Ecuador, USA e Assange: storie e peripezie non esemplari



Lenín Moreno, presidente de Ecuador, e Paul Manafort, ex capo della campagna elettorale di Trump. (Foto: EFE/Reuters)

 “Una mattina Gregorio Samsa, destandosi da sogni inquieti, si trovò mutato,
nel suo letto, in un insetto mostruoso. Era disteso sul dorso, duro come una corazza,
e alzando un poco il capo poteva vedere il suo ventre bruno convesso,
solcato da nervature arcuate,
sul quale si manteneva a stento la coperta, prossima a scivolare a terra.
Una quantità di gambe, compassionevolmente sottili in confronto alla sua mole,
gli si agitava dinanzi agli occhi.

Franz Kafka[1]

1.- Il mattino del 2 aprile 2017, la Commissione elettorale ecuadoriana annunciava che Lenin Moreno aveva vinto il ballottaggio presidenziale.

La stessa sera, 2 aprile 2017, il presidente eletto da una coalizione di sinistra, si riuniva con Paul Manafort, responsabile della campagna elettorale del presidente statunitense Donald Trump tra giugno e agosto 2016, quando era stato costretto a dimettersi perché implicato in scandali di corruzione[2].

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Venezuela: Il Blackout elettrico

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Il nome del gioco, sabotaggio. La modalità, guerra elettrica.

Dal pomeriggio del 7 marzo il Venezuela vive un blackout che ha lasciato senza elettricità oltre due terzi dell’intero territorio nazionale. Leggi tutto “Venezuela: Il Blackout elettrico”

USA – lettera aperta di oltre 120 accademici contro l’azione del Governo sul Venezuela

Il Vicepresidente USA Mike Pence insieme a Juan Guaidó, in occasione del Summit del cosiddetto Gruppo di Lima, 25 febbraio 2019. Foto Luis Ramirez/Vizzor Image/Getty Images)

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La lettera che segue, firmata da 124 accademici, è stata indirizzata all’Ufficio di Washington per gli Affari Latinoamericani (WOLA) per esprimere la preoccupazione riguardo all’appoggio dato da questo ufficio a diversi aspetti della politica del governo Trump in Venezuela.

“La Washington Office on Latin America, fondata nel 1974, è un’organizzazione Leggi tutto “USA – lettera aperta di oltre 120 accademici contro l’azione del Governo sul Venezuela”

Quo Vadis Venezuela

I governi di Messico, Uruguay e dei paesi della Comunità dei Caraibi (CARICOM) propongono il Meccanismo di Montevideo come alternativa pacifica e democratica per il Venezuela. Photo @m_ebrard

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Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?
Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi?
Fino a che punto si spingerà [la tua] sfrenata audacia?
Marco Tullio Cicerone, 8 novembre del 63 a.C.
(Incipit ex abrupto della prima delle orazioni dette Catilinarie)

So bene che continueranno ad affliggerci a lungo ma, per stupida testardaggine, rivolgo l’incipit della prima orazione Murena al console dell’Impero Donald Trump e ai molti suoi consolini in giro per il mondo, in particolare a quelli venezuelani.

Questo intervento parte dal fatto che, da oltre una settimana, è stato superato il “D day”, ossia il sabato 23 febbraio in cui gli USA avevano pianificato l’inizio dell’occupazione del Venezuela a partire da un “concerto”.

Va da sé: il rischio non è stato superato definitivamente. L’ipotesi d’intervento sussiste ed è stata solo tamponata.

…per concludere definitivamente le ipotesi di guerra bisogna coinvolgere l’America Latina ed i Caraibi. La strada è quella indicata dal “Meccanismo di Montevideo” sostenuto da Messico, Uruguay ed i Paesi del Caricom

A chi sia interessato ad approfondire, scusandomi dell’auto-pubblicità, rimando agli interventi pubblicati sul mio blog qui e qui, dei quali riassumo solo alcune indicazioni:

1) nel Venezuela esistono tre poteri costituiti: l’Assemblea nazionale, con presidente temporale Juan Guaidó, costituita in modo Leggi tutto “Quo Vadis Venezuela”

L’ABC della situazione venezuelana a pochi giorni dall’inizio del probabile massacro  

Il vicepresidente USA Mike Pence saluta Carlos Alfredo Vecchio, a destra, sedicente ambasciatore del Venezuela negli Stati Uniti nominato da Juan Guaidó, autoproclamatosi presidente del Venezuela. FOTO: AL DRAGO/BLOOMBERG NEWS

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“La propaganda, le urla, l’odio di una guerra arrivano invariabilmente
da coloro i quali non la stanno combattendo …”
George Orwell[1]

Scrivo questo testo ben sapendo che ogni punto di vista è solo la vista (o visione) da un determinato punto di vista e, quindi, che la testa di ognuno di noi è là dove i propri piedi si posano.

