Il reddito di cittadinanza, la rivoluzione digitale, le apocalissi e gli apocalittici (I)

Sul gigante Tom e alcune definizioni elementari

Erano i giorni migliori, erano i giorni peggiori, era un’epoca di saggezza, era un’epoca di follia, era tempo di fede, era tempo di incredulità, era una stagione di luce, era una stagione buia, era la primavera della speranza, era l’inverno della disperazione, ogni futuro era di fronte a noi, e futuro non avevamo, diretti verso il paradiso, eravamo incamminati nella direzione opposta.

Charles Dickens, “Una storia tra due città” (1859)

Ho molto rispetto per l’idea del reddito di cittadinanza. E, una grande ammirazione per il suo autore. Colgo l’occasione per parlarne brevemente nel primo capitolo di un ragionamento più lungo che pubblicherò in questo blog nei prossimi giorni.

Correva il lontano 1797 quando il rivoluzionario internazionalista Thomas Paine[1], proponeva il “dividendo di cittadinanza”, tramite il quale tutti i cittadini avrebbero ricevuto regolarmente degli introiti (“dividendi”) dalle entrate percepite dallo Stato per l’affitto, il noleggio Leggi tutto “Il reddito di cittadinanza, la rivoluzione digitale, le apocalissi e gli apocalittici (I)”

A mo’ di presentazione

Secondo un noto aforisma di Mao, “c’è un grande disordine sotto il cielo. La situazione è eccellente”. A me pare che regni il caos – comunque un disordine potenziato – e la situazione sia pessima. Anzitutto per i risultati.

Non c’è che l’imbarazzo della scelta per illustrarli. Senza pensarci troppo ricorderei che:

  • nel solo 2017 si stima che 50.000 bambini yemeniti siano morti di fame, oltre 130 al giorno, mentre il conflitto in corso ha direttamente causato la morte di almeno 6.000 civili. Andrà peggio, perché le bombe saudite hanno distrutto il 50% delle infrastrutture sanitarie, di trasporto, elettriche e di desalinizzazione, dal novembre 2017 milioni di yemeniti sono senz’acqua e il colera imperversa. Secondo l’Ufficio per il coordinamento degli aiuti umanitari delle Nazioni Unite (Ocha), nel 2018 oltre 22 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari (l’80 per cento della popolazione);
  • ben prima che sbarcasse il fantoccio travestito da presidente che intende abolire le pensioni e ha già reintrodotto la schiavitù, il registro ufficiale (INCRA) lo certificava: grazie all’incredibile concentrazione della proprietà rurale, nel 2010 in Brasile oltre 228 milioni di ettari erano mantenuti improduttivi da circa 69 mila grandi proprietà, 2.285.000 chilometri quadrati, oltre sette volte l’Italia. In quest’ordine sostanzialmente coloniale, del tutto logicamente la fortuna dei 6 più ricchi ha superato la “ricchezza” di 100 milioni di brasiliani;
  • nel Messico, se si crede agli obiettivi indicati dai governi, l’uso dei militari contro il narcotraffico è stato assolutamente fallimentare. In compenso ha moltiplicato per tre gli omicidi (una media di quasi 80 al giorno nel 2017, di cui 7 femminicidi), e i desaparecidos ormai hanno largamente superato le terrificanti cifre raggiunte nell’Argentina dei generali;
  • a partire dal 9 luglio 2018, a Città del Capo la disponibilità di acqua sarà di 25 litri a testa, quando per una veloce doccia ce ne vogliono 5, e per mangiare altri 5. Naturalmente, queste previsioni ufficiali potrebbero essere smentite da un miracolo. Comunque, dal febbraio 2018 ogni abitante dispone di 50 litri al giorno. Prima ne adoperava 300-350;
  • nel marzo 2018, il presidente del Perù si è dimesso dall’incarico dopo che la TV ha trasmesso una serie di video in cui si dimostrava oltre ogni ragionevole dubbio l’avvenuto acquisto del voto di numerosi “onorevoli” dell’opposizione (tintinnavano le monete e lampeggiava il verde dei bigliettoni). Ciò in Italia non dovrebbe scandalizzare nessuno, stante ben noti precedenti. Tra l’altro, un recente precursore dei peruviani mangiasoldi, l’ex senatore Domenico Scilipoti, ha pure indicato la rotta da seguire: privo del seggio, è infatti diventato vicepresidente della commissione Scienze e Tecnologia della Nato (giugno 2017);
  • il 14 ottobre 2007 il quotidiano “Hindustan Times” rivelava uno studio del governo indiano in base al quale il 77% della popolazione, ovvero 836 milioni di persone, viveva con meno di 20 rupie al giorno (circa 0,25 euro). Poiché, secondo la TV nostrana, l’India vive un miracolo economico, va ricordato che secondo la Commissione nazionale indiana per le imprese del settore informale, queste sono formate da 320 milioni di lavoratori poveri. In India come qua, i neoliberisti, compresi molti profeti della sinistra, li chiamano “capitale umano”. Sempre in vena di miracoli, per il combinato disposto OGM-indebitamento, negli ultimi anni si sono suicidati 270.000 agricoltori, uno ogni 39 minuti.

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