Ode tutta personale a Jack lo Squartatore

Come abbiamo apprezzato in molte volte di questi giorni, i grandi media finiscono sempre per giustificare tutti i fini.

Come corollario aggiungo che i grandi mezzi, oltre a giustificare, santificano tutte le azioni.

Intendo dire che per poter uccidere – mettiamo – un milione di persone, bisogna far sembrare tutto ciò che facciamo soltanto una mostra della nostra superiorità.

La strada è segnata: è necessario accumulare tanta ricchezza, tante armi, tanto potere, apparire tante volte sui giornali e la TV, assistere a tante feste e divertirci tanto, essere tanto generosi con i propri soci e discepoli, da far sembrare tutto normale, anzi un prodotto DOC della nostra superiorità.

Nel 2018, uccidere una sola persona con le proprie mani continua ad essere un fatto condannabile. Ma il codice penale non specifica: è condannabile poiché richiede il contatto immediato con la vittima ed è poco efficace.

Si tratta di applicare una semplice legge matematica: per aumentare l’efficacia mortale, c’è bisogno di una maggiore distanza fisica.

Beninteso: a rendere nobile o degno l’assassinato non è la distanza, bensì la superiorità morale, la superiore moralità.

Non dovrebbe essere difficile da capire. Per uccidere una persona dovete avvicinarvi. Per ucciderne mille dovete allontanarvi (meglio sarebbe ammazzarli volando).

I mezzi, che sono mediazioni, servono ad incrementare la distanza e il numero delle vittime.

I mezzi sono estremamente discreti ed eleganti (nessuno vede il macellaio), tanto è che diventa quasi impossibile che qualcuno riesca ad uccidere mille persone senza che quell’atto prolifico e sovrano ci affascini e il suo esecutore ci susciti ammirazione.

I grandi mezzi di distruzione permettono che l’assassino moltiplichi le cifre di morti e lo allontanano dai cadaveri.

Questa schiacciante efficacia e ascetica distanza ci imprigiona in modo irresistibile. Pensateci: più su l’ho chiamato macellaio, ma è solo lirismo. In verità non lo chiamiamo macellaio e tantomeno assassino. Di solito, anzi, lo chiamiamo “re”, “generale”, “presidente” o “imprenditore”.

Jack lo squartatore raffigurato in azione sulla Police Gazette del 1888, con un aspetto immaginario basato su alcune ricostruzioni e descrizioni dei tratti fisionomici dell’assassino

Se vi pare un discorso strampalato, provate a cercare nei ranking dei 10 maggiori benefattori della storia Jack lo squartatore. Vi garantisco che non c’è. E vi assicuro che non c’è nemmeno tra i primi 100 né tra i 100.000 virtuosi ammiragli del pensiero. Si capisce.

Ma proviamo ad invertire la ricerca. Ve ne accorgerete che non c’è nemmeno tra i 10 maggiori assassini della storia, né tra i 1.000 e neppure tra i 100.000 maggiori assassini.

Ancora più strano: se confrontate i due elenchi – dei benefattori e degli assassini – verificherete che buona parte dei nomi coincide.

È vero che Hitler e Stalin (probabilmente perché persero), ci sono soltanto in uno di questi elenchi, ma Truman, Churchill, Ben Gurion, Kissinger, Nixon e Bush, per citarne alcuni, occupano i primi posti in tutti e due.

E allora, la domanda è: perché Jack lo Squartatore non è presente in nessuno dei due elenchi?

Penso che la risposta sia semplice: non c’è poiché uccise poca gente e con mezzi molto poveri, da poca distanza e con scarsi risultati.

Mettiamola in neolingua: Jack era poco efficace e ancor meno efficiente. Ed eliminò poco “capitale umano”.

In questo modo è difficile cercare di farsi rispettare. Al massimo si può far paura a molti bambini e persino a parecchie donne e uomini, ma non si riesce a conquistare milioni di votanti, a dominare decine di governi, a raggiungere il Premio Nobel per la Pace (pensate a Kissinger, un boia che incuterebbe paura agli altri boia).