In questo senso, e solo in questo senso, riesco ad interpretare benevolmente slogan che altrimenti considererei sterili, come “Io sto con Maduro”, “Io sto con la popolazione venezuelana”, “Io sto con la democrazia”. Sterili poiché, come tutte le osservazioni “senza sé e senza ma”, ossia svuotate da ogni riferimento temporale, spaziale e analitico, equivalgono al nulla. A voler essere buono, sarebbe come dire, “a Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata, a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie… Uh! com’è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore”. Ma, aggiungo, il geniale ma in questo caso troppo ottimista Battiato, ci ricorda in seguito che “in quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore” [l’ottimista] per poi concludere che “sul ponte sventola bandiera bianca” [l’analista]. Certo, oltre alla genialità, il buon Franco è dotato di armonia[2].

L’immaginazione ci permette di viaggiare senza dover spostare i piedi dal posto che stiamo calpestando, ma non ci esime dal pensare alle conseguenze delle nostre idee e posizioni, dall’assumerci le conseguenze dell’azione propiziata sulla popolazione direttamente colpita.

Per quel che la conosco e immagino, come qualsiasi altra, la popolazione venezuelana non è fatta da kamikaze, da eroi o da aspiranti al martirio, bensì da normali persone disposte a sacrificarsi per le proprie idee con la ragionevole speranza di costruirsi un presente ed un futuro migliore e più degno.

Detto diversamente, penso che proprio quando la situazione diventa più difficile, dev’essere riaffermato e messo al centro di ogni elaborazione teorica, o di qualsiasi pretesa analitica, il rispetto alla vita in tutte le sue forme e manifestazioni.

Ma, confesso, forse lo penso solo perché ho superato da tanto i 30 inverni. Se, come credo ancora, “bisogna diffidare sempre da chi ha più di trent’anni”, posso anche accettare che considerare popoli fortunati quelli che non hanno bisogno di eroi, sia solo un segno di senilità. Detto positivamente, non sentendomi un eroe, non chiedo a nessuno di esserlo e, parafrasando Neruda, che con la chitarra in mano la musica è altra. I navigatori che persisteranno in leggere questo testo, sono quindi avvisati e mezzo salvati.

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Tra pochi giorni (23 o 26 febbraio), Juan Guaidó, autoproclamatosi presidente dal suo seggiolino per ottenuta benedizione imperiale, dovrebbe schierare i suoi miliziani al confine con la Colombia, nel tentativo di costringere le Forze Armate Bolivariane (FAB) ad aprire il confine per far passare i cosiddetti “aiuti umanitari” spediti dagli USA. “Con sprezzo del pericolo e virile energia, posseduto da singolare tenzone”, ha detto davanti ad una foresta di telecamere (in un Paese nel quale l’informazione sarebbe sotto controllo): “Gli aiuti entreranno, sì o sì”. Dopo gli applausi virtuali per cotanto ardimento televisivo, gli impagabili media (impagabili per noi, perché troppo cari), ci hanno detto – non tutti – che nel frattempo la stessa Colombia, il Brasile e l’Olanda, avevano dichiarato di avere aperto altre zone di raccolta per gli “aiuti alimentari da destinare al Venezuela”[3]. Oh yeah.

“l’aggravamento del conflitto toglie spazio alle molte voci che, anzitutto nel Venezuela, propongono di generare le condizioni perché i venezuelani possano risolvere democraticamente il loro futuro.”

Esiste sempre la possibilità che la mobilitazione delle orde guaidiste si riveli un fiasco, ma se funzionasse, ne possono derivare tre situazioni diverse.

