possibilità di lavorare legalmente nel Paese. Non possono negoziare le loro condizioni di lavoro, non possono scegliere un altro lavoro, non possono cambiare padrone […][5]”.

Leggo da una inchiesta di “L’Espresso” del 2014: “Cinquemila donne lavorano nelle serre di Ragusa. Vivono segregate in campagna. Spesso con i figli piccoli. Nel totale isolamento subiscono ogni genere di violenza sessuale. Una realtà fatta di aborti, «festini» e ipocrisia. Dove tutti sanno e nessuno parla”[6].

“Curioso, ma lo si può capire, era “solo un ragazzo”: nel febbraio 2014 Enrico Letta, allora a capo del secondo governo italiano non eletto, impegnato in un viaggio nel Qatar per sollecitare investimenti (ne ottenne 500.000 dollari), si dilungò in un’appassionata difesa dei diritti umani … in Russia.”

Per una donna, essere irregolare vuol dire essere soggetta alla minaccia di essere denunciata e di conseguenza spesso rimpatriata se non si accettano i rapporti sessuali. Pochi si occupano del tema. Se c’è un doppio sfruttamento (in quanto donna e in quanto straniera), se ciò si manifesta ancora in modo duplice soprattutto nelle nostre campagne (in quanto sfruttata nel lavoro e sessualmente), si manifesta di contro una sorta di quasi impenetrabile pregiudizio: in quanto donne, braccianti, straniere risultano le più invisibili tra gli invisibili. E si sa dei fantasmi non si occupa mai nessuno. Semplicemente non esistono”.Commentano Marco Omizzolo e Roberto Lessio su globalist.it: “Le prestazioni sessuali derivano dal ricatto della miseria, dovuto a salari miseri, alla mancanza di strumenti adeguati per uscire dallo sfruttamento lavorativo e dal ricatto occupazionale. Senza dimenticare che il passo dalla prostituzione indotta alla violenza sessuale è davvero breve. Se ci stai prendi 20 euro, altrimenti ti prendo uguale altrimenti ti licenzio. Così ragionano alcuni padroni italiani. Secondo Medici senza Frontiere, oltre la metà degli stranieri impiegati come braccianti agricoli non ha un permesso di soggiorno, a cui si aggiunge un 25% di persone con un regolare permesso per richiesta d’asilo, alle quali, ai sensi della legge italiana, non è consentito lavorare [Le normative attuali consentono di lavorare dopo 2 mesi dalla richiesta di asilo].

Il cattivo esempio è contagioso. Peggio ancora, protetto dall’impunità. Dio li crea, il diavolo li mette assieme.

Nel Qatar il 94% della manodopera è immigrata. Lavora soprattutto nell’estrazione del gas e nella costruzione delle infrastrutture destinate al mondiale di calcio del 2022 (aggiudicato dopo una decisione pagata salatamente dagli emiri ai dirigenti del calcio raggruppati nella FIFA). Nel 2013, i 300.000 cittadini qatarioti avevano il reddito pro capite più alto al mondo (102.100 dollari, oltre 87.000 euro annui), ma “i lavoratori emigrati mangiavano in stanze senza elettricità dopo lunghe giornate lavorative con turni di 12 ore per 7 giorni a settimana, nei 6 mesi estivi con temperature superiori a 45ºC […] I loro diritti erano violati sistematicamente. Si registrava una media superiore ad un morto sul lavoro al giorno […] Non potevano cambiare lavoro né uscire dal Paese senza l’autorizzazione dei loro padroni che, per impedirlo, requisivano i loro passaporti per tutta la durata del contratto […] Molti non avevano neppure ricevuto il loro salario, 8 dollari al giorno in media, per mesi. Oltre agli operai, la maggior parte degli immigrati sono donne, destinate al lavoro domestico e normalmente violentate”[7].

Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), il valore stimato delle riserve minerali – oro, diamanti, rame, cobalto, coltan, stagno, tungsteno, zinco, manganese, magnesio, uranio, niobio e argento – supera i 24.000 miliardi di dollari. Dal coltan (80% delle riserve mondiali) deriva il tantalio, componente base dell’elettronica moderna e delle tecnologie aerospaziali e militari. Le altissime temperature generate dai processori utilizzati nelle nuove applicazioni militari (bombe intelligenti, droni, robot, sistemi anticarro) sono tra le maggiori sfide dell’ingegneria elettronica.

