A Thomas Sankara e al suo Burkina Faso: «il Paese degli uomini integri»

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«Nel Burkina Faso, la nostra rivoluzione è aperta alle disgrazie di tutti i popoli.
S’inspira a tutte le esperienze umane fin dal primo soffio dell’umanità.
Vogliamo essere gli eredi di tutte le rivoluzioni del mondo,
di tutte le lotte di liberazione dei popoli del terzo mondo»
Thomas Sankara, «La libertà si conquista con la lotta»

Discurso all’Asemblea generale delle Nazioni Unite, 1984.

“Ci dicono di rimborsare il debito. Non è un problema morale.
Rimborsare o non rimborsare non è un problema d’onore perché
se noi pagheremo probabilmente moriremo,
se noi non pagheremo loro non moriranno, statene certi”. 

Marinella Correggia (a cura di), “Thomas Sankara, il presidente ribelle”,
Manifestolibri, Roma 1997

“Tutto ciò che l’uomo immagina, lo può creare”
Marinella Correggia (a cura di), “Thomas Sankara, “I discorsi e le idee”,

Edizioni Sankara, Roma 2006

Il 14 maggio 1983 Sankara, da pochi mesi primo ministro di un governo militare, interviene in una manifestazione a Bobo-Dioulasso, nel sudovest du pays. «Il primo oratore, il capo del governo, dichiarava che non ci sarebbe stato alcun rallentamento del processo di cambiamento. Decine di migliaia di persone applaudivano scandendo il suo nome. Il secondo oratore, il capo dello Stato, ne preannunciava invece una pausa. Silenzio della folla che disertava immediatamente la piazza urlando “Sankara! Sankara”!».[1]

Ormai, era evidente Leggi tutto “A Thomas Sankara e al suo Burkina Faso: «il Paese degli uomini integri»”

Lettera a Monsignor Romero

Per le strade di Panchimalco, San Salvador, El Salvador. “Anche se la pallottola assassina mi uccidesse, resusciterei nel mio popolo”. (AP Photo/Salvador Melendez)

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Il 14 ottobre 2018, Oscar Arnulfo Romero è stato canonizzato alle 10,30 del mattino da Papa Francesco, in Vaticano.

Presumo per cerchiobottismo verso i benpensanti, insieme a lui sono stati canonizzati altri 6 nuovi santi.

La RAI e le sue sorelle, non potendo fare a meno di raccontare l’evento, hanno creato automaticamente l’accoppiata Romero-Montini (Paolo VI) che, a sentir loro, sarebbero accomunati dalle sofferenze. E RAI News è arrivata a sostenere che Romero era stato ucciso dai narcos!

Ufficialmente, Romero è diventato santo perché ad anni di distanza avrebbe guarito un contadino. Come fece Wojtyla con una suora guarita dal cancro e Paolo VI con una mamma che aveva problemi per portare a termine una gravidanza.

Non tocca a me discutere i criteri di una canonizzazione, che reputo compito esclusivo dei credenti preposti, e sono comunque felice che Romero abbia avuto tale riconoscimento.

Nondimeno, segnalo che Romero era ed è santo per la sua gente, fin dallo stesso 24 marzo 1980 in cui fu assassinato dagli squadroni della morte della destra salvadoregna (come hanno riconosciuto tutti, salvo la RAI).

Non lo è diventato per i suoi veri o presunti miracoli, ma perché ha condiviso fino in fondo la fortuna, o meglio detto la sfortuna, della sua gente, garantendole riflessione, elaborazione teorica, direzione, compassione nel senso più alto, compagnia.

Enrique e Carlos Mejía Godoy, i maggiori cantanti dell’epopea sandinista (oggi conseguentemente all’opposizione di Daniel Ortega) cantano infatti “Con Farabundo e Romero”. Penso tutti lo sappiano, ma a scanso di equivoci ricordo che il riferimento è a Farabundo Martí, luogotente di Augusto Cesar Sandino e fondatore di ciò che poi diventerà il Fronte Farabundo Martí di Liberazione Nazionale, FMLN.

Conclusione: non so se Romero sia stato un santo. Non ho le conoscenze per affermarlo.

So, però, che la sua gente lo considerava tale, e tanto mi basta.

Nel 2005, per il 25 anniversario del suo assassinato scrissi un pezzo che, per omaggiarlo, riproduco a continuazione.

Lettera a Monsignor Oscar Romero in occasione del 25° anniversario del suo assassinio[1]

“Fu quando gli zingari arrivarono al mare che la gente li vide,
che la gente li vide come si presentano loro,
loro, loro gli zingari,
come un gruppo cencioso, così disuguale
e negli occhi, negli occhi impossibile,
impossibile poterli guardare.