La prima è che Guaidó abbia successo. Implicherebbe che le FAB decidano, in toto o a maggioranza, di assecondarlo. Se le FAB cedono, la caduta di Maduro sarebbe vicina, se non imminente. Non credo affatto che i suoi alleati esterni siano disponibili a correre dei rischi per salvarlo (salvo i cubani, gli unici ad averlo fatto in altre circostanze ma, anche, in un’altra epoca storica), e sia la teoria che la storia mi dicono che contro un esercito compatto le pietre e la volontà di lotta della popolazione non bastano. La Intifada, le Intifade, sono eroiche e ammirevoli, probabilmente la sola possibilità che ha per esprimersi un popolo sottomesso, schiacciato, represso e affamato, per dimostrare la sua vitalità e dignità, per far vedere anzitutto a sé stesso che merita un futuro, ma non mi sembra abbiano migliorato la sorte materiale dei palestinesi[4].

Se le FAB si dividono, ciò che segue Leggi tutto “L’ABC della situazione venezuelana a pochi giorni dall’inizio del probabile massacro  “

Spigoli della Quarta Guerra Mondiale: Il Project Insect Allies

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1. Tramutazione dell’acqua in sangue, 2. Invasione di rane dai corsi d’acqua, 3. Invasione di zanzare, 4. Invasione di mosche, 5. Moria del bestiame, 6. Ulcere su animali e umani, 7. Pioggia di fuoco e ghiaccio (Grandine), 8. Invasione di cavallette/locuste, 9. Tenebre, 10 Morte dei primogeniti maschi.

 

Presumo che anche un lettore laicissimo abbia identificato l’elenco precedente, così come presumo che tutti sappiano che “le piaghe d’Egitto” sono le punizioni che, secondo la Bibbia, Dio inflisse agli Egizi affinché Mosè potesse liberare gli Israeliti dal paese dello schiavismo.

Presumo, infine, che sarete indulgenti e mi perdonerete la citazione.

Il fatto è che, senza scomodare la Bibbia, l’escalation militare in corso[1] assume forme simili. Tra le altre, anche quella di una Guerra Alimentare presente i cui protagonisti, in futuro, potrebbero essere gli insetti.

Secondo Wikipedia, “per guerra s’intende un fenomeno collettivo Leggi tutto “Spigoli della Quarta Guerra Mondiale: Il Project Insect Allies”

AMLO nel paese delle farfamiche. Puntata propedeutica

«Los Vietnamitas son chiquititos, son chiquititos, sí
pero con unos corazones asi de grandes, así.
Los yanquis son grandulones, parecidos a gigantes,
algunos como elefantes “pero no tienen corazones”.
Los yanquis tienen aviones, metralletas y fusiles
y generales por miles “pero no tienen corazones”.
Por ésto y miles de cosas, los zumban los vietnamitas
eso que son chiquititos “pero si tienen corazones”».[1]

Carlos Puebla, “David y Goliath”, L’Avana 1967.

CAST

AMLO: Andrés Manuel López Obrador, presidente eletto del Messico. Aspirante al ruolo di eroe di una storia originale “né calco né copia”, come chiedeva uno dei massimi sceneggiatori della storia latinoamericana, il peruviano José Carlos Mariátegui, quasi un secolo fa[2].

Farfamiche: contrazione di Farfalle atomiche.

Farfalle perché messicane e messicani sono, in senso buono, leggeri. Naturalmente, ci sono eccezioni, alcune addirittura Slim, come il Coyote Bill entrato stabilmente nel podio dei ricchi del mondo dopo che i suoi compari al governo gli hanno ceduto a vil prezzo le più redditizie aziende statali.

Atomiche perché le farfalle del 2018 debbono contrapporsi e resistere al Caligola atomico. È il destino condiviso delle farfalle messicane da secoli poiché, recita un vecchio aforisma, “il Messico è troppo lontano da Dio e troppo vicino agli Stati Uniti”.

Star Guest: il capo della banda Bassotti,Maxi grandulón”, per l’anagrafe Donald, alias Caligola atomico. Confesso di avere avuto qualche dubbio su quest’ultimo accostamento perché, come ben Leggi tutto “AMLO nel paese delle farfamiche. Puntata propedeutica”

Prime impressioni sulle elezioni statunitensi di metà mandato e un saluto agli eroi della carovana della miseria

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RaiNews, e la sua peculiare popolazione di ex addetti della sinistra, ha commentato con soddisfazione stamane (7 de novembre), che nell’elezioni statunitensi non c’è stata alcuna ondata anti Trump ed i democratici si erano limitati a riprendersi la Camera mentre (il loro) Donald aveva mantenuto la maggioranza al Senato. Per completare l’opera di minimizzazione hanno aggiunto: vittorie parziali dell’opposizione sono del tutto normali negli USA in questo tipo di elezioni.

