11 settembre: a Salvador Allende e alla sua lotta per la vita

Trascorsi 45 anni da quel 11 settembre e dopo che, ovviamente, è successo di tutto, mi piace ricordare Allende come un uomo normale capace di dirigere un processo di costruzione di qualcosa di profondamente innovativo e ancora non replicato.
Si trattava di costruire il socialismo recuperando un concetto che la sinistra aveva regalato stupidamente ai suoi avversari: la democrazia.
Coerente fino alla fine, in questo tentativo ci lasciò le penne.
Era, quindi, anzitutto un uomo coerente. Forse, allora, non era poi così normale.
Per la sinistra sinistra di allora era solo un riformista. Basterà rileggere quanto ne scriveva Rossana Rossanda sul Manifesto.
Per la sinistra allora sedicente comunista, era un socialdemocratico estremista e non di rado utopista. Strana concezione di cui ancora non capisco il senso. Basterà leggere quanto ne scriveva Rinascita.
Per noi, era banalmente “il compagno presidente”. Tale è rimasto. Coi suoi difetti e virtù.
Con lui se ne sono andati molti amici e compagni. Con lui se ne andò un progetto che reputo più che mai attuale. E non era quello del compromesso storico.
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Domande sul Cile

Anni fa, almeno una decina, una laureanda all’Università degli Studi di Milano mi fece, via internet, una lunga intervista sul Cile. Non ricordo il suo nome, credo non ci fece nulla. Forse era troppo lunga o, semplicemente la considerò poco interessante. Io invece la pubblico in omaggio a ciò che siamo Stati. Secondo Gardel, “vent’anni non sono nulla”. 45 sono tanti

Tanti che a volte parlando di me stesso mi sembra di parlare di un reduce garibaldino.

Anche perciò, non ho voluto intervenire sul testo. Ho solo eliminato la parte finale sui miei trascorsi milanesi perché mi sembrano poco interessanti.

La pubblico poiché penso che l’archeologia del recente o la storia del quasi presente possa avere qualche interesse per qualcuno e perché penso che la lettura degli altrui errori possa dare un contributo a superare la Vandea del presente.
La potete scaricare qui: DOMANDE SUL CILE

Nicaragua: Pensavo fosse amore… invece era un calesse (1)

Scarica la versione pdf con note: NICARAGUA_Pensavo fosse amore e invece era un calesse

“Soltanto Andreas Pum era soddisfatto di come andavano le cose.
Aveva perso una gamba e ricevuto una decorazione…
era contento quando vedeva che gli altri soffrivano.
Credeva in un Dio giusto:
il suo Dio distribuiva pallottole nella spina dorsale, amputazioni,
ma anche medaglie a chi se le meritava”.

Joseph Roth (2)

La TV, che manca di odori, sapori e rapporti, è ossessionata da programmi di cucina, da film erotici senza sesso e, da buon specchio retrovisore, di programmi sportivi senza sport e di programmi politici senza idee.

La nostra sinistra, che manca di idee, di vita e di attendibilità, dopo avere pianto per anni i suoi – presunti – perduti riferimenti, avendo scoperto tardivamente la TV è diventata saccente ed Leggi tutto “Nicaragua: Pensavo fosse amore… invece era un calesse (1)”