“Per Federici, il feudalesimo è stato eroso dal potere e dall’autonomia raggiunte dai ceti popolari e la risposta delle classi dominanti è stata una violenta offensiva che mise le basi del capitalismo. La schiavitù ed il colonialismo, la sottomissione dei lavoratori nella produzione e la riduzione delle donne alla riproduzione, la creazione di gerarchie di razza, genere ed età, fecero parte di questa nuova dominazione”

Bentiu, capitale dello Stato dell’Unità (Al-Wahda, الوحدة), nord del Sud Sudan, è stato testimone di alcuni tra i peggiori combattimenti da quando è iniziata la guerra civile nel dicembre 2013. “L’aumento della violenza ha moltiplicato le persone che cercano di arrivare al «Accampamento di Protezione di Civili» (POC), il maggiore campo per gli sfollati nel Paese. Attualmente ha circa 120.000 persone. La stragrande maggioranza delle donne che ci arrivano lo fa dopo avere subito molestie e violenze. In questo Paese violentare le donne è un’arma di guerra.A ciò servono le capacità di resistenza del tantalio. Per impossessarsene, si è perpetuato il conflitto più mortale del secondo dopoguerra (oltre 6 milioni di morti, più dei morti provocati dalle maggiori guerre combattute nello stesso periodo: Darfur, Iraq, Afghanistan, Bosnia e Ruanda). I gruppi armati combattono per il controllo delle miniere e delle vie di trasporto. I minerali viaggiano attraverso Ruanda e Uganda, dove sono acquistati dalle multinazionali. Secondo la BM, nella sola Ruanda il valore del contrabbando dei minerali congolesi è di 6 milioni di dollari al giorno. Nel frattempo, parola del FMI, il PIL pro capite dei congolesi sopravvissuti è di 231 dollari annui[8].

Una delle vittime, che preferisce restare anonima, dichiara: «Eravamo molte donne, eravamo vicino al fiume. È arrivato un gruppo di criminali e ha scelto sette donne. Ci hanno portate al bosco. Tutte sapevamo che saremmo state violentate. Ci consolavamo mutuamente dicendo che questo avviene in tutte le guerre. Sappiamo che se non ti violentano oggi, ti violenteranno domani».

Il 65% delle donne del Sud Sudan ha subito violenza sessuale o fisica, il doppio della media mondiale. Si parla di una «epidemia di violenza sessuale». Secondo l’UNICEF, che fa prevenzione in questa zona, le cifre sono «allarmanti».

“Página 12”, 8 giugno 2018. “Perché non ci sono più obiettivi d’inflazione?” “Ci siamo resi conto che questa ossessione per l’obiettivo c’impediva di goderci il cammino… Vogliamo un’economia più spirituale.” “E cosa succede con il debito?” “Lo pagheremo in varie reincarnazioni”
“Página 12”, 8 giugno 2018. “Perché non ci sono più obiettivi d’inflazione?” “Ci siamo resi conto che questa ossessione per l’obiettivo c’impediva di goderci il cammino… Vogliamo un’economia più spirituale.” “E cosa succede con il debito?” “Lo pagheremo in varie reincarnazioni”

Mustapha Ben Messaud, responsabile dell’UNICEF a Bentiu, afferma che «i casi di violenza sessuale contro le donne è andato in crescendo dal 2013. Praticamente, la nostra situazione può essere definita come un’epidemia caratterizzata dalle costanti aggressioni alle donne. E l’epidemia peggiora giorno dopo giorno»”[9].

Le capitali del femminicidio non si trovano né sulle rive del Naviglio né su quelle del Tamigi, ma nell’ampio mondo “dominato ancora dalle tenebre”. Come Ciudad Juárez, nello Stato messicano di Chihuahua, ad esempio. E allora conviene iniziare osservando quanto avviene da quelle parti se si vuole capirne la logica.

Nel 2006, anche molti tra quelli (tanti) che amano essere disinformati per nascondersi nell’ignoranza ed evitare la tentazione di avere un’opinione, hanno conosciuto la storia, basata su fatti realmente accaduti, di una serie di assassini irrisolti a Ciudad Juárez, città/fabbrica sviluppatasi lungo il confine tra gli USA ed il Messico, fra Rio Bravo del Norte ed El Paso.

Potenza del cinema: in “Bordertown”, Gregory Nava, lo sceneggiatore e regista del film, afferma fin dai titoli iniziali: “Le imprese americane stanno usando il North American Free Trade Agreement (Trattato di libero commercio dell’America de nord, NAFTA), per aprire grandi maquiladoras vicino al confine con gli Stati Uniti d’America. Le maquiladoras assumono soprattutto donne messicane per farle lavorare molte ore e pagandole poco in confronto alla grande quantità di beni che producono (1 televisore ogni 3 secondi, 1 computer ogni 7)”[10].

