Moreno, il traditore, ha condannato Julian Assange ad una probabile pena di morte

Assange portato fuori a forza dall’ambasciata ecuadoriana di Londra da agenti britannici. Estratto dal video dell’agenzia russa Ruptly

                                                                                  “Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì”

Augusto Monterossa[1]


L’11 aprile 2019 è stata una giornata funesta, per i libici, per i profughi, per le tante popolazioni abbandonate da Dio e perseguitate dagli uomini, e per l’informazione.

La cattura di Julian Assange – grazie alla complicità del presidente dell’Ecuador, Lenin Moreno – ha creato un penoso precedente per la violazione impune dei diritti umani, del diritto d’asilo, della libertà di stampa, della cittadinanza ecuadoregna, della sovranità nazionale, della legalità diplomatica, della democrazia, della pace e delle libertà.

Mai alcuna polizia si era spinta fino a prendere un esule da un’ambasciata. Nemmeno quella dei governi Pinochet, Videla o Banzer. E ne parlo con conoscenza di causa.

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