Enzo Jannacci, “Gli zingari”, (1968)

 

Caro Monsignore, sono passati 25 anni dal tuo assassinio e tredici dalla firma degli accordi di pace che hanno messo fine alla guerra civile nel tuo paese. Leggi tutto “Lettera a Monsignor Romero”

Un 12 ottobre qualsiasi, facendo finta che 526 anni siano nulla

Calendario Azteca. Foto Kim Alaniz

“Siamo venuti qui per servire a Dio e al Re, e anche per diventare ricchi”.
Bernal Díaz del Castillo, cronista della spedizione di Hernán Cortés
“Historia Verdadera de la Conquista de la Nueva España”, 1632

“Riusciremo a sterminare gli indigeni?
Verso i selvaggi di America sento una invincibile e irrimediabile ripugnanza.
Quella canaglia non è altro che pochi indigeni schifosi
che spedirei subito alla forca se ricomparissero
[…]
Vanno sterminati senza neppure perdonare i piccoli,
che possiedono già l’odio istintivo verso l’uomo civilizzato”.
Domingo Faustino Sarmiento, Presidente dell’ Argentina (1868-1874),
“El Nacional”, Buenos Aires 25/11/1876

“Oltre ai problemi specifici, i popoli indigeni abbiamo in comune
con altre classi e ceti popolari molti problemi:
povertà, emarginazione, discriminazione, oppressione, sfruttamento,
tutte prodotte dal dominio neocoloniale dell’imperialismo
e dalle classi dominanti di ogni paese”.
Dichiarazione del Vertice indigeno di Quito, 1992

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Dedico queste righe agli amerindi, in genere “signori nessuno” e al teosinte, la pianta selvatica dalla quale i contadini messicani derivarono il mais oltre 7.000 anni fa.

Tutti sanno che il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo “scopriva” le “Indie occidentali”, continente che i più chiamano America e alcuni amerindi chiamano Abya Yala.

Tutti dovremmo sapere:

a) che il “Terra alla vista” lanciato da Rodrigo de Triana all’alba di 526 anni fa, cambiò drammaticamente il corso della storia mettendo le fondamenta al mondo odierno, iniziando il processo di globalizzazione e portando alla fine accelerata delle civiltà americane originarie.

b) che la “scoperta” inaugura lo scenario di universalizzazione della cultura dell’impero allora dominante, come faranno cinque secoli dopo le tecnologie della comunicazione che hanno trasformato il pianeta in villaggio globale.

c) che nel XVI secolo, l’impero dominante era l’incipiente – ma sempre brutale – capitalismo europeo, in questo caso rappresentato dalla Spagna.

d) che lo sbarco e la successiva conquista militare da parte degli europei hanno alimentato l’espansione del capitalismo e delle sue ancelle: il “modello di vita occidentale”, la “libera impresa”, “l’economia di mercato”.

Storicamente, questo scontro di civiltà è avvenuto nel segno di un rapporto radicalmente disuguale in campo militare che ha prodotto il dominio sanguinario Leggi tutto “Un 12 ottobre qualsiasi, facendo finta che 526 anni siano nulla”

Vite che capitano e vite da capitano [1]

      “C’era una volta un marinaio, che fece un giardino vicino al mare.
E diventò giardiniere.
      Quando c’era il giardino in fiore, il marinaio se ne andò,
per quei mari di Dio”

Antonio Machado[2]

“Dammi il coraggio per accettare quello che non posso cambiare,
la forza per cambiare quello che posso cambiare,
e la saggezza per distinguere tra le due cose”

Reinhold Niebuhr “Serenity Prayer” [3]

Articolo in pdf: Vite che capitano e vite da capitano

Probabilmente, così come capita di scontrarsi con un raffreddore, a Enzo Rossi capitò di lavorare nel Comune di Città di Castello. Senz’altro, non appena ne ebbe la possibilità scelse di occuparsi de “l’Altrapagina” a tempo Leggi tutto “Vite che capitano e vite da capitano [1]”

Sono favorevole alla tortura

Immagine: www.justificando.com

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Poiché le parole sono pietre, conviene sempre misurarle.
Da queste parti ultimamente sento parlare spesso di fascismo, spesso ma non sempre a proposito.
Non è il caso di Jair Bolsonaro, l’uomo di ultradestra che domenica ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile. Leggi tutto “Sono favorevole alla tortura”

Cavalcando ricordi sparsi sulle note degli Inti Illimani

Quella che segue è la postfazione che ho scritto per il libro di Eduardo “Mono” Carrasco, curato da Francesco Comina, “Inti-Illimani: storia e mito. Ricordi di un muralista cileno”, edito dalla casa editrice “Il Margine” di Trento. 2010. pdf: Cavalcando ricordi sparsi sulle note degli Inti Illimani

1) Parafrasando Guccini, posso dire che ricordo bene qual era l’epoca dei fatti e qual era il loro mestiere: Roma, fine febbraio 1974, artisti.

Ero appena arrivato a Roma, senza pagare il biglietto, come un pacco postale o, più gentilmente, come un sopravvissuto. Non sapevo bene ancora a cosa e a chi dovessi la mia sopravvivenza. Non lo so ancora, ma ho smesso di domandarmelo da tempo.

2) Ognuno di noi ha tre tipi di memoria.