Il 7 marzo 2018, il quotidiano spagnolo “El País” preannunciava la mobilitazione delle donne messicane programmata per la Giornata internazionale delle donne, il giorno dopo. L’articolo della sua corrispondente a Città del Messico sparava: “Quanti altri femminicidi può sopportare il Messico?

Nel Messico, ci sono madri che osservano le foto della loro figlia morta sul cellulare per non dimenticare i colpi subiti; che riesumano il cadavere della loro bimba mutilata a cielo aperto a pochi metri da casa; che trovano gli assassini ma questi rimangono sempre a piede libero; che senza essere andate a scuola, studiano il Codice Penale di notte sullo schermo di un telefonino. Ci sono padri che pedalano sopra una bicicletta all’inseguimento di un autobus dove violeranno e uccideranno la loro figlia di 10 anni. Ci sono donne che non escono di casa dopo le sette di sera; che accelerano il passo; che non camminano da sole. Nel Messico ci sono oltre sette donne uccise ogni giorno. Nell’ultimo decennio sono state 23.800 ma la macabra conta accelera in continuazione.

I familiari, col cadavere delle loro figlie ancora caldo, consegnano le prove necessarie, fanno pressioni sulle autorità: «non è andata via col fidanzato», «non era emotivamente instabile», «aveva tanta voglia di vivere» … Il calvario per coloro che perdono una figlia, una sorella o una madre non finisce con la sepoltura. Anzi, è appena iniziato. Perché, malgrado le cifre e gli impegni assunti dalle autorità, nel Messico assassinare una donna è praticamente gratuito: solo il 10% dei casi ha ricevuto una sentenza di condanna, secondo l’ultimo rapporto dell’ONU Donne”[11].

Due giorni dopo, il 9 marzo 2018, aggiornava: “Migliaia di donne hanno manifestato nel centro della capitale messicana. I femminicidi e la violenza maschilista sono stati i principali motivi di protesta.

Donne marciano a Città del Messico durante la giornata internazionale della donna. © Héctor Guerrero

“Le donne messicane hanno sfilato per mettere fine a molte altre ingiustizie: ad esempio quelle salariali, poiché nel Messico il 53% dei laureati sono donne ma guadagnano il 17% meno dei maschi; ad esempio, per il riconoscimento del lavoro domestico; ad esempio, per leggi che rendano possibile conciliare i tempi di lavoro e la famiglia […] Durante la manifestazione è stato letto un manifesto firmato da oltre 50 associazioni […]: «Essere donna in Messico è sinonimo di morte […] Ogni violenza maschilista ha inizio con i micromaschilismi che permettiamo in casa, nei mezzi di trasporto e nel nostro ambito di lavoro. È fondamentale trasformare l’educazione per evitare che questi micromaschilismi possano sboccare nella loro espressione più selvaggia: l’assassinio»”[12].

Lodevoli ma vani propositi se, il 4 aprile 2018, lo stesso quotidiano intitolava: “Ecco i resti carbonizzati del crimine di una madre e di sua figlia in Messico. Nessun arresto” e, dopo un raccapricciante servizio fotografico, specificava: “Nel 2017, il 36% delle donne assassinate in Messico sono state strangolate, appese, annegate, bruciate, picchiate con qualche oggetto contundente o pugnalate. Invece, la stragrande maggioranza degli uomini è stata assassinata con un’arma da fuoco”[13].

“Anche oggi la violenza destinata ad annientare i settori popolari attraverso il narcotraffico, il femminicidio e le guerre contro i popoli è stata disegnata dalle classi dominanti per distruggere i nostri poteri. E non solo quelli espliciti”

Queste riflessioni mi rimandano direttamente al libro di Silvia Federici, Calibano e la strega: donne, corpo e accumulazione originaria, un lavoro destinato ad avere una durevole influenza, che contribuisce ad illuminare la realtà attraverso l’analisi della caccia alle streghe in epoca medioevale, mettendola in relazione a quanto avviene nel nostro periodo storico.Ha scritto Aleida Quintana sul giornale elettronico desinformemonos.org: “I giochi, i sogni, la scuola, gli amici, la famiglia, gli onomastici, i viaggi; la sicurezza, la libertà, la dignità e la vita hanno smesso di essere diritti e sono diventati, in modo vergognoso, intollerabile e sfortunato, benefici che si ottengono solo dopo che hai “moderato” la tua forma di parlare, quando hai messo “più cura” nel tuo modo di vestire, negli orari in cui esci, sui luoghi che frequenti, quando hai smesso di avere fiducia nelle persone e quando la tua vita ha smesso di essere la tua vita. A Querétaro, tra il gennaio 2015 e l’agosto 2016, si sono registrati 31 femminicidi […] È assolutamente evidente che i Femminicidi sono Violenza dello Stato”.