Immagino che, messo fuori dai due elenchi, Jack lo Squartatore, artigiano solitario, si senta malinconico e frustrato.

Come un qualsiasi politicante contemporaneo, vede che la sua opera è stata un insuccesso, che avendo ucciso molto meno degli altri assassini di questo mondo, proprio per questo è molto più perseguitato e disprezzato, meno applaudito e ammirato.

La parabola di Jack mette a nudo che, ai giorni nostri, per essere dei grandi criminali bisogna essere in grado di eseguire esecuzioni di massa pavoneggiandosi a distanza.

Eppure, se mi guardo attorno, osservo che tra i molti attirati da re e satrapi, tra i devoti inseguitori di nozze reali, tra quelli che prima obbedire poi eventualmente pensare, e persino tra gli ormai scarsi fedeli alla linea, tutte piccole vittime potenziali, ce ne sono molti che preferirebbero trovare sulle loro strade un guappo qualsiasi al quale incolpare invece del destino cinico e baro, la multinazionale di turno, l’amianto o il ministro del ministro specializzato in tondini.

Probabilmente lo fanno perché pensano che così avrebbero, quantomeno, diritto ad avere un nome e un cognome.

Pensano, credo s’illudano, che così non sarebbero più come quegli anonimi sciatori del Cernis morti perché si sono ostinati, in totale incoscienza, ad andare incontro a un aereo che, giocherellando, per puro caso passava da lì. Hanno avuto solo un biglietto di andata grazie ad un’idea che confonde la sicurezza con il diritto a volare basso dei ricchi, dei proprietari di flottiglie, dei non così tanto moderni proprietari di piantagioni, dei divoratori di primavere, dei loro rappresentanti in terra (per essere laici si dice sul terreno).

L’abito fa il monaco. Ferrara, la RAI, il dilagante pentitismo (di tutto, anche di quello) insegnano: solo gli imbecilli non cambiano mai opinione.

Sarà per questo, che potendo scegliere, in molti preferirebbero la spartana povertà di Jack.

So che incazzarsi è giusto, ma anche che non è un buon viatico per ragionare.

Tuttavia – ultimamente mi accade spesso – a volte mi stanco di far parte degli uomini. Non mi viene da uccidere un barbiere con le forbici verdi, ma, forse perché portatore non sano della perversione innata di un barbaro, mi sono immaginato un canto de ringraziamento a Jack da parte delle sue vittime potenziali.

So che non mi permetterà di partecipare a San Remo, anche perché stonato, ma soprattutto perché culturalmente scorretto.

Me ne dovrò fare una ragione. Vi auguro di farvela anche voi.

Coro delle vittime potenziali di Jack lo Squartatore (in quartine che si vorrebbero ritmate)

Vogliamo che ci uccidano,
con umane coltellate,
le mani raffinate,
del buon Squartatore.

Né truppe imperiali,
né bombe a grappoli,
né uranio impoverito,
né il vil torturatore.

Neppure l’ipoteca,
né l’aria avvelenata,
né il farmaco negato,
né il maiale sfruttatore.

Né il Fondo Monetario,
né Roche né la Monsanto,
né la servitù alle banche,
né il barbaro investitore.

Ritornello:
Vogliamo che ci uccidano,
con umane coltellate,
le mani raffinate,
del buon Squartatore.

Grazie Jack, ci hai salvato
dal governo e dalla NATO,
dal licenziamento e il precariato,
dalla maquila e dall’amianto,
dal transgenico e la banca,
dalla Bayer e il Pentagono,
dal missile e dal mercato
e dal cancro al polmone.

Rebus sic stantibus,
coralmente ribadiamo,
vogliamo che ci uccidano,
con umane coltellate,
le mani delicate,
del buon Squartatore.

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