La prima è documentale, puramente cronologica. Ci permette di ricordare la data delle guerre, delle rivoluzioni e degli onomastici delle persone care. È importante per orientarsi nel tempo, ossia per ricordare quanto siano vecchi i neonati e quanto siamo ancora giovani i vecchi. Leggi tutto “Cavalcando ricordi sparsi sulle note degli Inti Illimani”

11 settembre: a Salvador Allende e alla sua lotta per la vita

Trascorsi 45 anni da quel 11 settembre e dopo che, ovviamente, è successo di tutto, mi piace ricordare Allende come un uomo normale capace di dirigere un processo di costruzione di qualcosa di profondamente innovativo e ancora non replicato.
Si trattava di costruire il socialismo recuperando un concetto che la sinistra aveva regalato stupidamente ai suoi avversari: la democrazia.
Coerente fino alla fine, in questo tentativo ci lasciò le penne.
Era, quindi, anzitutto un uomo coerente. Forse, allora, non era poi così normale.
Per la sinistra sinistra di allora era solo un riformista. Basterà rileggere quanto ne scriveva Rossana Rossanda sul Manifesto.
Per la sinistra allora sedicente comunista, era un socialdemocratico estremista e non di rado utopista. Strana concezione di cui ancora non capisco il senso. Basterà leggere quanto ne scriveva Rinascita.
Per noi, era banalmente “il compagno presidente”. Tale è rimasto. Coi suoi difetti e virtù.
Con lui se ne sono andati molti amici e compagni. Con lui se ne andò un progetto che reputo più che mai attuale. E non era quello del compromesso storico.
Leggi tutto “11 settembre: a Salvador Allende e alla sua lotta per la vita”

Domande sul Cile

Anni fa, almeno una decina, una laureanda all’Università degli Studi di Milano mi fece, via internet, una lunga intervista sul Cile. Non ricordo il suo nome, credo non ci fece nulla. Forse era troppo lunga o, semplicemente la considerò poco interessante. Io invece la pubblico in omaggio a ciò che siamo Stati. Secondo Gardel, “vent’anni non sono nulla”. 45 sono tanti

Tanti che a volte parlando di me stesso mi sembra di parlare di un reduce garibaldino.

Anche perciò, non ho voluto intervenire sul testo. Ho solo eliminato la parte finale sui miei trascorsi milanesi perché mi sembrano poco interessanti.

La pubblico poiché penso che l’archeologia del recente o la storia del quasi presente possa avere qualche interesse per qualcuno e perché penso che la lettura degli altrui errori possa dare un contributo a superare la Vandea del presente.
La potete scaricare qui: DOMANDE SUL CILE

Nicaragua: Pensavo fosse amore… invece era un calesse (1)

Scarica la versione pdf con note: NICARAGUA_Pensavo fosse amore e invece era un calesse

“Soltanto Andreas Pum era soddisfatto di come andavano le cose.
Aveva perso una gamba e ricevuto una decorazione…
era contento quando vedeva che gli altri soffrivano.
Credeva in un Dio giusto:
il suo Dio distribuiva pallottole nella spina dorsale, amputazioni,
ma anche medaglie a chi se le meritava”.

Joseph Roth (2)

La TV, che manca di odori, sapori e rapporti, è ossessionata da programmi di cucina, da film erotici senza sesso e, da buon specchio retrovisore, di programmi sportivi senza sport e di programmi politici senza idee.

La nostra sinistra, che manca di idee, di vita e di attendibilità, dopo avere pianto per anni i suoi – presunti – perduti riferimenti, avendo scoperto tardivamente la TV è diventata saccente ed Leggi tutto “Nicaragua: Pensavo fosse amore… invece era un calesse (1)”

Grecia: dal saccheggio al latrocinio

DELIGNE / Gaglecartoons

“Vanno in scena due medici e uno dice all’altro:
«Sono molto contento di come ho curato un mio paziente».
«Ah, è guarito?».
«No, è morto. Ma secondo le regole…»
«Son ben sfacciati i malati a pretendere che voialtri dottori li facciate star bene»
«Verissimo!
Noi siamo tenuti solamente a trattare i clienti nelle debite forme, prendere lo stipendio, ordinare medicine, quanto al guarire, ci pensino loro!»
«Ma, che forse scopo della medicina è guarire i malati?
Noo, semmai è seguire le procedure»”

Molière[1]

Lo scorso 21 giugno l’Eurogruppo ha concesso la terza – e teoricamente ultima – tranche del “riscatto” della Grecia mettendo fine ad 8 anni di iniezioni di denaro condizionate all’applicazione implacabile del neoliberismo tramite tagli e “riforme”.

Con i 15 miliardi di euro di questa terza fase del “riscatto”, dal 2010 ad oggi sono stati trasferiti alla Grecia, 288,7 miliardi di euro.

Nelle vesti tipiche dei loro rispettivi mestieri, propagandisti politici, propagandisti giornalisti e propagandisti economisti, hanno Leggi tutto “Grecia: dal saccheggio al latrocinio”