Per Federici, il feudalesimo è stato eroso dal potere e dall’autonomia raggiunte dai ceti popolari e la risposta delle classi dominanti è stata una violenta offensiva che ha messo le basi del capitalismo. La schiavitù ed il colonialismo, la sottomissione dei lavoratori nella produzione e la riduzione delle donne alla riproduzione, la creazione di gerarchie di razza, genere ed età, fecero parte di questa nuova dominazione.

La sua tesi differisce dalla teoria dell’accumulazione primitiva di Karl Marx, per il quale l’accumulazione primitiva era il precursore del capitalismo. Viceversa, per Federici l’accumulazione primitiva è una caratteristica fondante e fondamentale del capitalismo poiché, per sopravvivere, questo richiede una costante infusione di capitale espropriato:

“La caccia alle streghe compare raramente nella storia del proletariato. Fino ad oggi, è uno dei fenomeni meno studiati della Storia d’Europa o, forse, della Storia mondiale, se consideriamo che l’accusa di adorare il Demonio è stata portata al «Nuovo Mondo» dai missionari e conquistatori come uno strumento per soggiogare le popolazioni locali. Che le vittime, in Europa, siano state fondamentalmente donne contadine dimostra, forse, l’indifferenza degli storici verso questo genocidio; un’indifferenza vicina alla complicità, poiché l’eliminazione delle streghe dalle pagine della Storia ha contribuito a minimizzare la loro eliminazione fisica nei roghi, suggerendo che si è trattato di un fenomeno di scarso significato, o addirittura una questione di folclore. mentre deplorano lo sterminio delle streghe, molti le ritrattano con insistenza come disprezzabili stupide colpite da allucinazioni. In questa forma, la loro persecuzione potrebbe spiegarsi come un processo di «terapia sociale», che è servito a rinforzare la coesione amichevole e che potrebbe essere descritta in termini medici come «panico», «pazzia», «epidemia», tutte caratterizzazioni che esulano dalla colpa i cacciatori di streghe spoliticizzando i loro crimini. […]

Solo il movimento femminista è riuscito a fare che la caccia alle streghe emergesse dalla clandestinità nella quale era stata ridotta, grazie all’identificazione delle femministe con le streghe, presto adottate quale simbolo della rivolta femminile. Le femministe abbiamo riconosciuto rapidamente che centinaia di migliaia di donne non avrebbero potuto essere state massacrate e sottomesse alle più crudeli torture se non perché sfidavano la struttura del potere. Ci siamo rese conto anche che questa guerra contro le donne, praticata per almeno due secoli, ha rappresentato un punto decisivo nella storia delle donne in Europa. Il «peccato originale» è stato il processo di degrado sociale subito dalle donne con l’arrivo del capitalismo. Ciò conferma, quindi, che si tratta di un fenomeno al quale dobbiamo ritornare più volte se vogliamo capire la misoginia che ancora caratterizza la pratica istituzionale ed i rapporti tra uomini e donne”.

“Dovrebbe essere stato preso in considerazione il fatto significativo che la caccia alle streghe fosse contemporanea alla colonizzazione e allo sterminio delle popolazioni del Nuovo Mondo, alle chiusure dei territori comuni da parte degli inglesi, all’inizio della tratta degli schiavi, alla promulgazione di «leggi sanguinose» contro vagabondi e mendicanti”

Ovvero, se in “Il capitale” Marx sostiene che il capitalismo è arrivato grondando sangue e fango dai piedi alla testa, la Federici precisa: è arrivato creando un immenso campo di concentramento. La schiavitù nelle piantagioni e il lavoro coatto nelle miniere (mita) si trovano alla base dell’accumulazione di capitale. Mentre il potere delle donne veniva distrutto con la caccia alle streghe, i maschi (ma anche le donne, le bambine ed i bambini) erano sottoposti alla schiavitù stipendiata e alla schiavitù tout court per impossessarsi dei beni comuni.Le dimensioni del massacro dovrebbero avere sollevato qualche sospetto: in meno di due secoli centinaia di migliaia di donne sono state bruciate, impiccate e torturate. Dovrebbe essere stato preso in considerazione il fatto significativo che la caccia alle streghe fosse contemporanea alla colonizzazione e allo sterminio delle popolazioni del Nuovo Mondo, alle chiusure dei territori comuni da parte degli inglesi, all’inizio della tratta degli schiavi, alla promulgazione di «leggi sanguinose» contro vagabondi e mendicanti, e che raggiungesse il suo apice nel interregno tra la fine del feudalesimo e il «decollo» capitalista, quando i contadini, che avevano raggiunto in Europa il massimo del loro potere, subirono la loro maggiore sconfitta storica. Eppure, finora questo aspetto dell’accumulazione primitiva è rimasto un segreto.