Avevano preparato il clima da giorni vendendole come una sorta di plebiscito su Trump. Quindi, concludono, il plebiscito è fallito. Pur con qualche crepa, l’elettorato degli USA ha approvato la gestione del presidente.

Cerchiamo di mettere un po’ d’ordine.

1) È vero che, tradizionalmente, le elezioni parlamentari di metà mandato esprimono un certo livello di dissenso verso la presidenza e il partito all’opposizione recupera qualcosa sulle elezioni precedenti. Tuttavia, perché la elezione dei senatori è solo parziale, è assolutamente tradizionale (e logico) che i cambiamenti non siano massicci.

Ergo, rientra nell’assoluta normalità che i democratici abbiano recuperato la Camera ed i repubblicani mantenuto il controllo del Senato, pur perdendo voti. Sarebbe stato un terremoto se i democratici avessero recuperato il Senato, ma solo ai propagandisti (e agli ignoranti) è passata per la testa quella possibilità. Leggi tutto “Prime impressioni sulle elezioni statunitensi di metà mandato e un saluto agli eroi della carovana della miseria”

A Thomas Sankara e al suo Burkina Faso: «il Paese degli uomini integri»

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«Nel Burkina Faso, la nostra rivoluzione è aperta alle disgrazie di tutti i popoli.
S’inspira a tutte le esperienze umane fin dal primo soffio dell’umanità.
Vogliamo essere gli eredi di tutte le rivoluzioni del mondo,
di tutte le lotte di liberazione dei popoli del terzo mondo»
Thomas Sankara, «La libertà si conquista con la lotta»

Discurso all’Asemblea generale delle Nazioni Unite, 1984.

“Ci dicono di rimborsare il debito. Non è un problema morale.
Rimborsare o non rimborsare non è un problema d’onore perché
se noi pagheremo probabilmente moriremo,
se noi non pagheremo loro non moriranno, statene certi”. 

Marinella Correggia (a cura di), “Thomas Sankara, il presidente ribelle”,
Manifestolibri, Roma 1997

“Tutto ciò che l’uomo immagina, lo può creare”
Marinella Correggia (a cura di), “Thomas Sankara, “I discorsi e le idee”,

Edizioni Sankara, Roma 2006

Il 14 maggio 1983 Sankara, da pochi mesi primo ministro di un governo militare, interviene in una manifestazione a Bobo-Dioulasso, nel sudovest du pays. «Il primo oratore, il capo del governo, dichiarava che non ci sarebbe stato alcun rallentamento del processo di cambiamento. Decine di migliaia di persone applaudivano scandendo il suo nome. Il secondo oratore, il capo dello Stato, ne preannunciava invece una pausa. Silenzio della folla che disertava immediatamente la piazza urlando “Sankara! Sankara”!».[1]

Ormai, era evidente Leggi tutto “A Thomas Sankara e al suo Burkina Faso: «il Paese degli uomini integri»”

Assassini seriali: Henry Kissinger

Gli amici del quartiere possono scomparire.
I cantanti della radio possono scomparire.
Quelli che sono sui giornali possono scomparire.
La persona che ami può scomparire.
Quelli che sono nell’aria possono scomparire nell’aria.
Quelli che sono per strada possono scomparire per strada.
Gli amici del quartiere possono scomparire.
Ma i dinosauri scompariranno

Charlie García, “Los dinosaurios” (“Modern Clix”, 1983)

I dinosauri di Charly – i militari – non sono scomparsi.

Solo in pochi Paesi, pochissimi tra di loro sono stati giudicati[i].

Sono sempre liberi i loro ispiratori, incluso il più importante, Henry Kissinger (“Premio Nobel per la pace” 1973).

Kissinger ebbe un ruolo centrale in tutte le atrocità commesse tra il 1969-1977. Leggi tutto “Assassini seriali: Henry Kissinger”