“Poiché l’attacco alle donne e ai loro figli è uno dei nodi essenziali di questa guerra, parte della risposta alla violenza può rintracciarsi nella difesa delle politiche sociali e del sempre meno attuale Stato sociale, che politicanti travestiti da progressisti hanno largamente contribuito a smantellare in questi anni”

Non sono le lotte delle donne a mettere fine alla solidarietà tra generi, ma la rottura è conseguenza dell’implacabile e silenzioso progredire del capitale sulle classi dominate. Con la complicità determinante della chiesa, le classi dominanti hanno collocato le donne nel nuovo ruolo loro assegnato. La caccia alle streghe fu lo strumento per imporre la lezione.In un intervento successivo afferma: “Mentre la ribellione delle donne fu sancita comunemente come cattive pratiche di cattive donne, i lavoratori ribelli diventarono rivoluzionari. Il lavoro produttivo (maschile) produce automobili, ferramenta, cibo, ed è retribuito con un salario. Il lavoro riproduttivo (femminile) produce quei lavoratori di cui ha bisogno il capitalismo, li veste, li alimenta, li educa, li mantiene in salute, ma è reso invisibile e non è pagato. Sono alcune tra le non piccole dimenticanze di Marx ed Engels […] Nel nuovo sistema politico economico lo Stato inizia ad impossessarsi del corpo delle donne, imponendo attraverso la divisione sessista del lavoro l’idea che essendo le donne «esseri inferiori, deboli, poco ragionevoli e, quindi, più vulnerabili alla seduzione del diavolo, devono essere subordinate. Altri devono pensare e decidere al loro posto». Fu anche allora che le donne si organizzarono e resistettero, in un momento di trasformazione sociale che portò non solo una nuova organizzazione politica, economica e sociale, ma che essendosi tradotta nella rottura della solidarietà tra donne e uomini, ha indebolito la lotta delle classi dominate, e pregiudicato più profondamente le donne.”

Non sono le lotte delle donne a mettere fine alla solidarietà tra generi, ma la rottura è conseguenza dell’implacabile e silenzioso progredire del capitale sulle classi dominate. Con la complicità determinante della chiesa, le classi dominanti hanno collocato le donne nel nuovo ruolo loro assegnato. La caccia alle streghe fu lo strumento per imporre la lezione.

“Oggi siamo davanti ad una nuova ondata di accumulazione originaria. In questa fase, il capitale ha nuovamente bisogno d’impossessarsi della forza lavoro, e perciò ha bisogno di espropriare la terra, di precarizzare il lavoro e di tagliare i servizi. Esiste un forte legame tra il processo di estrazione dei beni comuni e la violenza contro le donne, perché sono loro (noi) a dare e conservare la vita, a mantenere la comunità unita, ad essere colpite più fortemente dai progressi del capitale, a sostenere le lotte per la vita e il territorio. Siamo davanti ad una nuova caccia alle streghe. Perciò si sono incrementati i femminicidi, non solo in numero ma anche nella crudeltà. Perciò si è messo nuovamente in moto la pedagogia della crudeltà […] Abbiamo bisogno di conoscere la storia di altre donne, di cosa hanno fatto, di come si sono organizzate e di come hanno resistito. Solo così è possibile costruire e sostenere il nostro tessuto economico e culturale. Bisogna pensare la riproduzione della vita in solidarietà e mutuo appoggio, per intraprendere pratiche che rivalutino le pratiche delle donne, poiché la svalutazione fa parte del nucleo duro della violenza. Isolate, isolati, nulla avremo. Siamo già sconfitti”[14].

Oggi davanti alla crisi del capitalismo la classe dominante ritorna all’uso della violenza per perpetuarsi. Alla base di questa crisi si ritrova il potere acquisito dai ceti popolari organizzati in movimenti, in modo particolare dalla decade degli anni ’60, quando gli operai industriali disarticolarono il potere padronale debordando la disciplina fordista.

L’offensiva del capitale cerca di distruggere quelle capacità di organizzazione e lotta dei ceti popolari. A giudicare dalla pubblicistica, sembrerebbe che ci riescano. Ma un’analisi non statica del mondo popolare rivela che il mondo di oggi è molto diverso di quello vecchio, specie per la crisi del vecchio patriarcato. Se si osservano con attenzione i movimenti antisistemici, si vede con chiarezza che le donne hanno un ruolo centrale, anche quando sono meno visibili dei maschi. Sono la calcina della vita collettiva, responsabili della riproduzione della vita e dei movimenti. Lavorando collettivamente, sono custodi dei beni comuni, materiali e immateriali. Sono le sostenitrici del mondo popolare, delle famiglie allargate e delle organizzazioni, dalle comunità urbane a quelle contadine e indigene.

Perciò non è assolutamente un caso se ci troviamo davanti ad una nuova caccia alle streghe, quando la riproduzione occupa un posto importante nella resistenza e nel potere delle donne.

Le donne, con le loro figlie e figli, hanno disarticolato la famiglia nucleare patriarcale, il potere della chiesa e del prete, il ruolo disciplinante della scuola, della caserma, dell’ospedale e dall’officina. Como scrive Federici sulla società medioevale, cercano di creare un mondo in cui i rapporti collettivi prevalgano su quelli familiari e dove la loro cooperazione renda la divisione sessuale del lavoro una fonte di potere e di protezione per le donne.

“Nelle periferie del mondo, ma temo succederà a breve anche qua, la nuova caccia alle streghe non conosce tribunali né formalità. Il libero uso di liberi fucili è parte della quarta guerra mondiale del capitale per eliminarci come popoli”

Anche oggi la violenza destinata ad annientare i settori popolari attraverso il narcotraffico, il femminicidio e le guerre contro i popoli è stata disegnata dalle classi dominanti per distruggere i nostri poteri. E non solo quelli espliciti.Trent’anni fa, la femminista neozelandese Marilyn Waring scriveva: “Il termine benessere è stato elaborato a partire del saccheggio delle risorse naturali, della schiavitù dei miserabili del mondo, della svalutazione delle donne, dell’uso intollerabile dei bambini e bambine come prodotti e manodopera a buon mercato e dall’uso della forza bellica irrazionale”[15].

Federici, ci ricorda che i lavoratori del XV secolo hanno provato diverse forme di resistenza: smettevano di lavorare quando disponevano di quanto serviva ai loro bisogni, accettavano incarichi di lavoro solo a tempo limitato, si vestivano con ostentazione per confondersi con i signori.

Nelle periferie del mondo, ma temo succederà a breve anche qua, la nuova caccia alle streghe non conosce tribunali né formalità. Il libero uso di liberi fucili è parte della quarta guerra mondiale del capitale per eliminarci come popoli. Per vincere, la borghesia deve fare tavola rasa dell’autonomia dei popoli, delle comunità e delle persone. D’altronde, 7 miliardi sono troppi. Ne avanzano, ad occhio e croce, almeno 5 miliardi. Peggio ancora se non ci si rende conto in tempo delle enormi trasformazioni del lavoro indotte dalla tecnologia.

Poiché l’attacco alle donne e ai loro figli è uno dei nodi essenziali di questa guerra, parte della risposta alla violenza può rintracciarsi nella difesa delle politiche sociali e del sempre meno attuale Stato sociale, che politicanti travestiti da progressisti hanno largamente contribuito a smantellare in questi anni.

Come avveniva all’alba del sistema, anche nella sua fase di decadenza la violenza ridiventa il principale agente dell’accumulazione di capitale. I maghi dello spazio-tempo immateriale proclamano un no senza sé e senza ma alla violenza. Peccato che le classi dominanti non condividano il loro illuminismo tardivo e astratto. Forse s’illudono che il loro mondo non farà parte di quello “usa e getta”. Ma, se fanno un po’ di conti, vedranno che anche buona parte di questo mondo è destinato a cadere nell’usa e getta.

Senza farsi illusioni, bisogna invece capire che per la classe dirigente la violenza non è un errore e nemmeno frutto di una momentanea deviazione di rotta, ma una caratteristica sistemica del capitalismo in decadenza, per ora applicata con particolare virulenza in quelle zone del mondo dove si nega la dignità degli esseri umani. Da lì l’urgenza di definire le strategie più adeguate per far fronte alla violenza sistemica e alla volontà di annientamento dei popoli.

Non ho risposte definitive ma molte domande. Ad esempio, se il femminicidio e l’assassinio indiscriminato di giovani e donne è sistemico, ha senso preoccuparsi dei colori dei governi, comunque deputati a mantenere il sistema in piedi? Illustro la stessa domanda col vecchio ma lucidissimo José Saramago: “Ma voi pensate davvero che se votare fosse una cosa seria, ve la lascerebbero fare?”

Ovvero, mai rinunciare all’uso di tutte le forme possibili per esprimere le nostre opinioni. A due condizioni: La prima è quella di avercela; La seconda di non cadere negli eccessi della “linea scientificamente giusta”, del “cretinismo parlamentare” e di altri cretinismi.

R. A. Rivas

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[1] Gabriel García Márquez, “Cent’anni di solitudine”, Feltrinelli, Milano 1968.

[2] “Migranti, Kurz: «Asse volenterosi con Italia e Germania». Spaccatura a Berlino”. affaritaliani.it 13 giugno 2018. In  www.affaritaliani.it/affari-europei/migranti-kurz-asse-volenterosi-con-italia-germania-spaccatura-a-berlino-545596.html?refresh_ce

[3] L’ontologia, una delle branche fondamentali della filosofia, è lo studio dell’essere in quanto tale, nonché delle sue categorie fondamentali.

[4] Questa storia del folclore nordico europeo è stata reinterpretata e resa celebre in tutta Europa da Richard Wagner con l’opera “L’olandese volante” (1841) e dallo scrittore Washington Irving con “The Flying Dutchman on Tappan Sea” (1855). La versione più comune sulla sua origine narra che, in una notte di tempesta, il capitano della nave commise un atto blasfemo insultando Dio e sfidandolo ad affondare la nave. Per questo sacrilegio, il Signore tramutò lui e tutto il suo equipaggio in fantasmi e lo condannò a navigare in eterno senza mai poter tornare a casa. Leggende simili a questa si ritrovano nella tradizione dell’isola cilena di Chiloé, dove il “Caleuche” naviga di notte aggirando l’isola. Sempre nel sud del Cile, nell’area compresa tra lo Stretto di Magellano, Capo Horn ed il Canale di Beagle, durante violenti temporali compare “Ladylips”, fantasma apportatore di malasorte, privo della mascella inferiore che al timone del suo veliero, il “Ville de Paris” (realmente esistito, perduto nel 1782), gira in luoghi inaccessibili.

[5] Nuria Alabao, “Violencia sexual y laboral: la revuelta de las trabajadoras de las fresas. Sin poder y en situación evidente de vulnerabilidad, cualquier mujer está expuesta a abusos sexuales. Aquí, la mejor forma de luchar contra ellos es dar derechos a las migrantes”, “Público”, Madrid 12 giugno 2018. In http://ctxt.es/es/20180606/Politica/20094/trabajadoras-Huelva-empresa-violencia-Nuria-Alabao.htm

[6] Antonello Mangano, “Violentate nel silenzio dei campi a Ragusa. Il nuovo orrore delle schiave romene”, “l’Espresso”, Roma 15 settembre 2014. In http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/09/15/news/violentate-nel-silenzio-dei-campi-a-ragusa-il-nuovo-orrore-delle-schiave-rumene-1.180119

[7] Pete Pattisson, “Revealed: Qatar’s World Cup’s Slaves”, “The Guardian”, Londra 25 novembre 2013. In https://www.theguardian.com/world/2013/sep/25/revealed-qatars-world-cup-slaves; Markus Bickel, “Auf den Baustellen des Fußball-WM-Gastgeberlandes”, “Frankfurter Allgemeine”, Francoforte 18 novembre 2013. In www.dw.com/de/wieder-tote-auf-wm-baustellen-in-katar/a-17386821; Amnesty International, “My Sleep is My Break”, Londra 17 novembre 2013. In https://www.amnesty.org.uk/files/webfm/Documents/issues/qatar_my_sleep_is_my_break_april_2014.pdf; Abdoulaye Bah “Qatar: immigrati tra sudore e sangue nel Paese più ricco del mondo”, “Voci Globali”, Padova 12 febbraio 2014. https://vociglobali.it/2014/02/12/qatar-immigrati-tra-sudore-e-sangue-nel-paese-piu-ricco-del-mondo/ . Curioso, ma lo si può capire, era “solo un ragazzo”: nel febbraio 2014 Enrico Letta, allora a capo del secondo governo italiano non eletto, impegnato in un viaggio nel Qatar per sollecitare investimenti (ne ottenne 500.000 dollari), si dilungò in un’appassionata difesa dei diritti umani … in Russia.

[8] Per approfondimenti vedere Rivas R. A., “Guerra per conto terzi: Alcune osservazioni elementari sul conflitto nella Repubblica Democratica del Congo”, “L’altrapagina”, Città di Castello gennaio 2009. In http://www.altrapagina.it/wp/guerra-per-conto-terzi/; Mary Beth Sheridan, “U.S. financial reform bill also targets ‘conflict minerals’ from Congo”, “Washington Post”, 21 luglio 2010- In https://www.globalpolicy.org/security-council/dark-side-of-natural-resources/minerals-in-conflict/49324.html; David S. Hilzenrath, “SEC struggles to write ‘conflict minerals’ regulations for companies”, “Washington Post”, 18 ottobre 2012 https://compliancex.com/sec-struggles-to-write-%E2%80%98conflict-minerals%E2%80%99-regulations-for-companies/; David Ike, “Congo’s $24 Trillion Mineral Wealth: Corporations vs M23”, “Blacklist”, 28 novembre 2012. In https://www.davidicke.com/article/180332/76029-congos-24-trillion-mineral-wealth-corporations-vs-m23; David Cronin, “Profiting from Congo’s Plunder. Fortune from Pillage”, “Counterpunch” 27 maggio 2013. In https://www.counterpunch.org/2013/05/27/profiting-from-congos-plunder/; Carrie Giunta, “Blood Coltan: Remote-controlled Warfare and the Demand for Strategic Minerals”, “Pamzabuka news”, 21 novembre 2013. In https://www.pambazuka.org/human-security/blood-coltan-remote-controlled-warfare-and-demand-strategic-minerals

[9] Euronews, “Sudán del sur: la violación como arma de guerra”, 14 giugno 2018. Consultabile in https://www.lahaine.org/mm_ss_mondo.php/sudan-del-sur-la-violacion.

[10] La maquiladora è una fabbrica d’assemblaggio che lavora con materiali importati senza pagare dazi doganali. Il prodotto deve essere commercializzato nel Paese d’origine della materia prima.

In epoca medioevale questa parola identificava un sistema utilizzato in Spagna per macinare il grano in mulino alieno, pagando l’uso dell’impianto con parte della farina ottenuta. In seguito, questa è stata la forma tradizionale adottata per la produzione di zucchero nelle raffinerie delle Antille (“ingenios azucareros”). L’uso moderno del termine ha avuto origine in Messico a metà degli Anni ’60, quando l’aumento del costo della manodopera negli USA e nel Giappone portò a una delocalizzazione crescente dei processi industriali a più basso valore aggiunto. Nel novembre 2016, nelle 4.954 maquiladoras messicane lavoravano 2.475.935 persone. La stragrande maggioranza di queste maquiladoras si trova in città ubicate al confine con gli USA (Tijuana, Ciudad Juárez, Reynosa ed Heroica Nogales). Per approfondimenti, vedere Inés Cano Rivera, “Factores che inciden en la rotación de personal en maquiladoras: una revisión del panorama en México”. In http://docplayer.es/52978429-Factores-que-inciden-en-la-rotacion-de-personal-en-maquiladoras-una-revision-del-panorama-en-mexico.html.

[11] Elena Reina, “¿Cuántos femminicidios más puede soportar México? “El País”, Madrid 7 marzo 2018. In https://elpais.com/internazionale/2018/03/07/mexico/1520414016_971998.html. Il rapporto speciale dell’ONU, “Prospettive di genere sulla tortura e altri trattamenti e punizioni crudeli, inumani e degradanti”, presentato dal Relatore Speciale sulla Tortura dell’ONU all’Alto Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, può consultarsi in http://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=17152&LangID=E.

[12] Jacobo García, “Las mujeres mexicanas se movilizan contra la violencia machista”, “El País”, Madrid 9 agosto 2018. In https://elpais.com/internazionale/2018/03/09/mexico/1520563456_307506.html.

Micromaschilismo è una condotta quotidiana e sottile che costituisce una vera e propria strategia di controllo volta ad attentare all’autonomia personale di una o più donne. Possono essere quasi impercettibili oppure approvate dalla società. Per approfondimenti vedere Luis Bonino Méndez, “Micromachismos: la violencia invisible en la pareja”, in https://www.slideshare.net/mariaborba/micromachismos-luisboninomendez.

[13] Elena Reina, “Entre los restos calcinados del crimen de una madre y su hija en México. No hay ningún detenido”, El Paìs”, Madrid 4 aprile 2018. https://elpais.com/internazionale/2018/04/04/actualidad/1522814565_925236.html.

[14] Romina Verrua “Silvia Federici: La desvalorización está en el núcleo de la violencia”, “La tinta”, Montevideo 4 agosto 2017. Consultabile in https://latinta.com.ar/2017/08/silvia-federici-la-desvalorizacion-esta-nucleo-la-violencia/

[15] Marilyn Waring, “If Women Counted: A New Femminist Economics”, Macmillan, Allen & Unwin e University of Toronto Press, 1988.

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